Venerdì 23 ottobre si celebra la Giornata internazionale del leopardo delle nevi. È una ricorrenza giovane: l’Assemblea generale delle Nazioni Unite l’ha istituita nel 2024, con la risoluzione A/RES/79/143, per rafforzare la cooperazione tra i Paesi che ospitano questo grande felino. Quest’anno la giornata cade mentre a Yerevan è in corso la COP17 sulla biodiversità, e il tema non potrebbe essere più attuale.
Chi è il leopardo delle nevi
Il leopardo delle nevi vive tra le montagne più alte dell’Asia centrale e meridionale, spesso oltre i 3.000 metri. Il suo areale comprende dodici Paesi: Afghanistan, Bhutan, Cina, India, Kazakistan, Kirghizistan, Mongolia, Nepal, Pakistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan. Ha una pelliccia folta e chiara, una coda lunghissima che usa come coperta e zampe larghe che funzionano da racchette da neve. È così difficile da avvistare che viene chiamato “il fantasma delle montagne”.
Secondo la Lista Rossa dell’IUCN restano tra 2.710 e 3.380 individui adulti. Pochi, distribuiti su territori enormi e spesso difficili da studiare.
Le minacce
- la perdita e la frammentazione degli habitat, dovute a infrastrutture, miniere e pascolo intensivo;
- la diminuzione delle prede selvatiche, come stambecchi e pecore di montagna;
- il bracconaggio e il traffico illegale di pelli e parti del corpo;
- i cambiamenti climatici, che spostano verso l’alto il limite degli alberi e riducono gli ambienti aperti d’alta quota.
Perché parlarne a scuola
Il leopardo delle nevi è una specie “ombrello”: proteggere il suo habitat significa tutelare anche ghiacciai, sorgenti, pascoli e decine di altre specie. Le montagne dell’Asia alimentano grandi fiumi da cui dipende l’acqua di centinaia di milioni di persone. Ecco perché questo animale è un ottimo punto di partenza per spiegare ai ragazzi come clima, biodiversità e risorse idriche siano collegati.
Qualche spunto per un’attività in classe:
- disegnare su una mappa l’areale del leopardo e confrontarlo con quello dei grandi fiumi asiatici;
- scoprire come lavorano le fototrappole, lo strumento con cui i ricercatori contano animali che quasi nessuno vede;
- cercare un “parente” più vicino a noi: anche sulle Alpi lupi, stambecchi e gipeti sono indicatori della salute delle montagne.
Negli ultimi anni i progetti di tutela più efficaci hanno coinvolto direttamente le comunità di pastori: recinti più sicuri per il bestiame, programmi di compensazione per i capi predati e attività di turismo responsabile riducono i conflitti e trasformano il leopardo da nemico in risorsa.
Proteggere un felino che vive a migliaia di chilometri può sembrare lontano dalla nostra quotidianità. In realtà ci insegna che la natura non ha confini, e che la sua tutela richiede collaborazione tra popoli e Paesi diversi.

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