Le Travi Reticolari
1.2 M3 — Le Travi Reticolari

Le Travi Reticolari

Strutture fatte di aste che lavorano solo a trazione o a compressione: tipologie, condizione di isostaticità, aste scariche, metodo dei nodi e di Ritter, analogia con la trave piena, capriate, dimensionamento di tiranti e puntoni e calcolo della freccia.

Materia — Progettazione, Costruzione e Impianti Indirizzo — CAT, Costruzioni Ambiente e Territorio Durata — 3 ore
10202020202010R = 60 kNR = 60 kNtrazione (tirante)compressione (puntone)asta scarica
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Che cos’è una trave reticolare

Una trave reticolare è un insieme di aste rettilinee collegate alle estremità in punti chiamati nodi, disposte in modo da formare una maglia di triangoli. Se i carichi arrivano solo nei nodi, ogni asta è soggetta soltanto a uno sforzo normale: tira (tirante) oppure spinge (puntone), senza flessione e senza taglio.

È questo il motivo della sua efficienza. In una trave a sezione piena gran parte del materiale vicino all’asse neutro lavora poco (lo abbiamo visto con la formula di Navier, lezione L2); in una reticolare il materiale è concentrato nelle aste, e in ogni asta la tensione è uniforme su tutta la sezione. Con poco peso si coprono luci grandi: coperture di capannoni, palestre, ponti, tralicci, gru, pensiline.

  • Leggerezza: a parità di luce e carico pesa molto meno di una trave piena, perché il materiale lavora tutto alla stessa tensione.
  • Altezza «a buon mercato»: la rigidezza cresce con l’altezza, e alzare una reticolare costa poco materiale in più (si allungano solo le aste di parete).
  • Prefabbricazione: aste e nodi si producono in officina e si montano in cantiere, in acciaio, in legno, in alluminio, talvolta in calcestruzzo.
  • In compenso: molti nodi da realizzare e controllare, ingombro in altezza, aste compresse snelle che possono sbandare (instabilità).
Collegamento con F2. La lezione F2 (Equilibrio degli elementi articolati, tavole 11-16) ha già introdotto le aste-biella, la condizione a = 2n − 3, puntoni e tiranti, il metodo dei nodi, il metodo di Ritter e il cremoniano, senza esempi risolti. Qui quei concetti si richiamano in breve e si usano fino in fondo: due esempi completi, l’analogia con la trave piena, il dimensionamento delle aste e la freccia.
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Le parti di una trave reticolare

Ogni elemento della reticolare ha un nome preciso, che si usa nelle relazioni di calcolo e in cantiere.

corrente superiorecorrente inferioremontantediagonalenodoluce L = 6 · dcampo dh
Trave reticolare a correnti paralleli: correnti, aste di parete (montanti e diagonali), nodi, campo d, altezza h, luce L
ElementoChe cos’èChe cosa fa (carichi verso il basso)
Corrente superiorela catena di aste sul bordo altodi solito compresso: è il «lembo» compresso della trave
Corrente inferiorela catena di aste sul bordo bassodi solito teso: è il «lembo» teso
Montantiaste di parete verticalitrasmettono carichi verticali tra i correnti
Diagonaliaste di parete inclinateportano il taglio da un corrente all’altro
Nodipunti in cui si incontrano gli assi delle astericevono i carichi e li smistano nelle aste
Campo (pannello)tratto compreso tra due montanti, di lunghezza ddefinisce la maglia e la lunghezza dei correnti

Montanti e diagonali insieme si chiamano aste di parete (o di anima): fanno nella reticolare ciò che l’anima fa in una trave a doppio T. I correnti fanno ciò che fanno le ali.

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Le tipologie più diffuse

Le reticolari si distinguono per la forma del contorno (a correnti paralleli oppure a falde inclinate, le capriate) e per il disegno delle aste di parete. Il disegno decide quali aste saranno tese e quali compresse.

Trave Prattdiagonali tese, montanti compressiTrave Howediagonali compresse, montanti tesiTrave Warrendiagonali alternate, senza montantiCapriata con monaco e saettonicatena tesa, puntoni e saettoni compressiCapriata a montanti e diagonalidue montanti scarichi con questi carichiCapriata Polonceaufalde rinforzate da puntelli e tirantitrazione (tirante)compressione (puntone)asta scarica
Sei schemi sotto carichi verticali nei nodi, calcolati con il metodo dei nodi: in azzurro le aste tese, in arancio le compresse, tratteggiate le scariche
TipologiaCaratteristicaUso tipico
Prattdiagonali che scendono verso la mezzeria: tese; montanti compressiacciaio: le aste lunghe (diagonali) sono tese, le compresse sono corte
Howediagonali che salgono verso la mezzeria: compresse; montanti tesistoricamente legno con montanti in ferro; oggi meno usata in acciaio
Warrendiagonali alternate, senza montanti (o con montanti secondari)passerelle, travi di copertura, tralicci: poche aste e nodi ripetitivi
Capriata con monaco e saettonicatena, due puntoni, monaco centrale, saettonicoperture in legno della tradizione italiana
Capriata a montanti e diagonalifalde reticolari con montanti e diagonalicoperture in acciaio e legno di media luce
Polonceauogni falda è rinforzata da un puntello e da tiranticoperture ottocentesche in ferro (stazioni, mercati), grandi luci con poche aste
Sui nomi. Nei manuali italiani compaiono anche altri nomi (per esempio trave Mohniè, trave Neville, capriata inglese, capriata palladiana) e non sempre indicano lo stesso schema da un testo all’altro. Conta lo schema, non l’etichetta: davanti a una reticolare si guarda come sono disposte le diagonali.

