Rotazioni e Frecce di Travi Appoggiate e Mensole
1.2 M1 — Rotazioni e Frecce di Travi Appoggiate e Mensole

Rotazioni e Frecce di Travi Appoggiate e Mensole

Come si calcolano rotazione e freccia di una trave appoggiata e di una mensola: linea elastica, doppia integrazione, trave coniugata, tutti i casi esemplari e la sovrapposizione degli effetti.

Materia — Progettazione, Costruzione e Impianti Indirizzo — CAT, Costruzioni Ambiente e Territorio Durata — 3 ore
qφAφBvtrave appoggiatarotazioni φ agli appoggi, freccia v al centroPφvmensolarotazione e freccia massime all’estremo libero
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Perché calcolare rotazioni e frecce

Una trave può essere abbastanza resistente e comunque inadatta: se si inflette troppo, i pavimenti si fessurano, le tramezze si lesionano, le porte si incastrano, l’acqua ristagna sulle coperture. La verifica di resistenza (σ e τ, L2-L6) non basta: serve anche la verifica di deformabilità.

In una trave inflessa ogni sezione si sposta verso il basso (freccia v) e ruota (rotazione φ). Le due grandezze sono legate: la rotazione è la pendenza della linea deformata. Saperle calcolare serve a tre scopi.

  • Verificare la deformabilità: la freccia massima deve restare entro un limite, espresso come frazione della luce (stato limite di esercizio).
  • Calcolare gli spostamenti di strutture composte: la rotazione di un estremo trascina il tratto che segue, e lo sposta di una quantità proporzionale alla sua lunghezza.
  • Risolvere le travi iperstatiche: l’uguaglianza delle rotazioni su due lati di un appoggio fornisce le equazioni che mancano alla statica. È il tema della lezione sulle travi continue (1 UD29), per la quale questa lezione è propedeutica.
Che cosa vedremo. Definizioni e convenzioni di segno; dal momento alla linea elastica; i due metodi di calcolo (doppia integrazione e trave coniugata); tutti i casi esemplari di trave appoggiata (forza, carico uniforme e triangolare, coppie) e di mensola; la tabella riassuntiva; la sovrapposizione degli effetti; esempi numerici in acciaio e in legno; errori comuni e cinque problemi.

I limiti di freccia dipendono dall’uso dell’elemento (coperture, solai, elementi che portano tramezze fragili) e dal materiale; sono dell’ordine di una frazione della luce, tra L/200 e L/500. I valori esatti sono nelle NTC 2018 e nelle norme di materiale: da verificare sul testo vigente.

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Rotazione e freccia: definizioni e convenzioni

Sotto carico l’asse della trave, rettilineo, diventa una curva: la linea elastica. Ne studiamo due grandezze, lo spostamento verticale e la rotazione.

xv (positivo in basso)v(x)φlinea elastica (deformata amplificata)Convenzionix lungo l’asse della trave, verso destrav spostamento verticale, positivo in bassoφ = dv/dx rotazione della sezioneφ positiva se oraria (piccole rotazioni)M positivo se tende le fibre inferioriEI·v″ = − M (linea elastica)1/ρ ≈ − v″ = M / EI (curvatura)
La linea elastica di una trave appoggiata (amplificata): spostamento verticale v, tangente alla curva e rotazione φ
  • Freccia v(x): spostamento verticale del baricentro della sezione a distanza x dall’origine; positiva verso il basso. Si misura in mm.
  • Rotazione φ(x): angolo di cui ruota la sezione, uguale all’angolo tra la tangente alla linea elastica e l’asse indeformato. Si misura in radianti (1 rad = 57,3°) ed è un numero puro.
  • Piccole rotazioni: nelle travi reali φ è dell’ordine di qualche millesimo di radiante, quindi tan φ ≈ φ e vale φ = dv/dx. È l’ipotesi di piccoli spostamenti usata anche in L2.
  • Segni: x verso destra, v positivo in basso, φ positiva se oraria, M positivo se tende le fibre inferiori (come in G1). Con questa scelta una trave inflessa verso il basso ha v positivo e φ positiva nell’estremo sinistro.
GrandezzaSimboloUnità consigliata
Modulo elasticoEMPa = N/mm²
Momento d’inerziaImm⁴ (1 cm⁴ = 10⁴ mm⁴)
Rigidezza flessionaleEIN·mm²
Momento flettenteMN·mm (1 kN·m = 10⁶ N·mm)
Carico distribuitoqN/mm (= kN/m)
Frecciavmm
Rotazioneφrad
Perché mm e N. Se si mescolano metri e millimetri nelle formule le frecce risultano sbagliate di fattori 10³ o 10⁶. Si converte tutto in N e mm prima di sostituire; il risultato è in mm per la freccia e in radianti per la rotazione.
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Dal momento alla linea elastica

