Il problema: ambienti chiusi e disconnessione dalla natura
La progettazione moderna ha privilegiato ambienti chiusi e controllati, allontanando progressivamente le persone dai sistemi naturali. Secondo lo studio pubblicato nel 2026 sul Journal of Interior Design da Gocer, Uppala Gamage, Yildirim e Karahan, questa tendenza ha contribuito sia a sfide ambientali sia a ricadute sulla salute degli occupanti. Il biophilic design (BD) nasce come risposta a questa disconnessione: integra elementi e sistemi naturali negli spazi costruiti, riconoscendo il ruolo essenziale della natura nel benessere umano.
Nonostante il crescente interesse disciplinare, la ricerca segnala un nodo irrisolto: validare l’applicabilità del biophilic design — in particolare per quegli elementi naturali che risultano difficili da quantificare — richiede ancora un corpus più solido di ricerca sia qualitativa sia quantitativa.
Lo strumento proposto: BIDAM
Per rispondere a questa lacuna, il gruppo di ricerca ha sviluppato il Biophilic Interior Design Assessment Model (BIDAM), uno strumento pensato per valutare quanto efficacemente uno spazio interno incorpori i principi del biophilic design. Il modello si basa sull’analisi di immagini, planimetrie e rappresentazioni visive degli spazi, e combina metodi quantitativi e qualitativi.
BIDAM è stato costruito attraverso tre tecniche distinte:
- Sintesi della letteratura, per fondare il modello sul corpus teorico esistente.
- Analisi quantitativa, che valuta ventitré attributi biofili per un totale di ottantadue punti.
- Valutazione qualitativa esperta, condotta direttamente dal gruppo di ricerca.
È importante sottolineare il tipo di evidenza prodotta: non si tratta di un esperimento controllato né di uno studio osservazionale su utenti reali, ma di un modello di valutazione applicato a casi studio tramite analisi documentale (planimetrie e immagini) e giudizio esperto. I limiti di questo approccio — dichiarati implicitamente nella struttura stessa dello studio — riguardano la dipendenza dalla rappresentazione grafica dei progetti e dall’interpretazione del team di ricerca, senza una misurazione diretta dell’esperienza degli occupanti.
I casi studio: tre progetti australiani
Per testare il modello, sono stati selezionati tre casi studio tra i principali progetti architettonici australiani con destinazione ufficio open-plan. Le loro soluzioni progettuali sono state esaminate in termini di principi, attributi e pattern del biophilic design.
Lo studio non pubblica i nomi dei progetti analizzati nell’abstract, né fornisce dati disaggregati per singolo caso. I risultati vengono presentati in forma aggregata, come indicazioni di tendenza emerse dal confronto tra i tre casi.
Risultati principali
Le evidenze complessive dello studio indicano due conclusioni rilevanti per la pratica progettuale:
- L’analisi quantitativa, da sola, non è sufficiente per una valutazione olistica: è necessario affiancarle un’analisi qualitativa.
- Il biophilic design più efficace non si ottiene aumentando semplicemente il numero di elementi o pattern naturali presenti in uno spazio, ma costruendo una combinazione armonica di pattern e attributi che si integrino e valorizzino il concept complessivo del progetto.
Questa seconda indicazione ha implicazioni dirette per i progettisti: l’accumulo acritico di elementi vegetali, materiali naturali o riferimenti all’acqua non garantisce un risultato biofilo efficace. La coerenza compositiva e la relazione tra le scelte progettuali sembrano avere un peso maggiore della mera quantità.
Perché uno strumento di valutazione è utile
Uno dei contributi più operativi di BIDAM è la sua vocazione applicativa: fornire uno strumento strutturato — con attributi definiti e un sistema di punteggio — che consenta a progettisti e ricercatori di confrontare soluzioni diverse su una base comune. La combinazione di una griglia quantitativa con ventitré attributi e ottantadue punti e di una lettura qualitativa esperta tenta di superare i limiti di approcci esclusivamente numerici, che rischiano di ridurre la complessità dello spazio a una sommatoria di presenze.
Restano aperti, tuttavia, alcuni interrogativi che lo studio stesso non risolve nell’abstract: come si comporta il modello su tipologie edilizie diverse dall’open-plan? Come varia l’affidabilità della valutazione qualitativa al variare del team di esperti? Questi sono terreni che la ricerca futura dovrà esplorare.
Chi ha finanziato lo studio
I metadati della pubblicazione non riportano alcun finanziatore. Questo non significa che lo studio sia stato condotto senza finanziamenti: molte riviste scientifiche non espongono questo dato nei metadati indicizzati. Non è quindi possibile, sulla base delle informazioni disponibili, identificare soggetti finanziatori né valutarne l’eventuale interesse nei confronti dei risultati.
Fonte
Gocer, Uppala Gamage, Yildirim, Karahan (2026). Biophilic Interior Design Assessment Model: Case Study Applications in Open-Plan Offices. Journal of Interior Design. DOI: 10.1177/10717641261420415
Finanziamento: i metadati della pubblicazione non riportano un finanziatore. L’assenza del dato non implica assenza di finanziamento.
Questo articolo sintetizza uno studio peer-reviewed. Tutti i dati riportati provengono dalla pubblicazione originale, consultabile al DOI indicato.
Foto di Tatianaa Co su Pexels
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