Edificabilità: Altezze, Superfici, Indici e Distanze
Il linguaggio con cui il piano parla al lotto: come si misurano altezze e superfici, come si leggono gli indici, come si rispettano le distanze.
Dai piani ai parametri
La lezione K1 ha mostrato dove si trova la regola. Questa lezione insegna a misurare ciò che la regola chiede.
Il piano urbanistico e il regolamento edilizio parlano per numeri: un’altezza massima, un rapporto di copertura, una distanza minima. Ma un numero ha senso solo se si sa esattamente che cosa si misura: l’altezza si prende fino alla gronda o al colmo? Il balcone conta nella superficie? La distanza si conta dal muro o dall’aggetto?
Per anni ogni Comune ha risposto a modo suo, e lo stesso edificio poteva risultare “conforme” in un Comune e “fuori parametro” in quello vicino. Per questo lo Stato, le Regioni e i Comuni hanno approvato nell’Intesa in Conferenza Unificata del 20 ottobre 2016 il Regolamento Edilizio Tipo (RET) con un quadro di definizioni uniformi di 42 grandezze edilizie, che le Regioni dovevano recepire e i Comuni adottare nei propri regolamenti.
Le tavole che seguono usano le definizioni uniformi come riferimento, segnalando di volta in volta dove una grandezza (per esempio l’altezza virtuale) resta invece una convenzione locale.
Le altezze: altezza lorda e altezza utile
Due modi diversi di misurare “quanto è alto” un piano: uno guarda alla struttura, l’altro a ciò che si abita.
| Grandezza | Definizione uniforme (RET) |
|---|---|
| Altezza lorda | Differenza fra la quota del pavimento di ciascun piano e la quota del pavimento del piano sovrastante. Per l’ultimo piano dell’edificio si misura l’altezza dal pavimento fino all’intradosso del soffitto o della copertura |
| Altezza utile | Altezza del vano misurata dal piano di calpestio all’intradosso del solaio sovrastante, senza tener conto degli elementi strutturali emergenti. Nei locali con soffitti inclinati o curvi si calcola l’altezza media ponderata |
Le altezze: altezza del fronte e altezza dell’edificio
Per i limiti di altezza imposti dai piani conta il modo in cui si misura l’edificio visto da fuori.
| Grandezza | Definizione uniforme (RET) |
|---|---|
| Altezza del fronte | Altezza della parete esterna, delimitata in basso dalla quota del terreno in aderenza all’edificio prevista dal progetto; in alto dalla linea di intersezione tra il muro perimetrale e l’intradosso del solaio di copertura per i tetti inclinati, oppure dalla sommità delle strutture perimetrali per le coperture piane |
| Altezza dell’edificio | La massima tra le altezze dei vari fronti |
| Numero dei piani | Numero di tutti i livelli dell’edificio che concorrono, anche in parte, al computo della superficie lorda |
Per capire quali piani “contano” servono tre definizioni complementari: il piano fuori terra ha il calpestio in ogni sua parte a quota pari o superiore a quella del terreno in aderenza; il piano seminterrato ha il pavimento (anche solo in parte) sotto il terreno e il soffitto sopra; il piano interrato ha il soffitto sotto il livello del terreno. Il sottotetto è lo spazio tra l’intradosso della copertura e l’estradosso del solaio sottostante.
Volume e altezza virtuale
Quando l’indice del piano è in mc/mq occorre trasformare l’edificio in un volume.
La definizione uniforme di volume totale o volumetria complessiva è la somma, piano per piano, della superficie totale per la relativa altezza lorda:
Molti regolamenti più datati o ancora in transizione usano invece l’altezza virtuale: un’altezza convenzionale, uguale per tutti i piani, per cui si moltiplica la superficie. Nei piani che la adottano il volume vale:
- L’altezza virtuale non fa parte delle 42 definizioni uniformi nazionali: è una convenzione locale
- Il valore e le esclusioni (porticati, logge, volumi tecnici…) variano da regolamento a regolamento; un regolamento regionale siciliano consultato la fissa, per esempio, in 2,95 m per i piani fuori terra
- La convenzione rende il volume indipendente dallo spessore reale dei solai: due edifici con la stessa superficie hanno lo stesso volume di piano anche se hanno altezze lorde diverse
Le superfici del lotto
Prima di misurare l’edificio occorre misurare il terreno su cui insiste, e distinguere ciò che si può edificare da ciò che serve alla collettività.