La curvatura di una trave inflessa è già nota da L2: 1/ρ = M / (EI). Per piccole rotazioni la curvatura è la derivata seconda dello spostamento, e da qui nasce l’equazione della linea elastica.

EI · v″(x) = − M(x)

Il segno meno deriva dalle convenzioni: con v positivo verso il basso e M positivo quando le fibre inferiori sono tese, la trave si incurva verso il basso e la derivata seconda di v è negativa. Derivando ancora si ottengono le relazioni con taglio e carico.

GrandezzaRelazione con vCome si ottiene
Carico q (positivo verso il basso)EI · v⁗ = qdato del problema
Taglio VEI · v‴ = − Vintegrando −q
Momento flettente MEI · v″ = − Mintegrando V
Rotazione φEI · v′ = EI · φintegrando −M, più una costante
Freccia vEI · vintegrando φ, più una seconda costante

Procedura generale

  • 1. Calcolare le reazioni vincolari con le equazioni di equilibrio (F1).
  • 2. Scrivere M(x) in ogni tratto in cui cambia la legge del carico.
  • 3. Integrare due volte EI·v″ = −M(x): compaiono due costanti per ogni tratto.
  • 4. Fissare le costanti con le condizioni al contorno: sull’appoggio v = 0; sull’incastro v = 0 e φ = 0; tra due tratti consecutivi v e φ sono continue.
  • 5. Valutare φ e v dove servono (appoggi, estremi liberi, mezzeria) e trovare il massimo di v dove φ = 0.
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Metodo della doppia integrazione: due casi svolti

Applichiamo la procedura a due casi che serviranno da riferimento: la trave appoggiata con carico uniforme e la mensola con una forza all’estremo.

Trave appoggiata con carico uniforme q (luce L)

Le reazioni valgono qL/2. Il momento a distanza x dall’appoggio sinistro è M(x) = qLx/2 − qx²/2, quindi:

EI·v″ = − q·L·x/2 + q·x²/2
EI·φ = EI·v′ = − q·L·x²/4 + q·x³/6 + C₁
EI·v = − q·L·x³/12 + q·x⁴/24 + C₁·x + C₂

Condizioni al contorno: v(0) = 0 dà C₂ = 0; v(L) = 0 dà −qL⁴/12 + qL⁴/24 + C₁·L = 0, cioè C₁ = qL³/24. Sostituendo:

φ(x) = q·(L³ − 6·L·x² + 4·x³) / (24·EI)
v(x) = q·x·(L³ − 2·L·x² + x³) / (24·EI)

Agli appoggi φA = qL³/(24EI) (oraria) e φB = −qL³/(24EI) (antioraria); in mezzeria, dove φ = 0, v = 5·q·L⁴ / (384·EI).

Mensola con forza P all’estremo libero (lunghezza L, x dall’incastro)

Il momento è M(x) = −P·(L − x), negativo perché le fibre superiori sono tese. Integrando:

EI·v″ = P·(L − x)
EI·φ = P·(L·x − x²/2)
EI·v = P·(L·x²/2 − x³/6)

In questo caso le costanti sono nulle, perché all’incastro φ(0) = 0 e v(0) = 0. All’estremo libero:

φ = P·L² / (2·EI)
v = P·L³ / (3·EI)
Quando il metodo diventa pesante. Con più carichi o più tratti compaiono due costanti per ogni tratto e i sistemi si moltiplicano. Per questo si ricorre ai casi esemplari tabulati, alla sovrapposizione degli effetti, o al metodo della trave coniugata.
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Il metodo della trave coniugata

Confrontiamo due relazioni: per la trave reale M″ = − q, per la linea elastica EI·v″ = − M, cioè v″ = − M/EI. Hanno la stessa forma: il momento della trave reale sta al carico come la freccia sta a M/EI.

