Sezioni in Acciaio
1.2 H3 — Sezioni in Acciaio

Sezioni in Acciaio

Dal metodo storico delle tensioni ammissibili al metodo agli stati limite: perché una sezione in acciaio ha una riserva di resistenza oltre il primo snervamento, e come la sua forma decide quanto di quella riserva si può davvero sfruttare.

Materia — Progettazione, Costruzione e Impianti Indirizzo — CAT, Costruzioni Ambiente e Territorio Durata — 3 ore
σ ε fyk — snervamento plateau plastico — nessun incrudimento nel modello di calcolo campo elastico curva reale (H1): incrudimento e rottura oltre questo punto
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Normativa

Per l’acciaio da carpenteria il riferimento specifico è l’EN 1993 (Eurocodice 3) — già elencato nella tabella degli Eurocodici di H1 (tavola 02) — a cui corrisponde, nelle NTC 2018, il paragrafo §11.3.4 del Capitolo 11: qualificazione e accettazione degli acciai da carpenteria.

A differenza del legno (H2), l’acciaio torna a essere un materiale omogeneo e isotropo (H1, tavola 07): niente direzioni privilegiate, niente fibrature. La complicazione che introduce questa lezione è di un altro tipo: riguarda cosa succede alla sezione oltre il primo snervamento, e come la sua forma geometrica decide quanto di quella riserva di resistenza si può effettivamente utilizzare in fase di progetto.

Le classi di acciaio da carpenteria più comuni sono S235, S275, S355 (il numero indica la tensione caratteristica di snervamento fyk in N/mm², per spessori non superiori a 40 mm) — valori tabellati dalla normativa, da verificare sempre sul testo vigente per spessori maggiori.
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Comportamento meccanico: il modello di calcolo

La curva reale σ-ε dell’acciaio (H1, immagine di apertura) ha un tratto elastico lineare, uno snervamento, un tratto di incrudimento e infine la rottura. Per le verifiche strutturali si usa però un modello semplificato: elastico-perfettamente plastico, mostrato nell’immagine di apertura di questa lezione.

Il modello ha solo due tratti: un tratto elastico lineare (legge di Hooke, H1 tavola 08) fino alla tensione di snervamento fyk, seguito da un plateau orizzontale a tensione costante fyk, senza incrudimento. Trascurare l’incrudimento — che nella realtà darebbe resistenze anche maggiori — è una scelta a favore di sicurezza, nello stesso spirito con cui H1 (tavola 11) sceglie la resistenza caratteristica fk invece del valore medio.

Questo modello è il presupposto di tutta la lezione: è proprio perché la tensione, oltre lo snervamento, non cresce più ma la sezione può continuare a deformarsi mantenendo σ = fyk, che nasce la differenza tra resistenza elastica e resistenza plastica della sezione — tavola 11.
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Classificazione delle sezioni

Non tutte le sezioni in acciaio riescono a sfruttare la stessa quota della riserva di resistenza plastica: dipende dalla snellezza locale degli elementi che le compongono (ali, anima) — il rapporto c/t tra larghezza (o altezza) e spessore. Un elemento troppo snello si instabilizza localmente (si imbozza) prima di poter sviluppare tutta la sua resistenza.

La normativa definisce quattro classi, confrontando c/t con multipli del parametro ε = √(235/fyk):

ClasseComportamentoc/t indicativo (anima inflessa)
1 — plasticaSviluppa l’intera resistenza plastica e ha capacità di rotazione sufficiente per un’analisi plastica globale≤ 72ε
2 — compattaSviluppa l’intera resistenza plastica, ma con capacità di rotazione limitata≤ 83ε
3 — semicompattaRaggiunge fyk al lembo più sollecitato, ma l’instabilità locale impedisce la plasticizzazione completa≤ 124ε
4 — snellaL’instabilità locale anticipa il raggiungimento di fyk: richiede una sezione efficace ridotta> 124ε
Valori indicativi, riferiti al solo caso dell’anima inflessa: i limiti esatti variano per ogni elemento della sezione (anima o ala) e per il tipo di sollecitazione (flessione, compressione, o le due combinate) — vanno sempre verificati sulle tabelle dell’Eurocodice 3 o delle NTC vigenti. Il legame tra classe e modulo di resistenza da usare in calcolo è ripreso in tavola 12.
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Geometria delle sezioni

Le sezioni in acciaio da carpenteria sono quasi sempre profilati commerciali — IPE, HE, UPN — tabellati a catalogo con le loro caratteristiche geometriche: area A, momento d’inerzia I, e il modulo di resistenza elastico Wel = I/ymax, già usato in G2 per la flessione retta.

