
Sostenibilità del costruito
Un percorso introduttivo che attraversa tutte le scale del progetto
— dal dettaglio costruttivo al governo della città
— per capire come l’architettura e l’urbanistica possono rispondere alla crisi ecologica.
Teoria, progetto e casi studio reali.
Una parola che usiamo tutti, e che pochi sanno definire
«Sostenibile» è probabilmente l’aggettivo più utilizzato, e più consumato, del nostro tempo. Compare su una banca e su una bottiglia di plastica, su un grattacielo di vetro e su una linea aerea. A furia di applicarlo a tutto, rischiamo di non significare più nulla. Eppure dietro la parola c’è un’idea precisa, rigorosa, e nata da una constatazione tutt’altro che rassicurante: non è possibile crescere all’infinito su un pianeta che è, per definizione, finito. È da questa frattura — tra l’aspettativa di crescita illimitata e la realtà di risorse limitate — che prende le mosse l’intero discorso sulla sostenibilità. E, come vedremo, è una frattura che attraversa in pieno il mestiere di chi costruisce.
Questa prima conferenza ha un compito di fondazione. Prima di scendere, nelle prossime tappe, lungo le scale concrete del progetto — dal singolo edificio fino al governo del territorio — dobbiamo costruire un vocabolario solido e condiviso. Definiremo dunque con precisione che cosa significhi «sviluppo sostenibile», ne ricostruiremo la genesi storica, esamineremo i grandi modelli concettuali che ancora oggi orientano il dibattito, e infine porteremo tutto questo dentro l’ambiente costruito, mostrando con i numeri perché l’architettura e l’urbanistica non siano una nota a margine della questione ecologica, ma uno dei suoi capitoli centrali.
