C’è una rivoluzione silenziosa che scorre a tremila metri di profondità sotto la Val di Cecina, e l’Italia ne è protagonista da decenni senza che il grande pubblico lo sappia davvero. La geotermia profonda — quella che attinge a fluidi idrotermali a temperature superiori ai 200°C — non è una promessa futura: è una realtà industriale che oggi garantisce all’Italia circa 6,3 TWh di elettricità all’anno, pari al fabbisogno di circa due milioni di famiglie. Eppure, nel dibattito nazionale sulla transizione energetica, questa fonte viene quasi sempre relegata ai margini.
Larderello, in provincia di Pisa, è il sito geotermico più antico del mondo: qui nel 1904 fu prodotta per la prima volta al mondo elettricità da vapore endogeno. Oggi quell’impianto è ancora attivo e fa parte di un sistema integrato gestito da Enel Green Power che copre l’intero distretto toscano con 34 centrali e una potenza installata di circa 916 MW. Ma il dato che merita attenzione è un altro: il tasso di disponibilità degli impianti geotermici supera il 95% su base annua, un valore che nessuna fonte intermittente — solare o eolico — può avvicinare. La geotermia produce 24 ore su 24, 365 giorni l’anno, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche.
La svolta tecnica degli ultimi tre anni riguarda i sistemi EGS, Enhanced Geothermal Systems, che non richiedono la presenza naturale di acquiferi profondi ma fratturano la roccia calda secca per creare artificialmente circuiti termici chiusi. Questo approccio estende geograficamente il potenziale geotermico ben oltre i distretti vulcanici: studi condotti dal CNR e dall’Università di Bologna indicano che ampie zone dell’Appennino centrale e meridionale presentano gradienti geotermici sufficienti per installazioni EGS commerciali entro il 2035.
Il nodo critico rimane la burocrazia autorizzativa: in Italia una concessione geotermica richiede mediamente 7-9 anni tra valutazioni di impatto, permessi regionali e procedure di VIA, contro i 3-4 anni della Germania o dell’Islanda. Questo collo di bottiglia strozza gli investimenti privati proprio nel momento in cui l’Europa cerca fonti baseload rinnovabili per compensare la variabilità di solare ed eolico su scala continentale.
Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima aggiornato prevede un raddoppio della capacità geotermica entro il 2030, ma senza una riforma del quadro autorizzativo quel numero resterà sulla carta. La Terra scalda da miliardi di anni: il problema non è la fonte, è la velocità con cui decidiamo di usarla.
Foto di ArtHouse Studio su Pexels
#EnergiaRinnovabile #TransizioneEnergetica #Sostenibilita #ViviGreen #Geotermia #Larderello #EGS #BasseEmissioni #EnergiaClima #FontiRinnovabili #GeotermiaProfonda #ItaliaGreen