Questa lezione introduce una seconda grandezza geometrica, specifica del calcolo plastico: il modulo di resistenza plastico Wpl, definito come la somma dei momenti statici delle due metà della sezione (sopra e sotto l’asse neutro plastico) rispetto a quell’asse:

Wpl = 2 · S(A/2)

dove S(A/2) è il momento statico di metà area rispetto all’asse neutro — lo stesso tipo di grandezza già incontrato in G3 (formula di Jourawski) e in E1 (momento statico e baricentro).

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Il metodo delle tensioni ammissibili (TA)

Prima dell’introduzione del metodo agli stati limite (NTC 2008, poi NTC 2018), le verifiche strutturali in Italia si basavano sul metodo delle tensioni ammissibili (TA): un metodo oggi superato dal punto di vista normativo, ma utile per capire da dove viene il metodo attuale — e ancora presente in alcuni prontuari e software storici.

σ ≤ σamm = fyk / ν

dove ν è un coefficiente di sicurezza unico, applicato direttamente alla tensione di snervamento — a differenza del metodo SLU, che separa la sicurezza sul materiale (γM) da quella sulle azioni. Nella prassi italiana storica, il valore di ν era indicativamente dell’ordine di 1,5 (desunto dal rapporto tra fyk e le tensioni ammissibili riportate nei prontuari tecnici dell’epoca).

Valore indicativo di prassi, non una citazione letterale di un singolo decreto: il metodo TA non è più normativamente cogente in Italia dal 2008, e questa lezione lo richiama solo a scopo didattico e storico, prima di passare al metodo SLU (tavola 10 in avanti), l’unico oggi in vigore.
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TA: compressione e trazione

Con il metodo TA, la verifica di uno sforzo normale semplice (H1, tavola 14) diventa:

σ = N / A ≤ σamm

Stessa forma della verifica isotropa di H1, con σamm al posto della resistenza di calcolo fd: il metodo TA non distingue, in questa fase, tra trazione e compressione — la distinzione tra le due diventa invece rilevante nel metodo SLU, per via del rischio di instabilità della compressione (tavola 16).

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TA: flessione e taglio

Per la flessione retta (G2), il metodo TA usa sempre il modulo di resistenza elastico Wel — il concetto di modulo plastico non esiste ancora in questo metodo:

σ = M / Wel ≤ σamm

Per il taglio, si richiama la formula di Jourawski (G3) con una tensione tangenziale ammissibile τamm, indicativamente legata a σamm tramite il criterio di Von Mises già richiamato in H1 (tavola 17):

τ = V·S / (I·b) ≤ τamm ≈ σamm / √3
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TA: pressoflessione

Per la pressoflessione (sforzo normale e momento flettente combinati, G4), il metodo TA applica la sovrapposizione degli effetti già vista in G4, confrontando la tensione massima combinata con la stessa σamm:

σ = N/A ± M/Wel ≤ σamm

Concettualmente identica alla verifica di G4: cambia solo, ancora una volta, il limite di riferimento — σamm invece della resistenza di calcolo fd.

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TA: torsione

Per la torsione, il metodo TA richiama direttamente le formule già viste in G3 — torsione della sezione circolare, di Bredt per le sezioni chiuse sottili, di Saint-Venant per le sezioni aperte sottili — confrontando la tensione tangenziale massima con τamm:

τt = Mt / Wt ≤ τamm
Le tavole 05-09 riassumono l’impianto completo del metodo TA: stessa geometria e stesse formule di G1-G4, con un unico limite ammissibile σamm (o τamm) al posto della resistenza di calcolo fd di H1. Da qui in avanti la lezione passa al metodo oggi in vigore.
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Oltre la tensione ammissibile

Il metodo TA verifica che la tensione massima, al lembo più sollecitato, non superi σamm: questo equivale a fermarsi al primo punto della sezione che raggiunge la tensione di snervamento fyk/ν. Ma nel modello elastico-perfettamente plastico (tavola 02), quando il lembo raggiunge fyk, il resto della sezione — più vicino all’asse neutro — è ancora in campo elastico, con tensioni inferiori: c’è ancora capacità di resistenza inutilizzata.