Se si carica una trave fittizia, la trave coniugata, con un carico M/EI (diretto verso il basso dove M è positivo), il suo momento flettente M* è la freccia v e il suo taglio V* è la rotazione φ della trave reale.

φ = V* (taglio della coniugata)
v = M* (momento della coniugata)
Mtrave realetrave coniugata, carico fittizio M/EIM/EIR*A = φAR*B = φBv = M* (momento)Pmensola realeconiugata: incastro e estremo libero scambiatiM/EIV* = φ e M* = v all’estremo
La trave reale e la sua coniugata. A sinistra una coppia in A, a destra la mensola con forza all’estremo; il diagramma M/EI è il carico della trave fittizia

Perché valgano le stesse condizioni al contorno, i vincoli della coniugata sono diversi da quelli reali:

Trave reale (v, φ)Trave coniugata (M*, V*)
Appoggio di estremità: v = 0, φ ≠ 0Appoggio di estremità
Incastro: v = 0, φ = 0Estremo libero (M* = 0, V* = 0)
Estremo libero: v ≠ 0, φ ≠ 0Incastro
Appoggio intermedio: v = 0, φ continuaCerniera interna (M* = 0, V* continuo)
Cerniera interna: φ discontinua, v continuaAppoggio intermedio

Esempio: coppia M applicata in A

Il diagramma M/EI è un triangolo con valore M/EI in A e nullo in B: la sua area è M·L/(2EI) e il baricentro è a L/3 da A. Le reazioni della coniugata sono le rotazioni:

φA = (M·L / 2EI) · (2L/3) / L = M·L / (3·EI)
φB = (M·L / 2EI) · (L/3) / L = M·L / (6·EI)

La freccia massima si trova dove V* = 0: la distanza da A è x = L·(1 − 1/√3) ≈ 0,423·L. Lì il momento della coniugata dà v = M·L² / (9·√3·EI).

Esempio: mensola con forza all’estremo

La coniugata è incastrata nell’estremo reale libero. Il carico è un triangolo di area P·L²/(2EI), con baricentro a 2L/3 dalla sezione di incastro della coniugata. Quindi φ = V* = P·L²/(2EI) e v = M* = (P·L²/2EI)·(2L/3) = P·L³/(3EI): gli stessi risultati della doppia integrazione.

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Trave appoggiata: forze concentrate

Cominciamo dai casi esemplari di trave appoggiata (luce L, rigidezza EI costante) con una forza concentrata. Le figure mostrano la deformata, molto amplificata, e le formule.

PφAφBForza P in mezzeriaφA = φB = P·L² / (16·EI)v max = P·L³ / (48·EI) in mezzeriarotazione massima agli appoggi, freccia al centroPabφAφBForza P a distanza a da A (b = L − a)φA = P·a·b·(L + b) / (6·EI·L)φB = P·a·b·(L + a) / (6·EI·L)v sotto il carico = P·a²·b² / (3·EI·L)il massimo cade nel tratto più lungo
Trave appoggiata con forza in mezzeria e con forza in posizione generica: rotazioni agli appoggi e frecce

Forza in mezzeria

Il diagramma M/EI è un triangolo con picco P·L/(4EI) in mezzeria e area P·L²/(8EI). Metà dell’area è portata da ogni appoggio della coniugata: φA = φB = P·L²/(16·EI). La freccia in mezzeria è il momento della coniugata nel punto centrale:

v = (P·L² / 16EI) · (L/2) − (P·L² / 16EI) · (L/6) = P·L³ / (48·EI)

Forza a distanza a dall’appoggio A (b = L − a)

  • Rotazioni: φA = P·a·b·(L + b)/(6·EI·L) e φB = P·a·b·(L + a)/(6·EI·L). L’appoggio più vicino al carico ruota di più (se a < b allora L + b > L + a).
  • Freccia sotto il carico: v = P·a²·b²/(3·EI·L). Si ritrova la formula della mezzeria con a = b = L/2.
  • Freccia massima: se la forza è oltre la mezzeria (a ≥ b) il massimo cade a distanza x = √((L² − b²)/3) da A e vale P·b·(L² − b²)^(3/2) / (9·√3·EI·L); altrimenti si scambiano i ruoli di A e B. Il massimo è sempre nel tratto più lungo e poco lontano dalla mezzeria.
Controllo. Con a = b = L/2 la formula di φA diventa P·(L/2)·(L/2)·(3L/2)/(6·EI·L) = P·L²/(16·EI): coincide con il caso della mezzeria.
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Trave appoggiata: carichi distribuiti