| Grandezza | Definizione uniforme (RET) |
|---|---|
| Superficie territoriale (ST) | Superficie reale di una porzione di territorio oggetto di intervento di trasformazione urbanistica; comprende la superficie fondiaria e le aree per dotazioni territoriali, anche esistenti |
| Superficie fondiaria (SF) | Superficie reale destinata all’uso edificatorio: la superficie territoriale al netto delle aree per dotazioni territoriali |
| Superficie coperta (SC) | Proiezione sul piano orizzontale del profilo esterno perimetrale della costruzione fuori terra, esclusi gli aggetti e gli sporti inferiori a 1,50 m |
| Sagoma | Conformazione planivolumetrica della costruzione fuori terra nel suo perimetro, in senso verticale e orizzontale, compresi gli aggetti e gli sporti superiori a 1,50 m |
Le superfici dell’edificio
Dentro l’edificio le superfici si distinguono in base alla funzione: quelle in cui si vive e quelle di servizio.
| Grandezza | Definizione uniforme (RET) |
|---|---|
| Superficie totale (STot) | Somma delle superfici di tutti i piani fuori terra, seminterrati e interrati comprese nel profilo perimetrale esterno dell’edificio |
| Superficie lorda (SL) | Somma delle superfici di tutti i piani comprese nel profilo perimetrale esterno dell’edificio, escluse le superfici accessorie |
| Superficie utile (SU) | Superficie di pavimento degli spazi di un edificio, misurata al netto della superficie accessoria e di murature, pilastri, tramezzi, sguinci e vani di porte e finestre |
| Superficie accessoria (SA) | Superficie di pavimento degli spazi aventi carattere di servizio rispetto alla destinazione d’uso della costruzione, misurata al netto di murature, pilastri, tramezzi, sguinci, vani di porte e finestre |
| Superficie complessiva (SCompl) | Somma della superficie utile e del 60% della superficie accessoria: SCompl = SU + 0,60 × SA |
| Superficie calpestabile | Somma delle superfici utili e delle superfici accessorie di pavimento |
Che cosa è superficie accessoria
La distinzione tra superficie utile, accessoria ed esclusa dal computo è tra le più usate (e discusse) nelle pratiche edilizie.
La definizione uniforme di superficie accessoria è accompagnata da un elenco esemplificativo di spazi che rientrano nella SA e da un elenco di spazi esclusi sia dalla SU sia dalla SA.
| Rientrano nella superficie accessoria |
|---|
| Portici e gallerie pedonali |
| Ballatoi, logge, balconi e terrazze |
| Tettoie con profondità superiore a 1,50 m |
| Cantine poste al piano interrato, seminterrato o al primo piano fuori terra, e relativi corridoi di servizio |
| Sottotetti accessibili e praticabili, per la sola porzione con altezza pari o superiore a 1,80 m (esclusi i sottotetti con accesso diretto da un’unità immobiliare e con i requisiti dei locali abitabili, che costituiscono superficie utile) |
| Vani scala interni alle unità immobiliari, computati in proiezione orizzontale, a terra, una sola volta |
| Spazi o locali destinati alla sosta e al ricovero degli autoveicoli (escluse le autorimesse che costituiscono attività imprenditoriale) |
| Parti comuni: locali di servizio condominiali, depositi, spazi comuni di collegamento orizzontale come ballatoi o corridoi |
| Esclusi dal computo di SU e di SA |
|---|
| Porticati o gallerie gravati da servitù di uso pubblico |
| Spazi scoperti a terra: cortili e giardini, privati o comuni |
| Parti comuni di collegamento verticale: vani ascensore, scale e relativi pianerottoli; androni condominiali |
| Corselli delle autorimesse che costituiscono parti comuni, anche se coperti, e relative rampe |
| Pensiline; tettoie con profondità inferiore a 1,50 m |
| Tetti verdi praticabili; lastrici solari, se condominiali e accessibili solo da spazi comuni; pergolati a terra |
| Spazi con altezza inferiore a 1,80 m |
| Volumi o vani tecnici |
Gli indici urbanistici
Un indice è un rapporto: trasforma una grandezza del piano (quanto si può edificare) in un limite per il singolo lotto.