Per il predimensionamento si usano rapporti orientativi: per le travi a correnti paralleli un’altezza dell’ordine di L/10 – L/15, per le capriate un’altezza al colmo intorno a L/4 – L/6, con diagonali inclinate tra 35° e 60° circa. Sono valori di primo tentativo, che dipendono da materiale, carichi e limiti di freccia: da verificare sui manuali e con il calcolo.

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Le ipotesi del modello di calcolo

Il calcolo «a bielle» di una reticolare si basa su ipotesi semplificative. Conoscerle serve a capire quando il modello è affidabile e quando no.

(a) carichi portati ai nodi(b) nodo reale: assi concorrenti(c) carico lungo l’astaarcarecciil manto poggia sugli arcarecci,gli arcarecci sui nodigli assi delle aste si incontranoin un punto: il nodo teoricoFl’asta lavora anche a flessione:il modello a bielle non basta
(a) i carichi della copertura arrivano ai nodi attraverso gli arcarecci; (b) nel nodo reale gli assi delle aste concorrono in un punto; (c) un carico lungo l’asta la inflette e il modello a bielle non basta più
  • Nodi a cerniera perfetta: le aste sono libere di ruotare nel nodo, che quindi non trasmette momenti.
  • Carichi solo nei nodi: carichi e reazioni sono applicati nei nodi. Nelle coperture lo si ottiene appoggiando gli arcarecci proprio sui nodi del corrente superiore.
  • Aste rettilinee con assi concorrenti: gli assi baricentrici delle aste che arrivano in un nodo si incontrano in un solo punto.
  • Piccoli spostamenti: l’equilibrio si scrive sulla geometria iniziale, non deformata.

Con queste ipotesi ogni asta è una biella (lezione F1): riceve due forze uguali e opposte dirette lungo il proprio asse. In realtà i nodi sono saldati o bullonati attraverso un fazzoletto (una piastra) e hanno una certa rigidezza: nascono piccoli momenti detti sforzi secondari. Se le aste sono snelle e gli assi ben centrati nel nodo, gli sforzi secondari sono modesti e il modello a cerniere dà risultati affidabili per gli sforzi normali.

Quando il modello non basta. Se un carico agisce lungo un’asta (per esempio un arcareccio appoggiato a metà del corrente superiore, o il peso proprio di aste molto pesanti), l’asta lavora anche a flessione come una piccola trave tra due nodi. Si sommano allora due effetti: lo sforzo normale della reticolare (con il carico riportato ai nodi) e la flessione locale dell’asta. È un caso di pressoflessione o tensoflessione (lezione L4).
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Isostatica, labile o iperstatica: a + r = 2n

In F2 abbiamo visto che per collegare rigidamente n nodi servono almeno a = 2n − 3 aste. Conviene scrivere la stessa condizione contando anche le reazioni dei vincoli esterni.

Ogni nodo fornisce 2 equazioni di equilibrio alla traslazione (ΣX = 0, ΣY = 0; quella alla rotazione è automatica perché le forze sono concorrenti). In tutto si hanno 2n equazioni. Le incognite sono gli sforzi delle a aste più le r componenti di reazione dei vincoli esterni.

a + r = 2n   →   isostatica (se le aste sono ben disposte)
CondizioneSignificatoConseguenza
a + r < 2nmeno incognite che equazionistruttura labile: si deforma come un meccanismo
a + r = 2ntante incognite quante equazioniisostatica, se nessuna parte è labile: sforzi dalla sola statica
a + r > 2npiù incognite che equazioniiperstatica di grado (a + r − 2n): servono le deformazioni

Con i vincoli esterni consueti (una cerniera e un carrello, r = 3) si ritrova a = 2n − 3. La condizione numerica è necessaria ma non sufficiente: le aste devono essere disposte in modo efficace. Le reticolari a generazione triangolare (un triangolo iniziale, poi ogni nodo nuovo collegato con due aste nuove) sono sempre indeformabili.

(a) generazione triangolare(b) labile: a + r < 2n(c) iperstatica: a + r > 2n1234567triangolo iniziale: 3 nodi, 3 asteogni nodo nuovo: 2 aste nuoven = 7, a = 11 = 2·7 − 3Fn = 4, a = 4, r = 3: 7 < 8il quadrilatero si deforman = 4, a = 6, r = 3: 9 > 8un’asta sovrabbondante
(a) generazione triangolare; (b) un campo senza diagonale è labile; (c) due diagonali nello stesso campo rendono la struttura iperstatica
Schema (tavola 03)nara + r2n
Pratt o Howe a 6 campi con montanti di estremità142532828
Warren a 4 campi senza montanti91531818
Capriata con monaco e saettoni6931212
Capriata a montanti e diagonali (4 campi)81331616
Polonceau semplice71131414
Le croci di Sant’Andrea. Le due diagonali incrociate in un campo, come nella figura (c), sono frequenti nei controventi. Se sono molto snelle si considera efficace solo quella tesa (quella compressa sbanda subito) e il campo torna isostatico: a seconda del verso del carico lavora l’una o l’altra.
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Segni e strategia di calcolo

Come in F2: lo sforzo è positivo se di trazione (tirante) e negativo se di compressione (puntone). Guardando il nodo, la forza di un’asta tesa esce dal nodo (lo tira verso l’asta), quella di un’asta compressa entra nel nodo (lo spinge).