Il metodo agli stati limite ultimi (SLU), oggi in vigore, sfrutta esplicitamente questa riserva: distingue una resistenza nel campo elastico (il primo snervamento, quella su cui si ferma il metodo TA) da una resistenza nel campo plastico (l’intera sezione plasticizzata) — tavola 11.
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Resistenza nel campo elastico e nel campo plastico

Per la flessione, le due resistenze si scrivono con lo stesso schema di H1 (σ = fk), ma con moduli di resistenza diversi:

Mel = Wel · fyk
Mpl = Wpl · fyk
campo elastico M campo plastico M
A sinistra: distribuzione elastica, triangolare, tensione massima fyk solo al lembo (Mel). A destra: distribuzione plastica, rettangolare, tensione fyk costante su tutta la zona compressa e su tutta la zona tesa (Mpl) — la stessa sezione resiste di più.

Il rapporto tra le due resistenze è il fattore di forma α = Wpl/Wel, sempre maggiore di 1: per i profilati a doppio T (IPE, HE) inflessi attorno all’asse forte, α vale indicativamente 1,10-1,20 — cioè la resistenza plastica supera quella elastica del 10-20% circa.

Se il metodo TA (tavola 07) verificava σ = M/Wel ≤ σamm, il metodo SLU permette — quando la sezione lo consente (tavola 12) — di arrivare fino a Mpl, sfruttando quel 10-20% di resistenza in più che il metodo storico lasciava inutilizzato.
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Capacità plastica delle sezioni

Non tutte le sezioni possono raggiungere Mpl: dipende dalla classe di appartenenza (tavola 03). La normativa collega direttamente la classe al modulo di resistenza da usare in calcolo:

ClasseModulo usatoPerché
1WplPlasticizzazione completa raggiungibile, con capacità di rotazione sufficiente anche per un’analisi plastica globale della struttura
2WplPlasticizzazione completa raggiungibile, ma capacità di rotazione limitata: analisi plastica globale non ammessa
3WelL’instabilità locale impedisce di superare il primo snervamento: ci si ferma a Mel
4WeffL’instabilità locale anticipa perfino il primo snervamento: si usa un modulo efficace ridotto, calcolato su una sezione “efficace” depurata delle parti instabili
I profilati commerciali correnti (IPE, HE medi) sono quasi sempre di classe 1 o 2 in flessione: è per questo che l’esempio della tavola 15 — come già l’esempio di dimensionamento di H1 — può usare direttamente Wpl senza dover prima verificare la classificazione in dettaglio.
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SLU di resistenza al momento flettente

La verifica SLU a flessione retta ricalca la forma generale di H1 (Sd ≤ Rd, tavola 12), applicata al modulo di resistenza corretto per la classe della sezione:

Mc,Rd = Wpl·fyk / γM0 (classi 1-2)
Mc,Rd = Wel·fyk / γM0 (classe 3)

con verifica MEd ≤ Mc,Rd, dove MEd è il momento flettente di progetto (la stessa azione interna calcolata in G1) e γM0 il coefficiente parziale di sicurezza del materiale, indicativamente pari a 1,05 per l’acciaio da carpenteria — coerente con il valore già indicato in H1 (tavola 12).

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SLU di resistenza al taglio

La resistenza di calcolo a taglio si basa, anch’essa, sulla plasticizzazione — questa volta dell’area resistente a taglio Av (per un profilato a doppio T, essenzialmente l’anima):

VRd = Av·fyk / (√3 · γM0)

con verifica VEd ≤ VRd. Il fattore √3 deriva dallo stesso criterio di Von Mises già richiamato in H1 e in tavola 07. Per un profilato a doppio T, l’area resistente a taglio si calcola sottraendo all’area totale il contributo delle ali:

Av = A − 2·b·tf + (tw + 2r)·tf

dove b è la larghezza dell’ala, tf lo spessore dell’ala, tw lo spessore dell’anima, r il raggio di raccordo anima-ala — tutti parametri geometrici tabellati a catalogo per ogni profilato.

