Il mare che genera corrente: come i cavi elettrici sottomarini italiani stanno trasformando l’energia eolica offshore in carburante per le città del Sud

C’è una rivoluzione silenziosa che si svolge a trenta metri di profondità sotto il Canale di Sicilia. Non la vediamo, non la sentiamo, ma entro il 2028 potrebbe cambiare il modo in cui Palermo, Catania e Napoli si accendono la sera.

Si chiama «backbone elettrico blu» ed è il sistema di interconnessione sottomarina che Terna sta completando lungo la dorsale tirrenica e ionica: oltre 1.400 chilometri di cavo ad alta tensione in corrente continua (HVDC), capaci di trasportare fino a 3,7 gigawatt senza le perdite di linea che affliggono la rete terrestre tradizionale. Il progetto non è semplicemente infrastrutturale: è il tassello mancante che rende economicamente sensato installare pale eoliche galleggianti a 50-80 chilometri dalla costa siciliana, dove il vento soffia a una media di 9,2 metri al secondo per oltre 280 giorni l’anno, secondo i dati del CNR-ISMAR pubblicati nell’estate del 2025.

Il punto critico che per anni ha bloccato lo sviluppo dell’eolico offshore italiano non era tecnologico né ambientale: era la mancanza di un’infrastruttura in grado di portare l’energia prodotta in mare aperto fino alle sottostazioni terrestri senza disperderla lungo centinaia di chilometri di linee aeree sovraccariche. In Germania, Danimarca e nel Mare del Nord questa soluzione è operativa da un decennio. L’Italia, con 7.500 chilometri di coste e fondali relativamente bassi nel Mediterraneo centrale, arriva tardi — ma forse al momento giusto, perché arriva con tecnologie HVDC di quinta generazione che riducono le perdite di trasmissione al di sotto dell’1,2% per ogni 1.000 chilometri.

I casi studio più avanzati vengono dal progetto pilota «Mistral-1», una piattaforma eolica galleggiante di 75 megawatt ancorata a 60 chilometri a sud di Marsala, il cui cantiere è iniziato nel marzo 2026. I dati preliminari stimano una produzione annua di 260 GWh: abbastanza per coprire il fabbisogno elettrico di circa 95.000 famiglie siciliane senza un metro cubo di gas bruciato.

Ciò che rende questa storia davvero nuova non è la singola piattaforma, ma l’effetto sistema: quando il backbone sottomarino sarà completato, ogni gigawatt prodotto nel Canale di Sicilia potrà raggiungere Milano in meno di quattro secondi elettrici, trasformando il Mediterraneo da confine geografico in generatore della nuova identità energetica italiana.

Il futuro dell’energia non è nel deserto: è sotto il mare che già conosciamo.

Foto di Philipp Deus su Pexels

#EnergiaRinnovabile #TransizioneEnergetica #Sostenibilita #ViviGreen #EolicoOffshore #EnergiaOffshore #CabliSottomarini #HVDC #MediterraneoVerde #EnergiaDelMare #ItaliaSostenibile #FontiRinnovabili