Indice di edificabilità fondiaria
Quantità massima di superficie o di volume edificabile su una determinata superficie fondiaria, comprensiva dell’edificato esistente.
If = V / SF (mc/mq)Rapporto di copertura
Rapporto tra la superficie coperta e la superficie fondiaria (indice di copertura).
Rc = SC / SFRapporto di permeabilità
Rapporto tra la superficie permeabile (priva di pavimentazioni o manufatti che impediscano all’acqua di raggiungere la falda) e la superficie fondiaria.
Ip = SP / SF- L’indice territoriale (It) è l’analogo dell’indice fondiario riferito alla superficie territoriale ST, comprese le dotazioni pubbliche
- L’indice fondiario si applica nei lotti già serviti; l’indice territoriale nelle aree da trasformare con strumenti attuativi
- Il rapporto di copertura e quello di permeabilità sono vincoli di segno opposto: il primo fissa un massimo di impronta, il secondo un minimo di terreno libero che assorba l’acqua piovana
Il D.M. 1444/1968 (art. 7) fissa limiti massimi di densità edilizia fondiaria a cui i piani devono attenersi:
| Zona | Limite di densità fondiaria (art. 7 D.M. 1444/1968) |
|---|---|
| A (centri storici) | Non oltre il 50% della densità fondiaria media della zona e comunque non oltre 5 mc/mq per il risanamento conservativo e le nuove costruzioni |
| B (zone edificate) | Massimo 7 mc/mq nei Comuni con più di 200.000 abitanti, 6 mc/mq tra 50.000 e 200.000, 5 mc/mq sotto i 50.000 |
| E (agricole) | Massimo 0,03 mc/mq per le abitazioni |
Una verifica urbanistica completa
Mettiamo insieme altezze, superfici e indici in una verifica di progetto, riprendendo il lotto della lezione K1.
Dati del lotto e dei limiti (inventati per l’esercizio): SF = 1.200 mq; If massimo = 1,5 mc/mq; Rc massimo = 0,25; Ip minimo = 0,30; altezza massima dell’edificio = 7,50 m; distanza minima dal confine = 5,00 m.
Dati del progetto: edificio a pianta rettangolare 14,0 × 20,0 m, due piani fuori terra con altezza lorda di 3,00 m; altezza dell’edificio (fronte maggiore) = 6,60 m; area pavimentata esterna (vialetti e posto auto) = 220 mq; distanza minima dai confini = 6,20 m.
1. Superficie coperta: SC = 14,0 × 20,0 = 280 mq; Rc = 280 / 1.200 = 0,233 ≤ 0,25: verificato.
2. Volume: V = 280 mq × 2 piani × 3,00 m = 1.680 mc; If effettivo = 1.680 / 1.200 = 1,40 mc/mq ≤ 1,5: verificato.
3. Superficie permeabile: SP = 1.200 − 280 − 220 = 700 mq; Ip = 700 / 1.200 = 0,583 ≥ 0,30: verificato.
4. Altezza dell’edificio: 6,60 m ≤ 7,50 m: verificato.
5. Distanza dai confini: 6,20 m ≥ 5,00 m: verificato.
| Parametro | Limite | Progetto | Esito |
|---|---|---|---|
| Rapporto di copertura | ≤ 0,25 | 0,233 | Verificato |
| Indice fondiario | ≤ 1,5 mc/mq | 1,40 mc/mq | Verificato |
| Rapporto di permeabilità | ≥ 0,30 | 0,583 | Verificato |
| Altezza dell’edificio | ≤ 7,50 m | 6,60 m | Verificato |
| Distanza dai confini | ≥ 5,00 m | 6,20 m | Verificato |
I vincoli edilizi: le distanze
Le distanze proteggono l’igiene, la luce, la sicurezza stradale e i diritti dei vicini. Sono di tre tipi, con fonti diverse.
