Sotto la superficie del Mediterraneo si estende uno degli ecosistemi più antichi e preziosi del pianeta: le praterie di Posidonia oceanica, una pianta vascolare endemica — non un’alga, come spesso si crede — capace di vivere per oltre 100.000 anni e di sostenere circa il 20% dell’intera biodiversità del nostro mare. Eppure, ogni estate, migliaia di imbarcazioni ne fanno scempio con un gesto banale quanto devastante: calare l’ancora.
I numeri sono impietosi. Secondo il report del WWF “Safeguarding Mediterranean Seagrass Meadows from Anchoring Damage”, presentato alla Conferenza ONU sugli Oceani del 2025, solo nel 2024 sono andati perduti oltre 50.000 ettari di Posidonia oceanica nel Mediterraneo — l’equivalente di 70.000 campi da calcio — con una perdita economica stimata in oltre 4 miliardi di euro all’anno in termini di servizi ecosistemici. E l’Italia detiene, tristemente, la maglia nera europea per i danni da ancoraggio.
Ciò che rende questa crisi particolarmente grave è l’irrisarcibilità del danno: un’ancora che ara il fondale crea ferite che la natura impiega oltre 100 anni a rimarginare. E negli ultimi 50 anni il Mediterraneo ha già perso circa il 34% delle sue praterie di fanerogame marine, a causa di ancoraggi non regolamentati, pesca a strascico illegale, specie aliene invasive come la Caulerpa, e riscaldamento delle acque. In alcune aree costiere italiane, come riferisce ISPRA, lo stato delle praterie è talmente compromesso da rassomigliare, secondo le parole di un ricercatore coinvolto nella mappatura, a “un formaggio pieno di buchi”.
Eppure esistono soluzioni concrete e già sperimentate. Il progetto LIFE SeaForest, condotto in partnership con ISPRA nell’Arcipelago de La Maddalena, ha registrato ad aprile 2025 un tasso di sopravvivenza del 90% per le talee di Posidonia trapiantate con la tecnica delle stuoie in fibra di cocco — un risultato straordinario, che apre la strada anche alla creazione di mercati del carbonio blu. Parallelamente, il Piano MER (Marine Ecosystem Restoration), finanziato con 400 milioni di euro dal PNRR fino al 2026, sta avviando la mappatura ad alta risoluzione dell’intero litorale costiero italiano per documentare lo stato di salute delle praterie e guidare gli interventi di ripristino.
Sul fronte normativo, all’inizio del 2026 è approdata in Parlamento una proposta di legge specifica per regolamentare gli ancoraggi delle imbarcazioni di grandi dimensioni, colmando un vuoto legislativo che fino ad oggi ha lasciato campo libero alle rotte più distruttive. L’obiettivo globale del 30×30 — proteggere il 30% degli ecosistemi marini entro il 2030 — è ancora lontano: le aree marine protette italiane coprono oggi circa l’11,6% delle acque territoriali.
La Posidonia produce fino a 14 litri di ossigeno al giorno per metro quadro, è la nursery indispensabile per la quasi totalità dei pesci commerciali del Mediterraneo e fissa quantità enormi di carbonio nei suoi sedimenti. Perderla non è una questione estetica: è una condanna a morte per l’intero bacino. Quando gettiamo l’ancora in una prateria, non stiamo scegliendo dove fermarci: stiamo scegliendo cosa distruggere.
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