C’è un numero che dovrebbe tenerci svegli la notte: 1.700 miliardi di tonnellate. È la quantità di carbonio organico intrappolato nel permafrost artico, quasi il doppio di quanto l’atmosfera terrestre contenga oggi sotto forma di CO₂. E una parte significativa di quel carbonio sta già fuoriuscendo, in silenzio, attraverso migliaia di laghi termocarstici che puntellano la Siberia come cicatrici su una pelle che si scioglie.
I laghi termocarstici si formano quando il permafrost degela e il suolo sprofonda, creando depressioni che si riempiono d’acqua. In quel contesto anaerobico, i batteri decompongono la materia organica millenni producendo metano — un gas serra con un potere riscaldante 86 volte superiore alla CO₂ su un orizzonte di vent’anni. Fino a qualche anno fa si pensava che questo processo fosse lento e lineare. I dati più recenti raccontano una storia diversa.
Uno studio pubblicato su Nature Climate Change nell’estate del 2025 da un consorzio guidato dall’Università di Stoccolma ha monitorato con droni e sensori galleggianti oltre 3.200 laghi nella Siberia centrale, rilevando che le emissioni di metano da ebollizione — le cosiddette «hotspot bubbles», bolle localizzate e intense — sono aumentate del 31% rispetto alle misurazioni di riferimento del 2002. Non si tratta di un incremento graduale: in alcune aree i ricercatori hanno documentato episodi di degassamento brusco durante le estati del 2023 e del 2024, collegati ad anomalie termiche che hanno portato le temperature superficiali del suolo artico fino a 4°C sopra la media stagionale.
Il meccanismo è un circolo vizioso classico ma inesorabile: più il pianeta si scalda, più permafrost si scioglie; più permafrost si scioglie, più metano raggiunge l’atmosfera; più metano nell’atmosfera, più calore intrappolato. Gli scienziati lo chiamano «feedback positivo», anche se di positivo non ha nulla.
Per l’Italia, la distanza geografica rischia di alimentare una falsa sensazione di sicurezza. Ma i sistemi climatici sono interconnessi: le perturbazioni nel regime termico artico alterano il vortice polare, intensificano le siccità mediterranee e rendono più violenti gli eventi estremi che già flagellano la Penisola ogni estate. Il metano che bolle in un lago siberiano oggi è, con ogni probabilità, parte della canicola che brucerà i nostri ulivi domani.
Ignorare ciò che accade oltre il Circolo Polare Artico non è una scelta neutrale: è già una forma di resa.
Foto di Anastasia Lebedeva su Pexels
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