  • 1. Reazioni vincolari con le tre equazioni cardinali applicate a tutta la trave (lezione F1). Con carichi simmetrici bastano le considerazioni di simmetria.
  • 2. Aste scariche: si individuano subito con le regole della tavola 07, e il lavoro si riduce.
  • 3. Tutte le aste ipotizzate tese: in ogni nodo le forze incognite si disegnano uscenti. Il segno del risultato dice subito se l’asta è un tirante (+) o un puntone (−), senza dover indovinare.
  • 4. Un nodo alla volta, partendo da un nodo con non più di due incognite; gli sforzi trovati diventano dati per i nodi successivi.
  • 5. Controllo finale: l’ultimo nodo ha tutte le aste già note e le sue equazioni devono risultare soddisfatte. È la verifica naturale di tutto il calcolo.

Per scomporre lo sforzo di un’asta inclinata dell’angolo α rispetto all’orizzontale si usano le componenti N·cos α (orizzontale) e N·sen α (verticale), con il verso che va dal nodo verso l’altra estremità dell’asta.

07

Le aste scariche

In molte reticolari alcune aste, per una certa condizione di carico, hanno sforzo nullo. Riconoscerle prima di iniziare semplifica il calcolo e aiuta a controllare i risultati.

regola 1: due aste non allineateregola 2: due aste allineate + unacon un carico la regola cadeN₁ = 0N₂ = 0nodo scarico: ΣX = 0 e ΣY = 0si possono soddisfare solo con N₁ = N₂ = 0N₁N₂ = N₁N₃ = 0equilibrio ⟂ alle due allineate:la terza asta è scaricaPN₃ = Pil montante porta il carico P
Le due regole delle aste scariche valgono per nodi senza carico esterno e senza vincolo
  • Regola 1: se in un nodo scarico arrivano solo due aste non allineate, entrambe sono scariche. Due forze non allineate non possono farsi equilibrio se non sono entrambe nulle.
  • Regola 2: se in un nodo scarico arrivano tre aste, di cui due allineate, la terza è scarica e le due allineate hanno lo stesso sforzo. Basta scrivere l’equilibrio nella direzione perpendicolare alle due allineate.
  • Se nel nodo c’è un carico o un vincolo, le regole non valgono così come sono: si scrive l’equilibrio completo del nodo.

Nell’esempio 1 (trave Pratt, tavola 08) il nodo 0 ha due sole aste ma anche la reazione: non è scarico. Scrivendone l’equilibrio si trova comunque che il primo campo del corrente inferiore, i1, è scarico, e per simmetria anche i6. Nella trave Howe con gli stessi carichi (tavola 13) sono scariche s1, s6 e il montante centrale m3: quest’ultimo per la regola 2 applicata al nodo 3.

Scarica non vuol dire inutile. Un’asta scarica per una condizione di carico può lavorare per un’altra (vento, neve su metà falda, carichi di montaggio). Inoltre spesso serve a ridurre la lunghezza libera di inflessione delle aste compresse vicine. Non si toglie un’asta solo perché un calcolo la dà scarica.
08

Esempio 1: trave Pratt, dati e reazioni

Una trave reticolare tipo Pratt in acciaio, con correnti paralleli, copre una luce di 12,00 m in 6 campi da 2,00 m; l’altezza è h = 2,00 m, quindi le diagonali sono inclinate di 45°. Gli arcarecci della copertura caricano i nodi superiori con 20 kN ciascuno, e i due nodi di estremità con metà carico, 10 kN. I dati sono didattici.

1020202020201000′11′22′33′44′55′66′i1s1i2s2i3s3i4s4i5s5i6s6m0m1m2m3m4m5m6d1d2d3d4d5d62,002,002,002,002,002,00L = 12,00 mh = 2,00 m
Esempio 1: numerazione dei nodi (0…6 in basso, 0′…6′ in alto) e delle aste: correnti inferiori i, superiori s, montanti m, diagonali d

Verifica di isostaticità. n = 14 nodi, a = 6 + 6 + 7 + 6 = 25 aste, r = 3 (cerniera nel nodo 0, carrello nel nodo 6): a + r = 28 = 2n. La trave è a generazione triangolare: isostatica.

Reazioni. Il carico totale vale 10 + 5 · 20 + 10 = 120 kN ed è simmetrico; non ci sono forze orizzontali.

R₀ = R₆ = 120 / 2 = 60 kN H₀ = 0

Con sen 45° = cos 45° = √2/2 ≈ 0,7071 la scomposizione degli sforzi diagonali è semplice: componente orizzontale e verticale sono uguali.

