Il verde urbano contro il caldo estremo: non tutto dipende dall’ombra
Quando le città soffocano per il caldo, lo sguardo si alza spontaneamente verso le chiome degli alberi che costeggiano i viali. L’ombra che proiettano sembra la risposta più ovvia e immediata al sollievo termico. Ma è davvero l’ombra il meccanismo principale con cui un albero urbano abbassa la temperatura? Uno studio pubblicato nel 2026 sulla rivista Scientific Reports, firmato da Kyeongjoo Park e Jong‐Jin Baik, risponde a questa domanda con dati precisi e sorprendenti.
Come è stato condotto lo studio
Si tratta di uno studio di modellazione numerica, basato su simulazioni online condotte con il modello meteorologico WRF (Weather Research and Forecasting), accoppiato a un modello di canopy urbana appositamente configurato per rappresentare gli alberi stradali. Per separare e quantificare il contributo individuale di ciascun meccanismo, i ricercatori hanno applicato un metodo di separazione dei fattori: un approccio statistico che permette di isolare l’effetto dell’ombra da quello della traspirazione, valutandoli sia singolarmente sia nella loro interazione.
Le simulazioni sono state condotte in scenari di calore urbano estremo, considerando alberi stradali con una corona di raggio pari a 1 metro. I risultati sono stati analizzati sia nelle ore diurne sia in quelle notturne, e verificati al variare della geometria urbana e della dimensione della chioma degli alberi.
I numeri che ribaltano l’intuizione comune
Il risultato centrale dello studio è netto: durante il giorno, la traspirazione degli alberi stradali riduce la temperatura dell’aria nel canyon urbano di 1,15 ± 0,09 °C, mentre l’ombra proiettata dalle chiome produce un raffreddamento di soli 0,43 ± 0,06 °C. La traspirazione, in altre parole, raffredda l’aria in misura circa tre volte superiore rispetto all’ombra.
L’effetto di raffreddamento della traspirazione è molto maggiore di quello dell’ombra proiettata dagli alberi durante le ore diurne.
C’è di più. Lo studio rivela un dettaglio controintuitivo: l’intercettazione della radiazione solare diretta da parte della chioma dell’albero produce in realtà un effetto di riscaldamento — non di raffreddamento — superiore al beneficio dell’ombra stessa. Questo accade perché la chioma assorbe energia radiante che, in assenza dell’albero, si rifletterebbe parzialmente o non raggiungerebbe le superfici sottostanti nella stessa misura. Il raffreddamento netto legato all’ombra è dunque il risultato di un bilancio in cui il guadagno termico per intercettazione viene sottratto al beneficio dell’ombreggiamento.
La notte cambia le carte in tavola
Durante le ore notturne, il quadro si modifica sensibilmente. Sia l’ombra sia la traspirazione contribuiscono al raffreddamento, ma con effetti comparabilmente contenuti: rispettivamente 0,09 ± 0,02 °C e 0,15 ± 0,03 °C. I due meccanismi diventano più simili tra loro per entità, e il loro impatto complessivo si riduce rispetto alle ore diurne.
Un risultato robusto a diverse condizioni urbane
Un aspetto particolarmente significativo dello studio è la sua robustezza: la prevalenza della traspirazione rispetto all’ombra si conferma in modo coerente al variare della geometria urbana e delle dimensioni della corona degli alberi. Non si tratta quindi di un risultato valido solo in uno scenario specifico, ma di una relazione che sembra strutturale nel modo in cui gli alberi interagiscono con il microclima della città.
Cosa cambia per la gestione del verde urbano
Le implicazioni pratiche di questo studio sono rilevanti per chi si occupa di pianificazione e gestione del verde urbano. Se la traspirazione è il meccanismo dominante nel mitigare il caldo estremo, allora la capacità di un albero di farlo dipende in modo critico dalla disponibilità di acqua nel suolo. Un albero stressato idrico — come accade frequentemente nelle isole di calore urbane, dove il suolo è compattato, impermeabilizzato o semplicemente arido — traspira meno e dunque raffredda meno.
Gli autori sottolineano esplicitamente che lo studio fornisce evidenza quantitativa dell’importanza di gestire attivamente l’umidità del suolo attorno agli alberi urbani per mantenere intatti i benefici termici che essi offrono. Piantare alberi non basta: occorre garantire loro le condizioni idriche perché possano esprimere appieno la loro funzione climatica.
- Irrigazione e drenaggio sostenibile diventano fattori chiave nella progettazione del verde stradale.
- Le pavimentazioni drenanti e i sistemi di raccolta dell’acqua piovana assumono un ruolo funzionale, non solo estetico.
- La selezione delle specie in base alla capacità traspiratoria e alla tolleranza allo stress idrico merita attenzione progettuale specifica.
Un tassello importante nel puzzle della città che si adatta
Questo studio di modellazione numerica non risolve da solo tutte le domande sul verde urbano — le simulazioni hanno i limiti intrinseci di ogni modello, e le chiome considerate sono di dimensioni contenute — ma offre una base quantitativa solida per ripensare le priorità nella gestione degli alberi cittadini. In un’epoca in cui le ondate di calore urbano diventano più frequenti e intense, sapere come un albero raffredda è essenziale per sfruttarne al meglio il potenziale.
Finanziamento della ricerca
I metadati della pubblicazione non riportano un finanziatore per questo studio. Questo non significa che la ricerca sia stata condotta senza finanziamenti: la disponibilità e la visibilità di questa informazione variano da rivista a rivista e da editore a editore.
Fonte
Kyeongjoo Park, Jong‐Jin Baik (2026). Disentangling the relative importance of tree-cast shadows and transpiration in mitigating urban extreme heat. Scientific Reports. DOI: 10.1038/s41598-026-68979-5 — accesso aperto
Finanziamento: i metadati della pubblicazione non riportano un finanziatore. L’assenza del dato non implica assenza di finanziamento.
Questo articolo sintetizza uno studio accademico peer-reviewed. Tutti i dati riportati provengono dalla pubblicazione originale, consultabile al DOI indicato.
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