Sotto ogni foresta italiana esiste una città invisibile. Non una metafora, ma una rete biologica concreta: il micelio micorrizico, un intreccio di filamenti fungini che collega radice a radice, albero ad albero, specie a specie, attraverso scambi continui di carbonio, azoto, fosforo e persino segnali di allerta. La scienza forestale lo studia da decenni, ma solo negli ultimi anni ha iniziato a quantificarne la fragilità — e le implicazioni per le politiche di tutela degli ecosistemi italiani sono radicali.
Uno studio pubblicato nel 2024 su *Nature Ecology & Evolution* ha mappato per la prima volta la densità delle reti micorriziche in sedici foreste temperate europee, inclusi tre siti nelle Alpi orientali e due nell’Appennino tosco-emiliano. Il dato che ha colpito la comunità scientifica: in foreste con più di 80 anni di continuità ecologica, un singolo albero maturo può essere connesso fisicamente a oltre 300 individui vicini attraverso il micelio. Quando quell’albero viene rimosso — per abbattimento selettivo, schianto da vento o malattia — la rete non si riorganizza spontaneamente. Nei 36 mesi successivi alla perdita del nodo centrale, la comunità fungina circostante riduce del 40% la sua capacità di trasferire nutrienti, compromettendo la crescita delle piante giovani in un raggio che può superare i 200 metri.
In Italia, questo meccanismo è particolarmente rilevante nelle foreste vetuste del Parco Nazionale della Calabria e nelle faggete del Pollino, dove la gestione selvicolturale tradizionale ha spesso ignorato la struttura reticolare sotterranea concentrandosi esclusivamente sulla biomassa aerea. Il risultato paradossale: boschi che appaiono sani in superficie ma stanno perdendo silenziosamente la loro architettura di supporto biologico.
La svolta gestionale proposta da un gruppo di ricercatori del CNR-IRET di Firenze prevede di integrare nelle valutazioni di impatto forestale la mappatura del micelio tramite metabarcoding del DNA del suolo — una tecnica che identifica le specie fungine presenti da un campione di terra delle dimensioni di un cucchiaio. Il costo attuale di un’analisi completa per ettaro si è ridotto a circa 180 euro, rendendo la tecnologia accessibile anche per le piccole riserve regionali.
Proteggiamo ciò che vediamo, ma gli ecosistemi collassano per ciò che non abbiamo ancora imparato a guardare: e il suolo sotto i nostri piedi sta aspettando di essere letto prima che sia troppo tardi.
Foto di Cătălin Todosia su Pexels
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