Per i solai e le coperture il carico tipico è distribuito. Il caso fondamentale è il carico uniforme q su tutta la luce; accanto c’è il carico triangolare (spinta del terreno, carico di un fluido).

qφAφBCarico uniformemente distribuito qφA = φB = q·L³ / (24·EI)v max = 5·q·L⁴ / (384·EI) in mezzeriacon R = q·L/2 a ogni appoggioqφAφBCarico triangolare, nullo in A e q in BφA = 7·q·L³ / (360·EI)φB = q·L³ / (45·EI)v max ≈ 0,00652·q·L⁴ / EI a 0,519·L da Ala risultante q·L/2 sta a 2L/3 da A
Trave appoggiata con carico uniforme e con carico triangolare: rotazioni e frecce
  • Carico uniforme: φA = φB = q·L³/(24·EI), v max = 5·q·L⁴/(384·EI) in mezzeria (derivate nella tavola 04). Le reazioni valgono q·L/2.
  • Confronto con la forza equivalente: una forza P = q·L in mezzeria dà v = q·L⁴/(48·EI) = 8·q·L⁴/(384·EI). Il carico distribuito inflette il 62,5% di quella freccia (5/8): conta come la forza è distribuita, non solo quanto vale.
  • Carico triangolare (nullo in A, q in B): φA = 7·q·L³/(360·EI), φB = q·L³/(45·EI) = 8·q·L³/(360·EI). L’estremo dove il carico è maggiore ruota di più. La freccia massima, 0,00652·q·L⁴/EI, è a circa 0,519·L da A, poco oltre la mezzeria.
  • Stessa risultante, stessa freccia: la risultante del carico triangolare è Q = q·L/2. In funzione di Q la freccia massima è 0,01304·Q·L³/EI, quasi uguale a quella del carico uniforme di risultante Q, 5/384 = 0,01302·Q·L³/EI. Per stimare la freccia basta quindi la risultante, con piccoli errori.
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Trave appoggiata: coppie applicate

Una coppia applicata a una trave appoggiata è il caso fondamentale per le travi continue: in corrispondenza degli appoggi intermedi le travi si trasmettono proprio dei momenti.

MφAφBCoppia M applicata in AφA = M·L / (3·EI)φB = M·L / (6·EI)v max = M·L² / (9·√3·EI) a 0,423·L da Ala rotazione è doppia nell’estremo caricatoMMφAφBDue coppie M uguali ai due estremiφA = φB = M·L / (2·EI)v max = M·L² / (8·EI) in mezzeriamomento costante: flessione pura, arco di cerchioMφAφBCoppia M in mezzeriaφA = φB = M·L / (24·EI)v in mezzeria = 0 (antisimmetria)in mezzeria la rotazione vale M·L / (12·EI)
Trave appoggiata con una coppia all’estremo A, con due coppie uguali agli estremi e con una coppia in mezzeria
  • Coppia M in A: φA = M·L/(3·EI) nell’estremo caricato, φB = M·L/(6·EI) nell’altro, in verso opposto. La rotazione dell’estremo caricato è doppia. La freccia massima M·L²/(9·√3·EI) cade a 0,423·L da A (dimostrato nella tavola 05).
  • Due coppie uguali ai due estremi: il momento è costante e uguale a M: è la flessione pura di L2. La linea elastica è un arco di parabola (piccole rotazioni), con φA = φB = M·L/(2·EI) e v max = M·L²/(8·EI) in mezzeria. Verifica: con ρ = EI/M, v = L²/(8ρ).
  • Coppia M in mezzeria: la deformata è antisimmetrica rispetto al centro: v è nulla in mezzeria, φA = φB = M·L/(24·EI), mentre la rotazione al centro vale M·L/(12·EI).
Perché servono. Nelle travi continue il momento sull’appoggio intermedio agisce sulle due campate come una coppia applicata all’estremo. Le formule di questa tavola, φA = ML/(3EI) e φB = ML/(6EI), sono i coefficienti che compaiono nell’equazione dei tre momenti.
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Mensola: forza, carico uniforme, coppia

Nella mensola (incastro in A, estremo libero in B) la rotazione e la freccia sono massime all’estremo libero. I tre casi fondamentali sono la forza P, il carico uniforme q e la coppia M applicati all’estremo.

