Acque ferme che parlano: le torbiere italiane sequestrano carbonio da diecimila anni e nessuno le conta

Ci sono ecosistemi che lavorano in silenzio da millenni, nascosti tra le pieghe di un paesaggio che non riconosce più il loro valore. Le torbiere — ambienti acquitrinosi dove la materia organica si accumula lentamente in strati di sfagno e sedimenti — rappresentano uno degli archivi biologici più straordinari del pianeta, e l’Italia ne ospita ancora circa 80.000 ettari, concentrati in particolare sull’arco alpino, nelle Prealpi venete e lombarde, e in alcune aree appenniniche come i Monti Sibillini e le Mainarde.

Eppure, nel dibattito pubblico sulla crisi climatica e sulla tutela degli ecosistemi, questi ambienti rimangono quasi completamente assenti. Un errore che ha un costo misurabile.

Le torbiere coprono appena il 3% della superficie terrestre, ma immagazzinano circa il 30% del carbonio organico presente nei suoli di tutto il mondo — più di tutte le foreste terrestri messe insieme. Una torbiera intatta può sequestrare fino a 2 tonnellate di carbonio per ettaro ogni anno, operando su scale temporali che vanno dai cinquemila ai diecimila anni. Quando vengono drenate o degradate per ricavare terreno agricolo o per l’estrazione di torba, rilasciano questo carbonio nell’atmosfera in pochi decenni, trasformandosi da pozzi climatici in sorgenti di emissioni.

In Italia, la situazione è critica ma non irrecuperabile. Uno studio coordinato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), pubblicato nel 2024, ha stimato che il 60% delle torbiere italiane versa in condizioni di degrado moderato o severo, principalmente per effetto del drenaggio agricolo avvenuto tra gli anni Cinquanta e Ottanta del Novecento. La biodiversità che queste aree sostengono è eccezionale: piante carnivore come Drosera rotundifolia, libellule endemiche, anfibi come il tritone alpestre e una varietà di muschi e licheni che altrove in Europa non esiste più.

Il punto di svolta potrebbe arrivare da una direttiva europea in fase di revisione — il Nature Restoration Law — che prevede obblighi specifici di riumidificazione delle torbiere drenate entro il 2030 per gli Stati membri. L’Italia, che finora non ha incluso le torbiere nei propri piani nazionali di tutela degli ecosistemi in modo sistematico, si trova di fronte a una scelta: agire in anticipo, oppure inseguire scadenze normative senza una visione strategica.

Ripristinare una torbiera non significa solo restituire acqua a un terreno. Significa riscrivere diecimila anni di storia biologica che il drenaggio aveva interrotto. E questa storia, a differenza di molte altre, non tollera repliche.

Foto di Evelin Magnus su Pexels

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