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Il metodo dei nodi, passo per passo

Si parte dal nodo 0, dove arrivano due sole aste. Tutte le aste incognite si ipotizzano tese (forza uscente dal nodo). Asse x verso destra, asse y verso l’alto.

nodo 0nodo 0′nodo 1N(i1)N(m0)R = 60m0 = −60 kN · i1 = 0N(s1)N(d1)m0: 60 kNspinge il nodo10 kNd1 = +70,71 kN · s1 = −50 kNi1 = 0N(i2)N(m1)d1m1 = −50 kN · i2 = +50 kN
Equilibrio dei nodi 0, 0′ e 1: le forze incognite sono disegnate uscenti (trazione); il montante m0, già noto e compresso, spinge il nodo 0′ verso l’alto
NodoEquazioniRisultati
0ΣY: 60 + N(m0) = 0 · ΣX: N(i1) = 0m0 = −60 kN, i1 = 0
0′ΣY: −10 + 60 − N(d1)·0,7071 = 0 · ΣX: N(s1) + N(d1)·0,7071 = 0d1 = +70,71 kN, s1 = −50 kN
1ΣX: N(i2) − N(i1) − 70,71·0,7071 = 0 · ΣY: N(m1) + 70,71·0,7071 = 0i2 = +50 kN, m1 = −50 kN
1′ΣY: −20 + 50 − N(d2)·0,7071 = 0 · ΣX: N(s2) − (−50) + N(d2)·0,7071 = 0d2 = +42,43 kN, s2 = −80 kN
2ΣX: N(i3) − 50 − 30 = 0 · ΣY: N(m2) + 30 = 0i3 = +80 kN, m2 = −30 kN
2′ΣY: −20 + 30 − N(d3)·0,7071 = 0 · ΣX: N(s3) + 80 + N(d3)·0,7071 = 0d3 = +14,14 kN, s3 = −90 kN
3simmetria: d4 = d3 · ΣY: N(m3) + 2·14,14·0,7071 = 0m3 = −20 kN, i4 = i3 = +80 kN
3′ (controllo)ΣY: −20 − N(m3) = −20 + 20 = 0 · ΣX: N(s4) − N(s3) = 0soddisfatto, s4 = s3 = −90 kN

Nel nodo 0′ si legge bene il ruolo del segno: il montante m0 è compresso (−60) e quindi spinge il nodo verso l’alto con 60 kN; il carico di 10 kN lo spinge in basso; i 50 kN che mancano all’equilibrio verticale li deve dare la diagonale d1, che tirando il nodo verso il basso a destra risulta tesa.

Il controllo nel nodo 3′. Quando si arriva in mezzeria tutte le aste del nodo 3′ sono già note: il carico di 20 kN è portato in basso dal montante m3 compresso, e i due tratti del corrente superiore si equilibrano. Se un’equazione di controllo non torna, c’è un errore a monte.
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I risultati dell’esempio 1

Per simmetria la metà destra ripete la sinistra. Riportiamo gli sforzi sullo schema, con il colore che indica il tipo di sollecitazione.

0−50+50−80+80−90+80−90+50−800−50−60−50−30−20−30−50−60+70,7+42,4+14,1+14,1+42,4+70,7trazione (tirante)compressione (puntone)asta scarica
Esempio 1, trave Pratt: sforzi nelle aste in kN (+ trazione, − compressione)
CampoCorrente superioreCorrente inferioreDiagonaleMontante (sinistro del campo)
1 (0 – 2 m)s1 = −50i1 = 0d1 = +70,71m0 = −60
2 (2 – 4 m)s2 = −80i2 = +50d2 = +42,43m1 = −50
3 (4 – 6 m)s3 = −90i3 = +80d3 = +14,14m2 = −30
mezzeriamontante centrale m3 = −20
  • Correnti: lo sforzo cresce dagli appoggi verso la mezzeria (50 → 80 → 90 kN), come il momento flettente di una trave appoggiata.
  • Diagonali: lo sforzo cresce dalla mezzeria verso gli appoggi (14 → 42 → 71 kN), come il taglio.
  • Montanti: tutti compressi; quelli di estremità portano la reazione d’appoggio (60 kN), quello centrale solo il carico del suo nodo (20 kN).
  • Le aste più sollecitate sono i correnti in mezzeria (90 kN) e le diagonali di estremità (70,7 kN): sono queste che dimensioneremo nella tavola 15.

I valori sono stati controllati con un secondo metodo indipendente, un calcolo agli spostamenti (elementi finiti) dell’intera reticolare: gli sforzi coincidono.

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Il metodo di Ritter: una sola asta

Quando interessa lo sforzo di poche aste, per esempio i correnti in mezzeria, non conviene risolvere tutti i nodi. Si taglia la trave con una sezione di Ritter che attraversa tre aste non concorrenti nello stesso punto, e si impone l’equilibrio di una delle due parti.

sezione di RitterN(s3)N(i3)N(d3)10202060polo di s3 (nodo 3)polo di i3 (nodo 2′)s3 ∥ i3: polo di d3all’infinito → ΣY = 0
Sezione nel terzo campo dell’esempio 1: si tagliano s3, d3, i3; la parte sinistra è in equilibrio sotto reazione, carichi e i tre sforzi incogniti (ipotizzati tesi)

Il polo di un’asta è il punto in cui si incontrano le altre due aste tagliate. Scrivendo l’equilibrio alla rotazione rispetto al polo, le altre due aste hanno braccio nullo e resta una sola incognita.

s3, polo nel nodo 3: N(s3)·h + [60·6 − 10·6 − 20·4 − 20·2] = 0 → N(s3) = −180 / 2 = −90 kN
i3, polo nel nodo 2′: N(i3)·h − [60·4 − 10·4 − 20·2] = 0 → N(i3) = 160 / 2 = +80 kN
d3, polo all’infinito (s3 ∥ i3): ΣY = 60 − 10 − 20 − 20 − N(d3)·0,7071 = 0 → N(d3) = +14,14 kN

Le quantità tra parentesi quadre sono i momenti, rispetto al polo, delle forze che stanno a sinistra della sezione: sono proprio i momenti flettenti che avrebbe una trave piena con gli stessi carichi, nelle sezioni x = 6 m e x = 4 m. I risultati coincidono con quelli del metodo dei nodi.

