Funghi micorrizici: la rete internet sotterranea che determina la sopravvivenza delle foreste europee

Sotto i nostri piedi, a pochi centimetri di profondità, esiste una delle infrastrutture biologiche più sofisticate del pianeta. Si chiama rete micorrizica — o, con termine ormai entrato nel lessico scientifico, ‘Wood Wide Web’ — ed è composta da filamenti fungini, detti ife, che collegano tra loro le radici di migliaia di alberi, trasferendo nutrienti, segnali chimici e persino molecole di difesa.

Uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista Nature Ecology & Evolution ha quantificato per la prima volta l’estensione globale di questo sistema: circa 450 miliardi di chilometri di ife fungine colonizzano i suoli forestali terrestri, movimentando fino al 13% del carbonio fissato annualmente dalle piante attraverso la fotosintesi. Un dato che rovescia completamente la narrativa tradizionale dell’albero come entità solitaria e autosufficiente.

Ciò che rende questa scoperta cruciale per la tutela degli ecosistemi europei è il suo risvolto conservazionistico diretto. Le foreste frammentate — quelle ridotte a isole di vegetazione circondate da monocolture o aree urbanizzate — perdono progressivamente la continuità della rete micorrizica. Senza quella connessione sotterranea, gli alberi giovani faticano a stabilirsi, le piante stressate dalla siccità non ricevono il supporto idrico ridistribuito dai vicini più forti, e l’intera resilienza dell’ecosistema si sgretola silenziosamente.

In Italia, il problema è particolarmente acuto negli Appennini centrali e meridionali, dove la deforestazione storica e l’abbandono delle pratiche agro-silvo-pastorali hanno creato paesaggi a macchia di leopardo. Ricerche condotte dall’Università di Torino su popolazioni di faggio (Fagus sylvatica) in Piemonte hanno dimostrato che esemplari isolati mostrano una diversità fungina micorrizica ridotta del 60% rispetto a quelli immersi in foreste continue — con conseguenze dirette sulla capacità di assorbimento del carbonio e sulla resistenza ai patogeni.

La buona notizia è che la rete può rigenerarsi, ma solo se si ripristina la continuità fisica tra i frammenti forestali. Non bastano le piantagioni di singoli alberi: servono corridoi ecologici veri, dove il suolo non venga arato o trattato con fungicidi, e dove le comunità fungine abbiano il tempo — almeno due o tre decenni — di ricolonizzare il terreno.

Tutelare la biodiversità, oggi, significa anche proteggere ciò che non si vede: quella fitta trama invisibile che tiene insieme la vita sopra il suolo è scritta, in realtà, tutta sotto di esso.

#Biodiversita #Ecosistemi #NaturaItalia #ViviGreen #Micorrize #WoodWideWeb #ForestalItalia #Funghi #Suolo #RiforestazioneSostenibile