PφForza P all’estremo liberoφ = P·L² / (2·EI)v = P·L³ / (3·EI)massimi all’estremo liberoqφCarico uniformemente distribuito qφ = q·L³ / (6·EI)v = q·L⁴ / (8·EI)massimi all’estremo liberoMφCoppia M all’estremo liberoφ = M·L / EIv = M·L² / (2·EI)momento costante: la mensola si piega ad arco
Mensola con forza all’estremo libero, con carico uniforme e con coppia all’estremo
CaricoRotazione φ all’estremoFreccia v all’estremoRapporto v/(φ·L)
Forza PP·L² / (2·EI)P·L³ / (3·EI)2/3
Carico uniforme qq·L³ / (6·EI)q·L⁴ / (8·EI)3/4
Coppia MM·L / EIM·L² / (2·EI)1/2
Come leggere il confronto. A parità di risultante (P = q·L) la forza all’estremo dà una freccia q·L⁴/(3·EI) contro q·L⁴/(8·EI) del carico uniforme: 2,67 volte più grande. Per le mensole, più ancora che per le travi appoggiate, conta dove sta il carico: più è lontano dall’incastro, più pesa. La coppia dà una linea elastica a momento costante, cioè un arco di parabola.
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Mensola: carichi triangolari e forza intermedia

Completiamo con due carichi triangolari e con la forza non applicata all’estremo libero. Quest’ultimo caso è utile da sapere perché mostra un trucco molto usato: il tratto oltre il carico non è sollecitato, quindi resta rettilineo.

qφCarico triangolare, massimo q all’incastroφ = q·L³ / (24·EI)v = q·L⁴ / (30·EI)risultante q·L/2 a L/3 dall’incastroqφCarico triangolare, massimo q all’estremo liberoφ = q·L³ / (8·EI)v = 11·q·L⁴ / (120·EI)risultante q·L/2 a 2L/3 dall’incastroPaφForza P a distanza a dall’incastroφ estremo = P·a² / (2·EI)v estremo = P·a²·(3L − a) / (6·EI)oltre il carico la mensola resta rettilinea
Mensola con carico triangolare massimo all’incastro, massimo all’estremo libero, e con forza a distanza a dall’incastro
  • Triangolare con massimo all’incastro: φ = q·L³/(24·EI), v = q·L⁴/(30·EI). Il carico è concentrato vicino all’incastro e inflette poco.
  • Triangolare con massimo all’estremo: φ = q·L³/(8·EI), v = 11·q·L⁴/(120·EI). Con lo stesso q il carico è più lontano dall’incastro e la freccia è 2,75 volte maggiore.
  • Forza P a distanza a dall’incastro: fino al carico è una mensola di lunghezza a, con φa = P·a²/(2·EI) e va = P·a³/(3·EI). Oltre il carico il momento è nullo, la trave non si curva e prosegue dritta con pendenza φa. Quindi φ estremo = P·a²/(2·EI) e v estremo = va + φa·(L − a) = P·a²·(3L − a)/(6·EI).
  • Carico uniforme sul tratto a vicino all’incastro: con lo stesso ragionamento φ estremo = q·a³/(6·EI) e v estremo = q·a³·(4L − a)/(24·EI).
Il trucco del tratto scarico. Se oltre una certa sezione il momento è nullo, la deformata prosegue come retta tangente: lo spostamento dell’estremo si ottiene sommando la freccia in quella sezione e la rotazione moltiplicata per la lunghezza residua. Vale anche per le travi appoggiate con sbalzo.
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Tabella riassuntiva dei casi esemplari

Tutti i casi in un colpo d’occhio, per la consultazione durante gli esercizi. EI costante; le rotazioni sono in valore assoluto.