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Influenza del taglio sulla resistenza a flessione

Quando taglio e momento flettente agiscono insieme nella stessa sezione (il caso tipico di una trave inflessa, G3 tavola 17), un taglio elevato può ridurre la resistenza a flessione disponibile: la tensione tangenziale “consuma” parte della capacità dell’anima di resistere anche a flessione.

VEd/VRd ≤ 0,5 → MRd = Wpl·fyk / γM0 (nessuna riduzione)
VEd/VRd > 0,5 → MRd = (Wpl − ρ/4 · Av²/tw) · fyk/γM0, con ρ = (2VEd/VRd − 1)²

Se il taglio di progetto non supera la metà della resistenza a taglio, la flessione non ne risente affatto — è il caso più comune nelle travi correnti. Solo quando il taglio è significativo (oltre metà di VRd) il modulo plastico va ridotto con il coefficiente ρ, che cresce rapidamente man mano che VEd si avvicina a VRd.

Esempio — verifica di una trave fortemente tagliata

Verificare la sezione IPE 500 (acciaio S235, fyk = 235 N/mm²) alle azioni di progetto MEd = 450 kNm e VEd = 560 kN. Dati di profilario: A = 11600 mm², b = 200 mm, tf = 16 mm, tw = 10,2 mm, r = 21 mm, Sx,1/2 = 1100 cm³.

1. Area resistente a taglio e modulo plastico

Av = 11600 − 2·200·16 + (10,2+2·21)·16 ≈ 6035 mm²
Wpl = 2 · 1100 = 2200 cm³

2. Verifica SLU a taglio

VRd = Av·fyk / (√3·1,05) = 6035·235·10⁻³ / (√3·1,05) ≈ 779,8 kN

VEd/VRd = 560/779,8 ≈ 0,72 < 1: verifica a taglio soddisfatta.

3. Riduzione del momento resistente

Essendo VEd/VRd ≈ 0,72 > 0,5, il momento resistente va ridotto:

ρ = (2·0,72 − 1)² ≈ 0,19
Wpl − ρ/4·Av²/tw = 2200 − 0,19/4 · 60,35²/1,02 ≈ 2023,5 cm³
MRd = 2023,5·10⁻³·235/1,05 ≈ 453 kNm

4. Verifica finale

MEd/MRd = 450/453 ≈ 0,99 < 1: verifica soddisfatta, ma con un margine minimo — appena l’1%. Senza tener conto della riduzione da taglio, la verifica sarebbe apparsa ampiamente soddisfatta (MEd = 450 contro Wpl·fyk/γM0 ≈ 492 kNm): un errore da evitare quando il taglio è elevato.

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SLU di resistenza allo sforzo normale: compressione

Per elementi tozzi, la resistenza di calcolo a compressione è, analogamente alla flessione, basata sulla plasticizzazione dell’intera sezione (o della sezione efficace, per la classe 4):

Nc,Rd = A·fyk / γM0
Come già osservato per il legno (H2, tavola 11), questa è una verifica di resistenza pura, valida per elementi tozzi. Per elementi snelli (pilastri, puntoni lunghi) la compressione è governata anche dal rischio di instabilità per carico di punta (instabilità flessionale, o “buckling”): l’Eurocodice 3 introduce a questo scopo un coefficiente riduttivo di stabilità χ ≤ 1, che qui non sviluppiamo, restando nell’ambito della sola verifica di resistenza della sezione.
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SLU di resistenza allo sforzo normale: trazione

Per la trazione, la resistenza di calcolo sulla sezione integra (lorda) è:

Nt,Rd = A·fyk / γM0

In presenza di forature (per esempio in un collegamento bullonato), va verificata anche la resistenza sulla sezione netta (depurata dei fori), con la tensione di rottura ftk e un coefficiente parziale di sicurezza γM2 specifico per le sezioni forate — una verifica aggiuntiva rispetto a quella sulla sezione lorda, che qui si richiama solo concettualmente: nella pratica governa la verifica il valore più basso tra le due.

