Il paesaggio che rallenta l’alluvione: come la progettazione topografica a microterrazze sta proteggendo i fondovalle veneti senza argini né cemento

C’è un’idea antica che sta tornando con la forza di una scoperta: modellare il suolo prima che lo faccia l’acqua. Nei fondovalle veneti, tra la pianura di Vicenza e le prime propaggini dei Colli Berici, un gruppo di paesaggisti e ingegneri idraulici sta sperimentando quello che gli esperti chiamano landform design retentivo — la progettazione intenzionale del microrilievo per rallentare, disperdere e infiltrare le piene prima che diventino emergenze.

Il principio è disarmante nella sua semplicità: invece di costruire argini lineari che concentrano la forza dell’acqua, si ridisegna il terreno in sequenze di microterrazze gentili, dossi ondulati e avvallamenti calcolati — elementi che a prima vista sembrano prati irregolari, ma che nascondono una geometria idrologica precisa. Ogni metro di dislivello artificiale, se correttamente orientato rispetto alle linee di deflusso, è in grado di trattenere fino a 340 litri d’acqua per metro quadrato durante eventi piovosi intensi, secondo i dati del progetto pilota ReFlow avviato nel 2024 in collaborazione con l’Università di Padova e tre Comuni del Basso Vicentino.

Quello che rende questa tecnica di landscaping straordinariamente attuale è la sua doppia natura: funziona come infrastruttura idraulica, ma si presenta come paesaggio. Le microterrazze vengono seminate con miscugli di graminacee autoctone e piante erbacee perenni a radice profonda — Festuca rubra, Carex pendula, Iris sibirica — che consolidano il profilo del suolo e aumentano la permeabilità degli strati superficiali. In estate, questi stessi spazi diventano corridoi ecologici percorribili, piste ciclabili integrate nel verde e aree di sosta naturalistica per le comunità locali.

Il cambio di paradigma rispetto all’ingegneria idraulica tradizionale è radicale. Dove un argine crea una discontinuità netta tra il territorio antropizzato e il rischio, il landform retentivo diffonde il rischio su una superficie ampia, smorzandolo progressivamente. Non esiste un punto di cedimento, perché non esiste un punto unico di contenimento.

In Giappone, questa filosofia — derivata dalla rielaborazione moderna dei satoyama, i paesaggi agricoli terrazzati tradizionali — è già applicata in oltre 200 comuni costieri come misura strutturale contro le piogge monsoniche. L’Italia, che custodisce millenni di sapienza terrazzante nelle Cinque Terre, nelle Langhe e nella Valtellina, ha ancora la memoria genetica per farlo. Mancava solo qualcuno che la traducesse in progetto.

Modellare la terra non è un’alternativa romantica alle opere idrauliche: è l’opera idraulica più intelligente che esista.

Foto di Tom Fisk su Pexels

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