LEED e WELL: quanta progettazione biofilica contengono davvero?

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Il design biofilico nei sistemi di certificazione: un’analisi critica

La progettazione biofilica si fonda sull’idea che l’architettura debba mantenere un legame strutturale tra gli esseri umani e la natura, attraverso esperienze dirette, indirette e spaziali. Quanto questo approccio sia effettivamente integrato nei principali sistemi di certificazione degli edifici è una domanda che raramente riceve una risposta documentata e sistematica. Uno studio pubblicato nel 2026 sulla rivista Sustainability — firmato da Ghiai, Rashid e Raeiszadeh Oskouei — si propone di colmare questa lacuna, analizzando LEED v5 (versione BD+C) e WELL v2 attraverso il filtro dei 14 Pattern of Biophilic Design, il framework analitico più diffuso in letteratura per classificare le dimensioni dell’esperienza biofilica.

Metodologia: screening, mappatura e punteggio

Lo studio adotta un approccio basato sulla documentazione, non su misurazioni sperimentali in campo né su dati raccolti da edifici reali. Si tratta quindi di un’analisi qualitativo-classificatoria applicata ai testi normativi dei due sistemi. I ricercatori hanno selezionato i componenti opzionali di entrambe le certificazioni — i crediti facoltativi di LEED v5 e le “optimization features” di WELL v2 — e li hanno sottoposti a tre operazioni sequenziali: verifica della rilevanza biofilica, assegnazione a un pattern primario tra i 14 disponibili, e valutazione della forza di allineamento su una scala da 0 a 3. Gli autori stessi definiscono i risultati come una «critica basata sulla documentazione a livello di pattern», riconoscendo esplicitamente la natura interpretativa del processo di scoring.

Risultati: una copertura limitata su tutti gli indicatori

I dati emersi sono netti. Su 34 crediti opzionali di LEED v5, solo 9 — pari al 26,5% — sono stati considerati biofilicamente rilevanti; di questi, appena 3 (l’8,8% del totale) mostrano un allineamento forte e diretto con un pattern biofilico. La situazione è ancora più contenuta per WELL v2: su 84 optimization features, solo 11 (13,1%) superano la soglia di rilevanza, e solo 4 (il 4,8%) presentano un allineamento diretto.

Sul fronte della copertura per pattern, LEED v5 intercetta 7 dei 14 pattern, WELL v2 soltanto 5. I restanti 7 pattern — tra cui Mystery, Risk/Peril, Biomorphic Forms and Patterns e Complexity and Order — non ricevono rappresentazione primaria in nessuno dei due sistemi. Si tratta di dimensioni legate all’esperienza psicologica, simbolica e spaziale dell’architettura: le più difficili da tradurre in requisiti verificabili.

Un dato particolarmente rilevante riguarda la concentrazione tematica: il pattern Nature in the Space — che comprende elementi naturali fisicamente presenti nell’edificio — da solo copre 17 dei 20 elementi qualificanti complessivi, pari all’85% del totale. Questo indica una forte dipendenza da un’unica categoria esperienziale, a scapito della varietà che il framework biofilico prescrive.

Profili differenti tra i due sistemi

L’analisi evidenzia orientamenti distinti tra le due certificazioni. LEED v5 mostra un profilo più orientato al sito e all’ecologia, con attenzione particolare al pattern Connection with Natural Systems, che riguarda la percezione dei cicli naturali, climatici ed ecologici. WELL v2, invece, si concentra sulle condizioni ambientali interne legate all’occupante — illuminazione, luce naturale, flusso d’aria e comfort termico — avvicinandosi al design biofilico soprattutto dove questo coincide con parametri già presidiati dalla salute indoor.

Una critica strutturale, non una classifica

Lo studio non si propone di stabilire quale sistema sia “più biofilico” dell’altro, e gli autori sono espliciti su questo punto. Il numero ridotto di elementi qualificanti e la natura interpretativa dello scoring rendono inappropriato qualsiasi ranking statistico. Ciò che emerge, piuttosto, è un problema strutturale: la progettazione biofilica tende a essere rappresentata nei sistemi di certificazione solo dove si sovrappone a criteri misurabili e documentabili. Le dimensioni esperienziali, simboliche e psicologico-spaziali — che costituiscono una parte sostanziale del framework biofilico — sono largamente assenti dalle assegnazioni di pattern primario in entrambi i sistemi.

Per i professionisti della progettazione, questa lettura offre un avvertimento pratico: ottenere la certificazione LEED o WELL non equivale ad aver implementato un approccio biofilico completo. I due obiettivi si sovrappongono parzialmente, ma restano distinti. Il contributo metodologico dello studio — una procedura trasparente di screening, mappatura e scoring — può essere utile a progettisti e ricercatori che intendano valutare altri sistemi di rating con lo stesso schema analitico.

Chi ha finanziato lo studio

I metadati della pubblicazione non riportano alcun finanziatore. Questo non significa che lo studio sia stato condotto senza risorse economiche: molte riviste scientifiche, inclusa Sustainability, non espongono sistematicamente questa informazione nei metadati indicizzati. Non è quindi possibile indicare soggetti finanziatori, né è corretto ipotizzarli.

Fonte

Ghiai, Rashid, Raeiszadeh Oskouei (2026). Where Green Building Certification Falls Short of Biophilic Design: A Pattern Analysis of LEED v5 and WELL v2. Sustainability. DOI: 10.3390/su18168306

Finanziamento: i metadati della pubblicazione non riportano un finanziatore. L’assenza del dato non implica assenza di finanziamento.

Questo articolo sintetizza uno studio peer-reviewed. Tutti i dati riportati provengono dalla pubblicazione originale, consultabile al DOI indicato.

Foto di Vadim Timayev su Pexels

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