Come scegliere la sezione. Deve tagliare la trave in due parti separate e intercettare al massimo tre aste di sforzo incognito, non tutte concorrenti nello stesso punto e non tutte parallele. Se due aste tagliate sono parallele (come i correnti), per la terza si usa l’equilibrio alla traslazione nella direzione perpendicolare a esse.
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L’analogia con la trave piena

Il metodo di Ritter suggerisce una lettura molto utile. Per una reticolare a correnti paralleli di altezza h, caricata nei nodi, si può pensare a una trave piena equivalente con la stessa luce, gli stessi vincoli e gli stessi carichi.

100160180160100MkN·mN corrente = M / h→ 50 · 80 · 90 kN+50+30+10−10−30−50VkNN diagonale =V / sen α→ 70,7 · 42,4 · 14,1carico equivalente: 10 + 5 · 20 + 10 = 120 kN su 12 m; reazioni 60 kN
Esempio 1: diagrammi di momento e taglio della trave equivalente; il momento diviso per h dà lo sforzo nei correnti, il taglio diviso per sen α quello nelle diagonali
N(corrente) = ± M(polo) / h N(diagonale) = ± V(campo) / sen α
  • I correnti formano la coppia interna che equilibra il momento flettente: con M positivo (fibre inferiori tese, convenzione del corso) il corrente inferiore è teso e il superiore compresso. M si calcola nel polo dell’asta, cioè nel nodo opposto del campo.
  • Le diagonali portano il taglio: in ogni campo la componente verticale della diagonale equilibra il taglio di quel campo. Il segno dipende dal verso della diagonale (vedi Pratt e Howe, tavola 13).
  • I montanti riportano da un corrente all’altro i carichi dei nodi e la componente verticale delle diagonali che vi arrivano.

Nell’esempio: M = 100, 160, 180 kN·m nei nodi 1, 2, 3; divisi per h = 2 m danno 50, 80, 90 kN, gli sforzi dei correnti. Il taglio vale 50, 30, 10 kN nei campi 1, 2, 3; diviso per sen 45° dà 70,7, 42,4, 14,1 kN, gli sforzi delle diagonali.

Conseguenza progettuale. Raddoppiando l’altezza h, gli sforzi nei correnti si dimezzano. Ecco perché le reticolari si fanno alte: è lo stesso principio della trave a doppio T, in cui le ali lontane dall’asse neutro danno molta resistenza con poco materiale. Il limite è l’ingombro, e il fatto che le aste di parete si allungano e diventano più sensibili all’instabilità.
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Pratt o Howe: il verso delle diagonali

Rifacciamo l’esempio 1 con le diagonali girate dall’altra parte, cioè salenti verso la mezzeria: è la trave Howe. Geometria e carichi sono gli stessi.

+500+80−50+90−80+90−80+80−50+500−10+30+100+10+30−10−70,7−42,4−14,1−14,1−42,4−70,7trazione (tirante)compressione (puntone)asta scarica
Trave Howe con gli stessi carichi dell’esempio 1: sforzi in kN; diagonali compresse, montanti tesi, s1, s6 e m3 scariche
GrandezzaPrattHowe
Diagonalitese: +70,7 / +42,4 / +14,1 kNcompresse: −70,7 / −42,4 / −14,1 kN
Montanti internicompressi: −50 / −30 / −20 kNtesi: +30 / +10 / 0 kN
Corrente superiore max−90 kN (campi centrali)−80 kN
Corrente inferiore max+80 kN+90 kN (campi centrali)

Il valore assoluto degli sforzi nelle diagonali è lo stesso, perché dipende solo dal taglio; cambia il segno. Cambia anche il polo dei correnti, che nella Howe cade nell’altro nodo del campo: per questo i correnti hanno valori «scalati» di un campo.