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Esempio: verifica a trazione di un’asta reticolare

Esercizio guidato

Un profilato HE 240 B in acciaio S275 (fyk = 275 N/mm², A ≈ 106 cm², valore di profilario indicativo) funge da tirante in una struttura reticolare (F2), soggetto a uno sforzo normale di trazione di progetto NEd = 850 kN. Verificare la sezione allo SLU.

1. Resistenza di calcolo a trazione

Nt,Rd = A·fyk/γM0 = 10600·275/1,05 ≈ 2 776 190 N ≈ 2776 kN

2. Verifica

NEd/Nt,Rd = 850/2776 ≈ 0,31 < 1

Verifica ampiamente soddisfatta: la sezione lavora a circa il 31% della sua resistenza di calcolo a trazione. Una verifica aggiuntiva sulla sezione netta (tavola 17) andrebbe comunque condotta nella zona dei collegamenti bullonati alle estremità dell’asta.

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Autovalutazione

Quattro problemi per verificare la comprensione degli argomenti della lezione.

Problema 1

Spiegare perché una sezione di classe 4 non può essere calcolata con il modulo di resistenza plastico Wpl, richiamando il concetto di instabilità locale (tavola 03) e la corrispondenza classe-modulo (tavola 12).

Problema 2

Un acciaio S275 (fyk = 275 N/mm²) viene verificato con il metodo storico delle tensioni ammissibili, assumendo un coefficiente di sicurezza indicativo ν = 1,5. Calcolare la tensione ammissibile σamm.

Problema 3

Una sezione ha un rapporto VEd/VRd = 0,65. Stabilire se è necessario ridurre il momento resistente e, in caso affermativo, calcolare il coefficiente ρ da usare nella formula di tavola 15.

Problema 4

Una sezione ha Wel = 500 cm³, Wpl = 580 cm³ ed è in acciaio S235 (fyk = 235 N/mm²). Calcolare Mel, Mpl e il fattore di forma α = Wpl/Wel.

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Riepilogo dei concetti chiave

  • EN 1993 (Eurocodice 3) e NTC 2018 §11.3.4: riferimenti normativi specifici per l’acciaio da carpenteria; l’acciaio resta omogeneo e isotropo (H1), a differenza del legno anisotropo di H2
  • Modello di calcolo elastico-perfettamente plastico: tratto elastico lineare fino a fyk, poi plateau orizzontale senza incrudimento — la base di tutta la lezione
  • Classificazione delle sezioni (classi 1-4): dipende dalla snellezza locale c/t degli elementi compressi; determina quale modulo di resistenza si può usare in calcolo
  • Metodo delle tensioni ammissibili (TA) — superato dalle NTC dal 2008, richiamato solo a scopo storico/didattico — verifica σ ≤ σamm = fyk/ν con il solo modulo elastico Wel
  • Resistenza elastica Mel = Wel·fyk vs resistenza plastica Mpl = Wpl·fyk: il fattore di forma α = Wpl/Wel (indicativamente 1,10-1,20 per i profilati a doppio T) misura la riserva plastica non sfruttata dal metodo TA
  • Corrispondenza classe → modulo: Wpl per le classi 1-2, Wel per la classe 3, Weff (sezione efficace ridotta) per la classe 4
  • SLU a flessione Mc,Rd = W·fyk/γM0 e SLU a taglio VRd = Av·fyk/(√3·γM0), con γM0 ≈ 1,05
  • Influenza del taglio sulla flessione: nessuna riduzione se VEd/VRd ≤ 0,5; oltre questa soglia, il modulo plastico va ridotto con il coefficiente ρ = (2VEd/VRd − 1)²
  • SLU a sforzo normale: Nc,Rd = Nt,Rd = A·fyk/γM0 sulla sezione lorda, con cenno all’instabilità per la compressione di elementi snelli e alla verifica sulla sezione netta per la trazione in presenza di forature