Ci sono organismi viventi che abitano esclusivamente tre o quattro laghi del Trentino-Alto Adige e delle Alpi lombarde. Nessun altro luogo sul pianeta li ospita. Eppure la loro esistenza è così poco documentata che, quando scompariranno, il mondo della scienza se ne accorgerà con anni di ritardo. Si chiamano endemismi lacustri alpini, e oggi sono tra le categorie biologiche più esposte alla crisi climatica in Italia.
Un’analisi pubblicata nel 2025 su Freshwater Biology ha monitorato 47 laghi alpini italiani tra i 1.200 e i 2.800 metri di quota, rilevando un aumento medio della temperatura superficiale dell’acqua di 1,8°C nell’arco di trent’anni. Sembra poco. Non lo è. Per le popolazioni di crostacei cladoceri e diatome endemiche — organismi che hanno co-evoluto con acque fredde e oligotrofiche per decine di migliaia di anni — una variazione termica di questo tipo equivale a spostare il lago in una fascia climatica completamente diversa, senza che il lago possa muoversi di un centimetro.
Il meccanismo è duplice. Da un lato, il riscaldamento favorisce la stratificazione termica prolungata, riducendo la circolazione verticale dell’ossigeno e alterando la disponibilità di nutrienti negli strati profondi dove molti di questi organismi completano il proprio ciclo vitale. Dall’altro, accelera l’ingresso di specie generaliste provenienti da quote inferiori — in particolare alcuni cianobatteri e chironomidi — che competono direttamente con gli endemismi per le risorse disponibili.
Il caso del Lago di Tovel, in Val di Non, è emblematico. Celebre per il fenomeno del rosseggiamento algale, scomparso misteriosamente nel 1964, il lago ha perso negli ultimi vent’anni almeno sei morfotipi di zooplancton che non compaiono in nessun altro bacino europeo censito. Il CNR-IRSA di Verbania sta attualmente costruendo la prima banca criogenica di DNA lacustre alpino italiano, un archivio biologico che conserva il materiale genetico di specie che potrebbero non sopravvivere al 2040.
La questione ha una rilevanza che va oltre la biologia pura. Gli endemismi lacustri alpini sono sentinelle della qualità dell’acqua dolce: la loro presenza segnala ecosistemi integri, la loro scomparsa anticipa la degradazione di risorse idriche che alimentano milioni di persone a valle. Proteggerli non è un atto di nostalgia naturalistica. È una scelta di intelligenza idrologica.
Quando l’ultimo esemplare di una specie endemica si estingue in un lago alpino, non sparisce solo un nome scientifico: sparisce un’intera storia evolutiva che l’universo non riscriverà mai più.
Foto di Isaak Cole su Pexels
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