  • Pratt in acciaio: le aste più lunghe (le diagonali, lunghe h·√2) sono tese e non soffrono di instabilità; le compresse (i montanti) sono corte. È la scelta più comune per le travi in acciaio con carichi verso il basso.
  • Howe in legno: il legno lavora bene a compressione e le giunzioni a compressione (per contatto, con incastri a dente) sono semplici; le aste tese, i montanti, si realizzavano con barre di ferro filettate. È la logica delle reticolari ottocentesche in legno.
  • Attenzione al verso dei carichi: se il carico si inverte (per esempio la depressione del vento su una copertura leggera), si invertono anche tutti i segni. Una Pratt sollevata dal vento ha le diagonali compresse.
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Esempio 2: capriata con monaco e saettoni

Una capriata in legno copre una luce di 8,00 m con altezza al colmo H = 2,00 m (pendenza 50%). Gli arcarecci caricano i nodi D, K, E con 10 kN ciascuno, i nodi d’appoggio A e B con 5 kN. I saettoni partono dal piede del monaco (C) e raggiungono i puntoni a metà falda (D ed E). Dati didattici.

schema e carichisforzi (kN)10101055ACBDKEcatenapuntonemonacosaettone2,002,002,002,00H = 2,00+30+30−33,5−22,4−22,4−33,5+10−11,2−11,2R(A) = R(B) = 20 kN
Esempio 2: a sinistra schema, nomi delle aste e carichi; a destra gli sforzi (kN). Catena e monaco tesi, puntoni e saettoni compressi

Isostaticità: n = 6, a = 9 (2 tratti di catena, 4 tratti di puntone, monaco, 2 saettoni), r = 3: 12 = 2·6. Reazioni: carico totale 40 kN simmetrico, R(A) = R(B) = 20 kN. Angolo delle falde: tg α = 2/4 = 0,5, α = 26,57°, sen α = 0,4472, cos α = 0,8944. I saettoni D–C ed E–C hanno la stessa inclinazione.

NodoEquazioniRisultati
AΣY: 20 − 5 + N(AD)·0,4472 = 0 · ΣX: N(AC) + N(AD)·0,8944 = 0puntone AD = −33,54 kN, catena AC = +30,00 kN
DΣX: (N(DK) + N(DC) − N(AD))·0,8944 = 0 · ΣY: (N(DK) − N(DC) − N(AD))·0,4472 − 10 = 0N(DK) + N(DC) = −33,54; N(DK) − N(DC) = −11,18 → puntone DK = −22,36 kN, saettone DC = −11,18 kN
Ksimmetria: N(KE) = N(DK) · ΣY: −10 + 2·22,36·0,4472 − N(KC) = 0monaco KC = +10,00 kN
C (controllo)ΣY: 10 − 2·11,18·0,4472 = 10 − 10 = 0 · ΣX: catena uguale a destra e a sinistrasoddisfatto

Controllo con Ritter. Una sezione verticale a 3 m da A taglia il puntone DK, il saettone DC e la catena AC. Il polo della catena è D (dove si incontrano DK e DC), a 1,00 m di altezza: N(AC)·1,00 = (20 − 5)·2,00 = 30 kN·m, quindi N(AC) = +30 kN, come col metodo dei nodi.

  • La catena è tesa (+30 kN): impedisce ai puntoni di aprirsi e di spingere sui muri. Senza catena la copertura spingerebbe orizzontalmente come un arco (F2, tavola 09).
  • Il monaco è teso (+10 kN): non «regge» il colmo, ma è appeso al colmo e sostiene il nodo C, dove arrivano i saettoni. Per questo nelle capriate storiche il monaco spesso non tocca la catena, oppure la sostiene con una staffa.
  • I saettoni sono compressi (−11,18 kN) e spezzano a metà la lunghezza libera dei puntoni, che sono le aste più compresse (−33,54 kN all’appoggio).
Montanti scarichi. Se nella stessa capriata si aggiungono due montanti sotto D ed E, fino alla catena (è la capriata a montanti e diagonali della tavola 03), con questi carichi risultano scarichi per la regola 2: nel loro nodo inferiore arrivano due tratti di catena allineati. Lavorerebbero solo con un carico appeso alla catena, per esempio un controsoffitto.
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Dagli sforzi alle aste: tiranti e puntoni

Calcolati gli sforzi, ogni asta si dimensiona come un elemento soggetto a sforzo normale. Ma tiranti e puntoni si comportano in modo molto diverso.

tirante: σ = N / Apuntone: instabilità (carico di punta)NNresistenza della sezione:A ≥ N / f(yd) (area netta se ci sono fori)NNL₀ = distanza tra i nodiN(cr) = π² · E · I / L₀²conta il raggio d’inerzia minimo i = √(I/A)
Il tirante resta rettilineo e si verifica con la resistenza della sezione; il puntone snello sbanda lateralmente (instabilità) prima di raggiungere la resistenza del materiale

Tiranti. Si verifica la resistenza della sezione (lezioni H1 e H3): σ = N/A ≤ fyd. Per l’acciaio S235, con fyk = 235 MPa e γM0 = 1,05, si ha fyd ≈ 223,8 MPa. Per il corrente inferiore dell’esempio 1, N = 80 kN:

A ≥ N / f(yd) = 80 000 / 223,8 ≈ 357 mm²

Se l’asta è collegata con bulloni, i fori riducono la sezione: si verifica anche l’area netta in corrispondenza dei fori, con la resistenza a rottura dell’acciaio e il coefficiente γM2 = 1,25 (NTC 2018, Tab. 4.2.VII).

Puntoni. Un’asta compressa e snella non arriva a schiacciarsi: a un certo carico sbanda lateralmente. È l’instabilità per carico di punta. Per un’asta con estremità a cerniera il carico critico è quello di Eulero:

N(cr) = π² · E · I / L₀²     λ = L₀ / i     i = √(I / A)

L₀ è la lunghezza libera di inflessione: nel piano della trave, per nodi considerati a cerniera, è la distanza tra i nodi. Fuori dal piano dipende da dove il corrente compresso è trattenuto lateralmente (arcarecci collegati a un controvento): può essere molto più lunga. λ è la snellezza; conta il raggio d’inerzia minimo della sezione. Le NTC 2018 raccomandano di non superare λ = 200 per le membrature principali e 250 per quelle secondarie.

