Giovedì 22 ottobre si apre a Genova la 24ª edizione del Festival della Scienza, uno dei principali appuntamenti europei di divulgazione scientifica. Fino a domenica 1° novembre, per undici giorni, la città ospiterà circa 250 appuntamenti tra conferenze, mostre, spettacoli e laboratori, realizzati con oltre 300 enti partner. La parola chiave scelta per quest’anno è “Prospettive”.
Una parola che parla di futuro
Cambiare prospettiva è il primo passo di ogni scoperta scientifica: guardare un problema da un altro punto di vista, a un’altra scala, con altri strumenti. È anche l’atteggiamento che serve per affrontare la transizione ecologica. Il clima, la biodiversità e l’energia si capiscono davvero solo intrecciando fisica, biologia, geologia, tecnologia e scienze sociali. Per insegnanti ed educatori il Festival è quindi un laboratorio a cielo aperto per allenare questo sguardo multidisciplinare.
I laboratori da segnare in agenda
Tra le proposte annunciate ce ne sono diverse costruite dagli enti di ricerca nazionali:
- “Ascoltare l’invisibile”, a cura dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, per scoprire i segnali che i nostri sensi non colgono;
- “Galaxy Lab” dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, dedicato all’esplorazione dell’universo;
- “Earthquake Escape Room” dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, un gioco per imparare come funzionano i terremoti e come prepararsi;
- “La Fabbrica del Volo” dell’Università di Genova, sulla fisica e l’ingegneria del volo.
Novità di questa edizione sono i laboratori per bambini dai 6 ai 10 anni alla Biblioteca De Amicis e a Palazzo Ducale. È un segnale importante: l’educazione scientifica funziona meglio quando parte presto e passa dalle mani, oltre che dai libri.
Come sfruttarlo in classe
Anche chi non può raggiungere Genova può usare il Festival come spunto didattico. Qualche idea per docenti e famiglie:
- chiedere agli studenti di scegliere un problema ambientale vicino a loro e di descriverlo da tre punti di vista diversi: scientifico, economico, sociale;
- costruire una piccola “escape room” sulla prevenzione dei rischi naturali del proprio territorio;
- osservare il cielo notturno e ragionare sull’inquinamento luminoso, che riguarda sia gli astronomi sia gli animali notturni.
Un’attività utile anche dopo il Festival è il diario di prospettiva: per una settimana ogni studente annota un fenomeno quotidiano, come la pioggia, il traffico o i rifiuti della mensa, e prova a spiegarlo con gli occhi di uno scienziato, di un sindaco e di un animale che vive in città.
Le scuole interessate alle visite devono prenotare in anticipo: il programma completo e le modalità di iscrizione sono pubblicati sui canali ufficiali del Festival. Imparare a cambiare prospettiva è forse la competenza più utile che possiamo offrire alle nuove generazioni per abitare un pianeta che cambia.

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