La definizione uniforme di distanza è la lunghezza del segmento minimo che congiunge l’edificio con il confine di riferimento (di proprietà, stradale, tra edifici, di zona o di ambito urbanistico), in modo che ogni punto della sagoma rispetti la distanza prescritta. Poiché la sagoma comprende gli aggetti oltre 1,50 m, anche un balcone sporgente può “consumare” la distanza.
| Tipo di distanza | Da che cosa | Fonte principale |
|---|---|---|
| Tra edifici | Costruzioni su fondi vicini | Codice civile (art. 873), D.M. 1444/1968 (art. 9), regolamenti locali |
| Dai confini di proprietà | Linea che separa il lotto dal fondo vicino | Regolamenti e piani comunali; Codice civile per le vedute |
| Dal confine stradale | Limite della sede stradale | Codice della strada e relativo regolamento di attuazione (DPR 495/1992) |
La distanza tra gli edifici
Due norme statali, con scopi diversi: una civilistica, una igienico-sanitaria.
| Norma | Regola | Finalità |
|---|---|---|
| Art. 873 Codice civile | Le costruzioni su fondi finitimi, se non sono unite o aderenti, devono essere tenute a distanza non minore di 3 metri; i regolamenti locali possono prescrivere una distanza maggiore | Assetto dei rapporti tra proprietari vicini |
| Art. 9 D.M. 1444/1968 | Per i nuovi edifici nelle zone diverse dalla A: distanza minima assoluta di 10 m tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti | Igiene e salubrità (luce, aria, vedute) |
- Il D.M. 1444/1968 prevede inoltre che, tra fabbricati con una strada interposta, la distanza corrisponda alla larghezza della sede stradale maggiorata di una quota per lato che cresce con la larghezza della strada (per esempio 7,50 m per lato per strade tra 7 e 15 m), e comunque non inferiore all’altezza del fabbricato più alto
- La giurisprudenza prevalente ritiene la distanza di 10 m applicabile anche quando una sola delle due pareti è finestrata, e inderogabile dai regolamenti locali: un principio da verificare sul caso concreto e sulla giurisprudenza più recente
- Le norme locali possono prevedere distanze maggiori, ma in genere non minori, con eccezioni per le zone storiche e per specifiche deroghe di legge
La distanza dai confini di proprietà
Qui la norma statale generale non fissa un valore numerico: la regola è quasi interamente locale.
La disciplina delle distanze minime dai confini è autonoma rispetto a quella delle distanze tra costruzioni: ha lo scopo di ordinare il territorio, non di tutelare l’igiene. I Comuni la fissano nei propri piani e regolamenti, con una prassi diffusa (non un obbligo di legge statale) che prevede valori come metà della distanza tra edifici (ad esempio 5 m) oppure metà dell’altezza della costruzione.
- Il valore da applicare si legge nelle norme del piano e nel regolamento edilizio comunale, spesso diverso per zona
- Il Codice civile disciplina a parte le vedute (artt. 905 e seguenti): per esempio, aprire vedute dirette sul fondo del vicino richiede di norma una distanza di 1,50 m dal confine, e 75 cm per le vedute laterali o oblique — valori da controllare sul testo prima di citarli in una pratica
- Le costruzioni in aderenza o sul confine sono ammesse solo dove le norme locali o l’accordo tra i vicini lo consentono
La distanza dal confine stradale
Una strada non finisce dove finisce l’asfalto: attorno alla sede stradale c’è una fascia di rispetto in cui non si può costruire.