Esempio. Corrente superiore dell’esempio 1, N = −90 kN, L₀ = 2,00 m nel piano e fuori piano (arcarecci controventati su ogni nodo). Tubo tondo 76,1 × 4,0 mm in S235 (valori di profilario indicativi, da verificare sul profilario): A = 906 mm², I = 59,06 cm⁴, i = 25,5 mm.

PassoCalcoloRisultato
Snellezzaλ = 2000 / 25,578,3
Carico criticoN(cr) = π² · 210 000 · 590 555 / 2000²306 kN
Snellezza adimensionaleλ̄ = √(A · fyk / N(cr)) = √(906 · 235 / 306 000)0,834
Coefficiente di riduzionecurva a (α = 0,21): Φ = 0,5·[1 + α(λ̄ − 0,2) + λ̄²] = 0,914; χ = 1 / (Φ + √(Φ² − λ̄²))χ = 0,776
Resistenza all’instabilitàNb,Rd = χ · A · fyk / γM1 = 0,776 · 906 · 235 / 1,05157 kN ≥ 90 kN

La verifica è soddisfatta con un coefficiente di utilizzo 90/157 ≈ 0,57. Senza instabilità la stessa sezione resisterebbe a A · fyd ≈ 203 kN: il carico di punta ha «tolto» circa il 22% della resistenza.

Valori di norma da verificare. I coefficienti γM0 = γM1 = 1,05 e γM2 = 1,25 sono quelli della Tab. 4.2.VII delle NTC 2018; la formula di χ è quella del § 4.2.4.1.3.1. La curva di instabilità (qui la curva a, che l’Eurocodice 3 assegna ai tubi finiti a caldo) e il fattore α si leggono nella Tab. 4.2.VIII. Il testo va comunque verificato nella versione vigente prima di qualsiasi uso progettuale. Per le aste in legno il procedimento è analogo, con i coefficienti dell’Eurocodice 5 (lezione H2).
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La freccia di una trave reticolare

Ogni asta si allunga o si accorcia di ΔL = N·L/(E·A) (legge di Hooke, lezione L1). La somma di questi piccoli allungamenti fa abbassare i nodi. Per calcolare l’abbassamento di un nodo si usa il principio dei lavori virtuali.

v = Σ N · n · L / (E · A)

N sono gli sforzi dovuti ai carichi veri; n sono gli sforzi dovuti a una forza unitaria (1 kN) applicata nel nodo di cui si cerca lo spostamento, nella direzione cercata; la somma si estende a tutte le aste. Gli sforzi n si calcolano con gli stessi metodi visti finora.

Esempio 1, abbassamento del nodo 3 (mezzeria del corrente inferiore). Correnti con A = 2 400 mm², aste di parete con A = 1 200 mm², E = 210 000 MPa (valori didattici). Con la forza unitaria nel nodo 3 si ha n = −0,5, −1, −1,5 nei correnti superiori, +0,5, +1 negli inferiori (i1 e i6 scarichi), +0,707 nelle diagonali, −0,5 nei montanti tranne m3, che è scarico.

v = 5,87 mm (spostamenti × 150)correnti A = 2 400 mm² · aste di parete A = 1 200 mm² · E = 210 000 MPa
Deformata dell’esempio 1 calcolata dalle deformazioni assiali delle aste, con spostamenti amplificati 150 volte
Gruppo di asteContributo alla frecciaQuota
Correnti (superiore e inferiore)2,74 mm47%
Diagonali2,02 mm34%
Montanti1,11 mm19%
Totalev = 5,87 mmL / v ≈ 2 040

Il risultato è stato controllato con un calcolo agli spostamenti indipendente: 5,87 mm in entrambi i casi. Interessante il confronto con una «trave piena equivalente» che abbia per momento d’inerzia solo quello dei correnti, I ≈ 2·A·(h/2)² = 4,8·10⁹ mm⁴: con q = 10 kN/m la formula 5qL⁴/(384EI) dà circa 2,7 mm, meno della metà. Nella reticolare le aste di parete si deformano e contribuiscono per più della metà della freccia: è l’equivalente della deformazione a taglio, che nelle travi piene snelle si trascura.

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Errori comuni e controlli

  • Confondere il verso della forza nel nodo: un’asta tesa tira il nodo verso di sé, una compressa lo spinge. Ipotizzare tutte le aste tese e lasciar decidere il segno evita l’errore.
  • Scomporre male le inclinate: controllare che cos α vada con la componente orizzontale e che il verso segua l’asta dal nodo verso l’altra estremità.
  • Partire da un nodo con tre incognite: due equazioni non bastano. Si sceglie un altro nodo, oppure si usa Ritter.
  • Dimenticare carichi e reazioni nei nodi d’appoggio: il carico di estremità (qui 10 kN) e la reazione agiscono entrambi.
  • Usare le regole delle aste scariche in un nodo caricato: le regole valgono solo per nodi senza carichi e senza vincoli.
  • Verificare i puntoni solo a resistenza: nelle aste compresse la verifica che comanda è quasi sempre quella di instabilità, anche fuori dal piano della trave.