Trave appoggiata (luce L)

CaricoφAφBFreccia
Forza P in mezzeriaP·L²/(16·EI)P·L²/(16·EI)v max = P·L³/(48·EI) al centro
Forza P in a (b = L − a)P·a·b·(L + b)/(6·EI·L)P·a·b·(L + a)/(6·EI·L)v(a) = P·a²·b²/(3·EI·L)
Carico uniforme qq·L³/(24·EI)q·L³/(24·EI)v max = 5·q·L⁴/(384·EI) al centro
Triangolare (q in B)7·q·L³/(360·EI)q·L³/(45·EI)v max ≈ 0,00652·q·L⁴/EI a 0,519·L da A
Coppia M in AM·L/(3·EI)M·L/(6·EI)v max = M·L²/(9·√3·EI) a 0,423·L da A
Due coppie M agli estremiM·L/(2·EI)M·L/(2·EI)v max = M·L²/(8·EI) al centro
Coppia M in mezzeriaM·L/(24·EI)M·L/(24·EI)v al centro = 0

Mensola (incastro in A, estremo libero in B, lunghezza L)

Caricoφ estremov estremo
Forza P all’estremoP·L²/(2·EI)P·L³/(3·EI)
Carico uniforme qq·L³/(6·EI)q·L⁴/(8·EI)
Coppia M all’estremoM·L/EIM·L²/(2·EI)
Triangolare, q all’incastroq·L³/(24·EI)q·L⁴/(30·EI)
Triangolare, q all’estremoq·L³/(8·EI)11·q·L⁴/(120·EI)
Forza P in a dall’incastroP·a²/(2·EI)P·a²·(3L − a)/(6·EI)
Carico q sul tratto a dall’incastroq·a³/(6·EI)q·a³·(4L − a)/(24·EI)
Come cambiano con le dimensioni. In tutti i casi la freccia cresce con L³ (forze) o L⁴ (carichi distribuiti) e diminuisce con EI. Controllare l’esponente di L è un modo rapido per accorgersi di una formula sbagliata.
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Sovrapposizione degli effetti ed esempio in acciaio

Finché il materiale resta elastico lineare (Hooke) e gli spostamenti sono piccoli, lo spostamento dovuto a più carichi è la somma degli spostamenti dovuti a ciascuno. Questo vale per v e per φ, e permette di comporre i casi della tabella.

qq da solav₁ = 5·q·L⁴ / (384·EI)φA₁ = q·L³ / (24·EI)PP da solav₂ = P·L³ / (48·EI)φA₂ = P·L² / (16·EI)qPq e P insiemev = v₁ + v₂φA = φA₁ + φA₂
Sovrapposizione degli effetti: la deformata con q e P insieme è la somma delle due deformate separate
Attenzione ai massimi. Si sommano gli spostamenti nello stesso punto, non i valori massimi presi in punti diversi. Qui q e P danno entrambi il massimo in mezzeria, quindi le due frecce massime si sommano; con una forza fuori centro non sarebbe vero.

Esempio 1 · IPE 200 appoggiata con carico uniforme e forza in mezzeria

Trave in acciaio IPE 200 (I = 1943 cm⁴, dato indicativo da verificare sul profilario), E = 210 000 MPa, luce L = 4,00 m, carico uniforme q = 10 kN/m e forza P = 8 kN in mezzeria (dati didattici).

q = 10 kN/mP = 8 kNL = 4,00 mvIPE 200, acciaioE = 210 000 MPa I = 1943 cm⁴v da q = 8,17 mmv da P = 2,61 mmv max = 10,78 mmL / v = 371φA = 6,54 + 1,96 = 8,50·10⁻³ rad
IPE 200 appoggiata: deformata con freccia massima in mezzeria e rotazione agli appoggi
PassoCalcoloRisultato
Rigidezza flessionaleEI = 210 000 · 19,43·10⁶4,08·10¹² N·mm²
Freccia da q5·q·L⁴/(384·EI) = 5·10·4000⁴/(384·EI)8,17 mm
Freccia da PP·L³/(48·EI) = 8000·4000³/(48·EI)2,61 mm
Freccia totalesomma, entrambe in mezzeria10,78 mm
Rapporto luce/frecciaL/v = 4000/10,78371
Rotazione φA da qq·L³/(24·EI)6,54·10⁻³ rad
Rotazione φA da PP·L²/(16·EI)1,96·10⁻³ rad
Rotazione totale in Asomma8,50·10⁻³ rad = 0,49°

Con un limite di L/250 = 16 mm la freccia di 10,8 mm è accettabile, ma il peso proprio del profilato (circa 0,22 kN/m, da verificare sul profilario) non è ancora compreso nel carico: va aggiunto a q prima di concludere.

