Uffici e soddisfazione: il contesto cambia tutto nella percezione

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Quando la stessa finestra piace di più o di meno a seconda del contesto

Che la qualità percepita di uno spazio di lavoro dipenda da chi lo abita è un dato ampiamente accettato nel campo dell’ergonomia ambientale. Meno esplorata era invece una domanda più sottile: la valutazione di una singola caratteristica progettuale — una finestra, un soffitto alto, una parete divisoria — cambia a seconda del contesto in cui quella caratteristica viene osservata? Uno studio pubblicato nel 2026 sulla rivista Applied Ergonomics propone un metodo originale per rispondere proprio a questa domanda, con implicazioni dirette per chi progetta ambienti di lavoro.

Il metodo Max-Min Kano: due ambienti a confronto

Lo studio, firmato da Goonetilleke, Aljarwan, Au e Jelinek, introduce il cosiddetto framework Max-Min Kano, un’estensione del classico modello Kano — tradizionalmente impiegato per classificare le preferenze degli utenti rispetto a prodotti e servizi — applicata alla valutazione degli spazi costruiti.

Il principio è semplice nella struttura, ma metodologicamente rigoroso: le stesse caratteristiche progettuali vengono valutate in due condizioni opposte. Il contesto minimale è un ambiente con pochi attributi percepiti positivamente; il contesto massimale è invece un ambiente ricco di elementi apprezzati. Se una caratteristica ottiene la stessa classificazione in entrambi i contesti, viene definita percettivamente robusta. La stabilità del campionamento è stata verificata tramite bootstrapping a livello di partecipante.

Lo studio ha coinvolto 32 partecipanti. Gli attributi rilevanti per gli uffici sono stati identificati attraverso un processo di elicitazione partecipativa, e successivamente valutati con un questionario Kano. Si tratta dunque di uno studio basato su questionario auto-riportato, con un campione di dimensioni contenute: un limite che gli stessi autori implicitamente riconoscono costruendo una procedura statistica — il bootstrapping — per valutare la stabilità dei risultati nonostante la numerosità ridotta.

Cosa rimane stabile: le variabili legate alla vista e alla finestra

I risultati mostrano che non tutte le caratteristiche progettuali reagiscono allo stesso modo al cambiamento di contesto. Alcune si rivelano robuste, mantenendo la propria classificazione Kano in entrambe le condizioni:

Questi attributi sono risultati classificabili come Attractive nel modello Kano: la loro presenza aggiunge soddisfazione anche quando non è attesa o richiesta esplicitamente dall’utente. Non si tratta di requisiti minimi, ma di elementi che elevano la qualità percepita.

Due altre caratteristiche hanno mostrato robustezza, ma con classificazioni diverse: la privacy garantita dalle partizioni è emersa come Must-be — ossia un requisito la cui assenza genera insoddisfazione, ma la cui presenza è data per scontata — mentre la presenza di finestre in sé e l’altezza del soffitto hanno mostrato una relazione One-dimensional con la soddisfazione, cioè lineare: più ce n’è, meglio è.

Cosa cambia con il contesto: colore, densità, materiali

Altri attributi si sono rivelati invece sensibili al contesto di riferimento. La vista dalla postazione seduta, la densità degli spazi, l’altezza delle partizioni, i punti focali, il colore e la materialità hanno mostrato classificazioni variabili a seconda che la valutazione avvenisse in un ambiente minimale o massimale. Questo significa che il loro contributo alla soddisfazione non è una proprietà intrinseca, ma dipende da ciò che già è presente nell’ambiente.

«Le categorie Kano sono context-expressive piuttosto che proprietà intrinseche delle caratteristiche»

Questa affermazione, centrale nelle conclusioni dello studio, ha una conseguenza pratica immediata: il contesto di base dell’ambiente in cui viene condotta una valutazione delle preferenze degli utenti dovrebbe sempre essere esplicitamente dichiarato. Studi condotti in ambienti diversi possono produrre risultati apparentemente contraddittori non per errori metodologici, ma perché i partecipanti hanno valutato le stesse caratteristiche partendo da condizioni di partenza radicalmente differenti.

Le teorie alla base dei risultati

Gli autori interpretano i propri risultati alla luce di quattro quadri teorici consolidati in psicologia ambientale: la Teoria del Livello di Adattamento, la Teoria del Recupero dallo Stress, la Teoria del Restauro dell’Attenzione e la Teoria Prospect-Refuge. Questi modelli aiutano a spiegare perché gli elementi connessi alla visione verso l’esterno e alla natura risultino stabili e positivi indipendentemente dal contesto: rispondono a bisogni percettivi e cognitivi fondamentali che non si saturano facilmente al variare dell’ambiente circostante.

Implicazioni per la progettazione

Dal punto di vista operativo, il framework Max-Min Kano offre ai progettisti uno strumento per prioritizzare le scelte progettuali in base alla loro robustezza percettiva. Gli attributi stabili — in particolare quelli legati all’accesso visivo all’esterno e alla luce naturale — rappresentano investimenti progettuali con un ritorno in termini di soddisfazione degli utenti che non dipende dalle condizioni di partenza dell’edificio. Gli attributi sensibili al contesto richiedono invece una valutazione caso per caso, tenendo conto dello stato attuale dell’ambiente in cui si interviene.

Chi ha finanziato lo studio

I metadati della pubblicazione non riportano un finanziatore. Questo non significa che lo studio sia stato condotto senza finanziamenti: molte riviste non espongono il dato nei metadati. Non è possibile fare ulteriori deduzioni in merito.

Fonte

Goonetilleke RS, Aljarwan HH, Au EYL, Jelinek HF. (2026). The Max-Min Kano framework: A context-sensitive method for evaluating office design features.. Applied ergonomics. DOI: 10.1016/j.apergo.2026.104887

Finanziamento: i metadati della pubblicazione non riportano un finanziatore. L’assenza del dato non implica assenza di finanziamento.

Questo articolo sintetizza uno studio peer-reviewed. Tutti i dati riportati provengono dalla pubblicazione originale, consultabile al DOI indicato.

Foto di Chris F su Pexels

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