Controlli rapidi: equazioni del nodo finale soddisfatte; simmetria degli sforzi con carichi simmetrici; correnti confrontati con M/h e diagonali con V/sen α; confronto con un programma di calcolo.

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Autovalutazione

Problema 1

Contare nodi, aste e reazioni e classificare: (a) trave Warren a 4 campi senza montanti, con cerniera e carrello; (b) la trave Pratt dell’esempio 1 con una seconda diagonale incrociata nei due campi centrali; (c) la trave Pratt dell’esempio 1 senza la diagonale d3.

Problema 2

Trave Howe con la geometria e i carichi dell’esempio 1. Individuare le aste scariche e calcolare gli sforzi in m0, d1, m1 e i3.

Problema 3

Trave Pratt a 8 campi da 2,50 m (luce 20 m), altezza 2,00 m, carichi di 15 kN nei nodi superiori interni e 7,5 kN in quelli di estremità. Calcolare con Ritter lo sforzo nel corrente superiore dei campi centrali e nel corrente inferiore del secondo campo, e con l’analogia della trave lo sforzo nella prima diagonale.

Problema 4

Capriata con monaco e saettoni come l’esempio 2, ma con luce 10,00 m, altezza al colmo 2,50 m, carichi di 12 kN nei nodi della falda e 6 kN sugli appoggi. Calcolare reazioni, catena, puntoni, monaco e saettoni.

Problema 5

Verificare all’instabilità il corrente superiore dell’esempio 1 (N = −90 kN, L₀ = 2,00 m) con un tubo 76,1 × 4,0 sostituito da un tubo 60,3 × 3,2 in S235 (A = 574 mm², i = 20,2 mm; curva a, γM1 = 1,05).

Risultati per il controllo

  • Problema 1. (a) n = 9, a = 15, r = 3: 18 = 18, isostatica; (b) n = 14, a = 27, r = 3: 30 > 28, iperstatica di grado 2; (c) n = 14, a = 24, r = 3: 27 < 28, labile (il terzo campo è un quadrilatero articolato).
  • Problema 2. Scariche: s1, s6 (nel nodo 0′ arrivano solo m0 e s1 e non ci sono forze orizzontali) e m3 (regola 2 nel nodo 3). m0 = −10 kN; d1 = −70,71 kN; m1 = +30 kN; i3 = +90 kN.
  • Problema 3. R = 60 kN; M in mezzeria = 60·10 − 7,5·10 − 15·(7,5 + 5 + 2,5) = 300 kN·m, s centrale = −150 kN; i2: M nel nodo 1′ = (60 − 7,5)·2,5 = 131,25 kN·m, i2 = +65,63 kN; sen α = 2,00/√(2,50² + 2,00²) = 2,00/3,20 ≈ 0,6247 (α ≈ 38,7°), d1 = 52,5/0,6247 = +84,04 kN.
  • Problema 4. Stessa geometria in scala e stessa pendenza: gli sforzi crescono come i carichi (× 1,2). R = 24 kN; catena +36 kN; puntone all’appoggio −40,25 kN, al colmo −26,83 kN; monaco +12 kN; saettoni −13,42 kN.
  • Problema 5. λ = 2000/20,2 = 98,9; λ̄ = 98,9/93,9 = 1,053; Φ = 1,144; χ = 0,628; Nb,Rd = 0,628·574·235/1,05 = 80,7 kN < 90 kN: non verificato. Serve il tubo più grande (157 kN).
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Riepilogo dei concetti chiave

  • Trave reticolare: aste rettilinee collegate nei nodi; con nodi a cerniera e carichi nei nodi ogni asta è una biella, tesa (tirante, +) o compressa (puntone, −).
  • Parti: corrente superiore e inferiore (le «ali»), montanti e diagonali (l’«anima»), nodi, campi.
  • Tipologie: a correnti paralleli (Pratt, Howe, Warren) e capriate (con monaco e saettoni, a montanti e diagonali, Polonceau). Il verso delle diagonali decide quali aste sono tese.
  • Isostaticità: a + r = 2n con aste ben disposte (generazione triangolare); minore: labile; maggiore: iperstatica.
  • Aste scariche: nodo scarico con due aste non allineate, oppure con tre aste di cui due allineate (la terza è scarica).
  • Metodo dei nodi: ΣX = 0 e ΣY = 0 in ogni nodo, partendo da nodi con due incognite e ipotizzando le aste tese; l’ultimo nodo fa da controllo.
  • Metodo di Ritter: sezione su tre aste, equilibrio alla rotazione rispetto al polo dell’asta cercata (o alla traslazione se il polo è all’infinito).
  • Analogia con la trave: N(corrente) = M/h, N(diagonale) = V/sen α. Più altezza, meno sforzo nei correnti.
  • Capriata: catena e monaco tesi, puntoni e saettoni compressi; la catena assorbe la spinta.
  • Dimensionamento: tiranti a resistenza (A ≥ N/fyd, area netta); puntoni a instabilità, N(cr) = π²EI/L₀², con i coefficienti di norma da verificare.
  • Freccia: v = Σ N·n·L/(E·A); le aste di parete pesano molto e non vanno trascurate.