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Esempi in legno e con una coppia

Due esempi per completare il quadro: una mensola in legno con forza all’estremo e la trave appoggiata con una coppia in A, il caso dei nodi delle travi continue.

Esempio 2 · mensola in legno 120 × 240 mm

Mensola in legno di lunghezza L = 2,00 m, sezione 120 × 240 mm (I = b·h³/12 = 138,24·10⁶ mm⁴), E = 11 000 MPa (valore indicativo di un legno lamellare, da verificare sulla scheda del materiale), forza P = 2 kN all’estremo (dati didattici).

P = 2 kNφL = 2,00 mv120 × 240legnoE = 11 000 MPaI = 138,24·10⁶ mm⁴v = 3,51 mmφ = 2,63·10⁻³ radL / v = 570
Mensola in legno 120 per 240 millimetri con forza all’estremo: freccia e rotazione
PassoCalcoloRisultato
Freccia all’estremoP·L³/(3·E·I) = 2000·2000³/(3·11 000·138,24·10⁶)3,51 mm
Rotazione all’estremoP·L²/(2·E·I)2,63·10⁻³ rad
Rapporto luce/frecciaL/v570
Limite indicativonelle mensole si assume una luce di verifica doppia, 2L/250 = 16 mmverificata, 3,5 mm < 16 mm

Il rapporto E/I conta: la stessa mensola in acciaio, con I uguale, avrebbe una freccia 19 volte minore (210 000/11 000), mentre per ottenere la stessa rigidezza del legno con un profilato d’acciaio basta una sezione molto più piccola.

Esempio 3 · IPE 200 appoggiata con coppia di 10 kN·m in A

GrandezzaFormulaValore con L = 4,00 m
Rotazione in AM·L/(3·EI)3,27·10⁻³ rad
Rotazione in BM·L/(6·EI)1,63·10⁻³ rad
Freccia massimaM·L²/(9·√3·EI)2,52 mm
PosizioneL·(1 − 1/√3)1,69 m da A
Ordine di grandezza. Le rotazioni sono dell’ordine del millesimo di radiante (0,1-0,2°) e le frecce di qualche millimetro: per questo si può approssimare tan φ con φ senza errore apprezzabile.
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Errori comuni e controlli

Gli errori più frequenti nel calcolo di rotazioni e frecce sono di unità, di segno o di formula. Pochi controlli rapidi li fanno emergere.

  • Unità: E in MPa, I in mm⁴, M in N·mm, carichi in N e N/mm, lunghezze in mm. Se si usano kN e m ovunque, si scrive EI in kN·m² e il risultato è in metri: va convertito.
  • Controllo dimensionale: una rotazione è adimensionale (P·L²/(EI) è N·mm²/N·mm² = 1); una freccia è una lunghezza (P·L³/(EI) è N·mm³/N·mm² = mm).
  • Esponente di L: la freccia cresce con L³ per le forze e con L⁴ per i carichi distribuiti. Raddoppiando la luce la freccia per q aumenta di 16 volte, per P di 8 volte.
  • Peso dell’inerzia: in una sezione rettangolare I cresce con h³. Raddoppiando l’altezza la freccia diventa un ottavo; raddoppiando la larghezza, la metà.
  • Momento d’inerzia giusto: nella formula va I rispetto all’asse neutro, cioè all’asse intorno al quale la sezione ruota (in genere l’asse forte, Ix).
  • EI costante: le formule valgono per travi di sezione e materiale uniformi. Con sezione variabile bisogna integrare M/EI(x) tratto per tratto.
  • Deformazione da taglio: le formule considerano solo la flessione. Il contributo del taglio è trascurabile nelle travi snelle (luce molto maggiore dell’altezza) ma cresce nelle travi alte e corte.
  • Effetti a lungo termine: nel legno e nel calcestruzzo i carichi permanenti fanno crescere la freccia nel tempo (viscosità). Le norme (EC5, NTC) prevedono coefficienti dedicati, da verificare sul testo vigente.
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Autovalutazione

Cinque problemi per controllare la comprensione dei casi esemplari. Dati inventati a scopo didattico.

Problema 1

Trave appoggiata in acciaio, luce 5,00 m, IPE 240 (I = 3892 cm⁴, dato indicativo), E = 210 000 MPa, carico uniforme q = 6 kN/m. Calcolare la freccia massima, la rotazione agli appoggi e il rapporto L/v.

