Funghi sotto i ghiacciai: le reti micorriziche d’alta quota sono il sistema nervoso nascosto che decide quali ecosistemi sopravvivranno al riscaldamento climatico

Sotto la superficie dei suoli alpini, a quote che sfiorano i 3.000 metri, si estende una rete biologica ancora in gran parte inesplorata: il micelio delle specie fungine micorriziche che colonizzano le radici delle piante pioniere d’alta quota. Una ricerca pubblicata nel 2024 su *Nature Climate Change* ha rivelato che queste reti, invisibili a occhio nudo, possono trasferire fino al 40% del carbonio fissato per fotosintesi tra piante distanti anche diversi metri, fungendo da vera e propria infrastruttura biochimica che regola la resilienza degli ecosistemi alpini sotto stress termico.

Nelle Alpi italiane, in particolare nel massiccio dell’Ortles-Cevedale, ricercatori dell’Università di Trento stanno documentando un fenomeno straordinario: man mano che i ghiacciai arretrano, le specie fungine micorriziche colonizzano i substrati nudi di recente deglacializzazione in meno di tre anni, anticipando di decenni i tempi classici della successione vegetale. Questo processo — definito *facilitazione trofica accelerata* — sta letteralmente ridisegnando la velocità con cui gli ecosistemi pionieri riescono a stabilizzarsi su terreni prima coperti da ghiaccio perenne.

Il dato più sorprendente riguarda la diversità: nelle aree di proglaciale recente (0-5 anni dall’esposizione), i campionamenti del suolo hanno identificato fino a 87 unità tassonomiche operative di funghi per campione, una ricchezza paragonabile a quella di foreste temperate mature. Questo suggerisce che il suolo alpino non parte da zero dopo la fusione del ghiaccio, ma attinge a un archivio di spore e frammenti microbici sepolti che può risalire a migliaia di anni.

La tutela di questi ecosistemi d’alta quota passa quindi non solo dalla protezione della megafauna o della flora visibile, ma dalla salvaguardia di comunità fungine ancora prive di qualsiasi protezione normativa specifica. In Italia, nessuna delle 162 specie di funghi micorrizici alpine identificate come potenzialmente vulnerabili compare nelle liste rosse nazionali o nelle direttive habitat europee. Un vuoto legislativo che la comunità scientifica definisce ormai insostenibile.

Proprio su questo fronte, il Parco Nazionale dello Stelvio ha avviato nel 2025 il primo programma italiano di monitoraggio micologico sistematico dei suoli proglaciali, con campionamenti stagionali e una banca dati aperta alla comunità scientifica internazionale. Un modello che potrebbe essere replicato lungo tutto l’arco alpino.

Proteggiamo i ghiacciai perché li vediamo scomparire. È tempo di imparare a proteggere anche ciò che non si vede — perché è proprio lì, nel buio del suolo, che si gioca il futuro della montagna.

Foto di Al d’Vilas su Pexels

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