Il Codice della strada (art. 16) e il suo regolamento di attuazione (DPR 495/1992, art. 26) fissano le distanze minime da rispettare, fuori dai centri abitati, per nuove costruzioni, ricostruzioni e ampliamenti, in funzione della classificazione della strada.
| Tipo di strada | Fuori dai centri abitati (comma 2) | In zone edificabili con strumento attuativo (comma 3) |
|---|---|---|
| A — autostrada | 60 m | 30 m |
| B — extraurbana principale | 40 m | 20 m |
| C — extraurbana secondaria | 30 m | 10 m |
| F — locale | 20 m (10 m per le strade vicinali) | nessuna distanza minima specifica |
- Muri di cinta: 5 m dalle strade di tipo A e B, 3 m da quelle di tipo C e F (comma 4)
- Siepi e recinzioni: 1 m se non superano 1 m di altezza, 3 m se più alte (commi 7 e 8)
- Alberi: la maggiore tra l’altezza massima raggiungibile dalla pianta a maturità e 6 m (comma 6)
- Le norme non si applicano retroattivamente alle opere preesistenti (comma 9)
Autovalutazione
Quattro problemi per verificare la comprensione degli argomenti della lezione.
Un alloggio ha superficie utile di 82 mq, un balcone di 8 mq, una cantina interrata di 6 mq, un posto auto coperto di 15 mq (non attività imprenditoriale) e un sottotetto non abitabile, accessibile solo dalle parti comuni, con 10 mq di altezza maggiore di 1,80 m e 6 mq di altezza minore di 1,80 m. Calcolare la superficie accessoria totale e la superficie complessiva SCompl = SU + 0,60 SA.
Un locale rettangolare di 4,0 × 5,0 m ha il soffitto inclinato con altezza di 2,00 m lungo il lato basso e 3,20 m lungo il lato alto (pendenza uniforme nella direzione dei 4 m). Calcolare l’altezza utile media ponderata e confrontarla con il minimo di 2,70 m richiesto per i locali abitabili dalla lezione J1: che cosa si può concludere?
Due nuovi edifici in zona di completamento hanno pareti finestrate che si fronteggiano; il più alto misura 9 m. Quale distanza minima si applica? Come cambia il risultato se tra i due edifici è interposta una strada larga 8 m (usare la regola di 7,50 m per lato per strade tra 7 e 15 m)?
Un lotto affaccia su una strada extraurbana secondaria (tipo C), fuori dal centro abitato. Determinare la distanza minima per un nuovo edificio nei due casi: (a) il lotto non è in zona edificabile con piano attuativo; (b) è in zona edificabile con strumento attuativo. Quale distanza serve per il muro di cinta?
Riepilogo dei concetti chiave
- Il Regolamento Edilizio Tipo (Intesa del 20 ottobre 2016) ha uniformato 42 definizioni edilizie: per un caso reale si applica il regolamento comunale che le ha recepite
- L’altezza lorda si misura da pavimento a pavimento; l’altezza utile da pavimento a intradosso del solaio, ed è quella confrontata con i minimi igienici
- L’altezza del fronte si misura dal terreno in aderenza fino alla gronda o alla sommità delle strutture perimetrali; l’altezza dell’edificio è la maggiore tra i fronti
- L’altezza virtuale è una convenzione locale per calcolare il volume: non fa parte delle definizioni nazionali
- La superficie fondiaria (edificabile) si ottiene sottraendo alla territoriale le dotazioni pubbliche; la superficie coperta è la proiezione dell’edificio, esclusi gli aggetti inferiori a 1,50 m
- Superficie utile e superficie accessoria distinguono gli spazi di vita da quelli di servizio; la superficie complessiva è SU più il 60% di SA; alcuni spazi sono esclusi dal computo
- Gli indici If, Rc, Ip trasformano il piano in limiti per il lotto; le tre verifiche si fanno insieme con altezze e distanze
- Le distanze sono di tre tipi, tra edifici, dai confini e dal confine stradale, con fonti diverse e valori che dipendono anche dalle norme locali
- Tra pareti finestrate di edifici antistanti serve di norma una distanza minima assoluta di 10 m (zone diverse dalla A)
- Fuori dai centri abitati la distanza dal confine stradale varia con il tipo di strada, da 60 m (tipo A) a 20 m (tipo F)