Problema 2

Mensola in acciaio IPE 200 (I = 1943 cm⁴), lunghezza 1,50 m, forza P = 5 kN all’estremo. Calcolare la rotazione e la freccia all’estremo. Che cosa osservi confrontando il numero della rotazione (in rad) con quello della freccia (in mm)?

Problema 3

Trave appoggiata di luce 6,00 m, rigidezza EI = 8000 kN·m², coppia M = 15 kN·m applicata in A. Calcolare φA, φB, la freccia massima e la sua posizione.

Problema 4

Mensola di lunghezza 2,00 m, EI = 5000 kN·m², soggetta a carico uniforme q = 3 kN/m su tutta la lunghezza e a una forza P = 4 kN all’estremo libero. Con la sovrapposizione degli effetti calcolare freccia e rotazione all’estremo.

Problema 5

Una trave appoggiata con carico uniforme ha luce L e sezione rettangolare. Di quanto cambiano la freccia massima e le rotazioni agli appoggi se (a) si raddoppia la luce, (b) si raddoppia l’altezza della sezione, a parità di larghezza e carico?

Risultati per il controllo

  • Problema 1. EI = 210 000 · 38,92·10⁶ = 8,17·10¹² N·mm²; v = 5·6·5000⁴/(384·EI) = 5,97 mm; L/v = 837; φ = q·L³/(24·EI) = 3,82·10⁻³ rad (0,22°)
  • Problema 2. v = P·L³/(3·E·I) = 1,38 mm; φ = P·L²/(2·E·I) = 1,38·10⁻³ rad. I due numeri coincidono perché v/φ = 2L/3 = 1000 mm: la freccia in mm è mille volte la rotazione in rad
  • Problema 3. φA = 15·6/(3·8000) = 3,75·10⁻³ rad; φB = 1,875·10⁻³ rad; v max = M·L²/(9·√3·EI) = 4,33 mm a 0,423·6 = 2,54 m da A
  • Problema 4. v = q·L⁴/(8·EI) + P·L³/(3·EI) = 0,0012 + 0,00213 = 3,33 mm; φ = q·L³/(6·EI) + P·L²/(2·EI) = 0,0008 + 0,0016 = 2,40·10⁻³ rad
  • Problema 5. (a) freccia ×16 e rotazioni ×8, perché v ∝ L⁴ e φ ∝ L³. (b) I ∝ h³, quindi I diventa 8 volte maggiore e sia la freccia sia le rotazioni si riducono a un ottavo
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Riepilogo dei concetti chiave

  • Freccia v (spostamento verticale) e rotazione φ (pendenza della linea elastica): φ = dv/dx. Per le piccole rotazioni valgono le formule lineari.
  • Linea elastica: EI·v″ = −M, con v positivo in basso e M positivo se tende le fibre inferiori. Derivando: EI·v‴ = −V, EI·v⁗ = q.
  • Doppia integrazione: si integra due volte, le costanti si fissano con le condizioni al contorno (appoggio v = 0, incastro v = φ = 0, continuità tra i tratti).
  • Trave coniugata: si carica una trave fittizia con M/EI: la rotazione φ è il suo taglio, la freccia v il suo momento. Incastro e estremo libero si scambiano.
  • Trave appoggiata: forza in mezzeria φ = PL²/16EI, v = PL³/48EI; carico uniforme φ = qL³/24EI, v = 5qL⁴/384EI; coppia in A φA = ML/3EI, φB = ML/6EI.
  • Mensola: forza all’estremo φ = PL²/2EI, v = PL³/3EI; carico uniforme φ = qL³/6EI, v = qL⁴/8EI; coppia φ = ML/EI, v = ML²/2EI.
  • Sovrapposizione: spostamenti e rotazioni nello stesso punto si sommano; i massimi si sommano solo se sono nella stessa sezione.
  • Controlli: unità coerenti (N, mm), freccia ∝ L³ o L⁴ e ∝ 1/(EI), I rispetto all’asse giusto; i limiti di freccia sono da verificare sulle norme vigenti.
  • Prossima tappa: le rotazioni di questa lezione sono i coefficienti dell’equazione dei tre momenti, base della lezione sulle travi continue (1 UD29).