Tensioni Normali
1.2 G2 — PCI, classe terza CAT

Tensioni Normali

Dalle azioni interne alle tensioni: come sforzo normale e momento flettente si trasformano in σ dentro la sezione, e come scegliere la forma che resiste meglio.

Materia — Progettazione, Costruzione e Impianti Indirizzo — CAT, Costruzioni Ambiente e Territorio Durata — 2 ore
sezione n — asse neutro σ (compressione) σ (trazione) σmax σmax
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Dalle azioni interne alle tensioni

Nella tavola G1 abbiamo imparato a calcolare N, V e M in ogni sezione di un elemento strutturale. Ma N, V e M sono risultanti: descrivono l’effetto complessivo delle forze scambiate attraverso la sezione, non come quelle forze sono distribuite al suo interno.

Per progettare una sezione — cioè per scegliere una forma e un materiale capaci di resistere — non basta conoscere la risultante: serve sapere quanto “lavora” ogni singola fibra di materiale, punto per punto. Questa intensità locale di forza per unità di superficie è la tensione, ed è l’oggetto di questa tavola e delle prossime.

Il passaggio dalle azioni interne (N, V, M — tavola G1) alle tensioni è concettualmente identico al passaggio, in idraulica, da una portata alla velocità dell’acqua in un punto della sezione: la stessa risultante può distribuirsi in modo uniforme o molto concentrato, con effetti locali molto diversi.
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Tensioni elementari

Si isola, all’interno della sezione, un’area elementare infinitesima dA attorno a un punto qualsiasi. La forza elementare che la parte soppressa esercita su dA, divisa per l’area stessa, definisce la tensione in quel punto.

Tensione normale σ

Componente della tensione perpendicolare al piano della sezione: allunga o accorcia la fibra, come N.

N/mm² (MPa)

Tensione tangenziale τ

Componente della tensione contenuta nel piano della sezione: fa scorrere una parte rispetto all’altra, come V.

N/mm² (MPa)
In questa tavola trattiamo solo le tensioni normali σ, generate da N e da M. Le tensioni tangenziali τ, generate dal taglio V, richiedono un modello di calcolo diverso e saranno oggetto di una tavola successiva.
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Calcolo delle tensioni elementari

Le azioni interne non sono altro che la somma, estesa a tutta la sezione, degli effetti di ogni tensione elementare σ dA. Il legame è quindi un’integrazione sull’area A della sezione.

N = ∫A σ dA
M = ∫A σ·y dA

La prima equazione dice che N è semplicemente la somma di tutte le tensioni normali sull’area. La seconda dice che M è la somma dei momenti che ciascuna tensione elementare produce rispetto al baricentro, a distanza y dall’asse neutro.

Il problema pratico è l’opposto di queste due formule: note N e M (calcolate in G1), vogliamo risalire a come σ è distribuita sulla sezione — cioè invertire l’integrale. Per farlo serve un’ipotesi sul come si deforma la sezione, non solo sul quanto.
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L’ipotesi di Bernoulli-Navier

L’ipotesi fondamentale della teoria tecnica della trave — verificata sperimentalmente con ottima approssimazione — è che le sezioni piane e perpendicolari all’asse, prima della deformazione, restano piane e perpendicolari all’asse anche dopo la deformazione.

Una sezione, cioè, non si “curva” né si “gonfia”: si limita a ruotare rigidamente attorno a un asse — l’asse neutro — e a traslare. Da questa semplice ipotesi geometrica discende che l’allungamento (e quindi, per un materiale elastico, la tensione σ) di ogni fibra è proporzionale alla sua distanza dall’asse neutro: nulla sull’asse, massima alle fibre più lontane.

È la stessa idea già incontrata, in forma puramente geometrica, quando abbiamo definito baricentro (E1) e momento d’inerzia (E2): la distribuzione dell’area attorno all’asse determina il comportamento della sezione. Ora quella distribuzione geometrica diventa una distribuzione di tensione.
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Tensioni dovute a N: sforzo normale semplice

Quando l’unica azione interna presente è lo sforzo normale N, applicato nel baricentro della sezione, l’ipotesi di Bernoulli-Navier porta al caso più semplice possibile: la sezione trasla senza ruotare, e la tensione è uniforme su tutta l’area.

σ = N / A

Ogni fibra della sezione è sollecitata dalla stessa tensione σ, di trazione se N è positivo, di compressione se N è negativo — coerentemente con la convenzione di segno di N vista nella tavola G1.

Esempio: un tirante di sezione circolare piena, diametro 20 mm (A = 314 mm²), soggetto a N = 15 kN di trazione, è sollecitato da σ = 15 000 / 314 ≈ 47,8 N/mm², uniforme su tutta la sezione.
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Tensioni dovute a M: flessione retta

Si parla di flessione retta quando il momento flettente agisce nel piano di un asse principale d’inerzia della sezione (per una sezione simmetrica, un asse di simmetria). In questo caso, per Bernoulli-Navier, la sezione ruota attorno all’asse neutro — che coincide con l’asse baricentrico perpendicolare al piano di flessione — e la tensione varia linearmente con la distanza y da quell’asse.

σ = M · y / I

È la cosiddetta formula di Navier: I è il momento d’inerzia della sezione rispetto all’asse neutro (tavola E2), y la distanza — con segno — del punto considerato da quell’asse. La tensione è nulla sull’asse neutro, cresce linearmente allontanandosene, ed è di segno opposto sui due lati: compressione da una parte, trazione dall’altra.

Si noti la stretta analogia con il teorema di trasposizione di E2: come A·d² “pesava” di più quanto più l’area era lontana dal baricentro, qui è M·y/I a crescere linearmente con la distanza y — motivo per cui, come vedremo nella tavola 12, conviene allontanare il materiale dall’asse neutro.
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Tensioni massime e modulo di resistenza

Ai fini della verifica di resistenza interessa soprattutto la tensione massima, che si verifica nelle fibre più lontane dall’asse neutro — i cosiddetti lembi estremi della sezione, a distanza ymax.

σmax = M · ymax / I
σmax = M / W

Il rapporto I/ymax si chiama modulo di resistenza a flessione W (o Wn, dal testo di riferimento): è una grandezza puramente geometrica, che raccoglie in un solo numero l’attitudine di una sezione a resistere alla flessione. Si misura in m³ (o cm³, mm³): un momento d’inerzia diviso una lunghezza.

Per una sezione non simmetrica rispetto all’asse neutro (per esempio una sezione a T), ymax è diverso sui due lati, e quindi anche W è diverso: si parla di Wsuperiore e Winferiore, e la verifica va condotta con il minore dei due, dove la tensione è più severa.
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Moduli di resistenza delle sezioni elementari

Dalle formule del momento d’inerzia (tavola E2), dividendo per ymax, si ricavano i moduli di resistenza delle forme più comuni.

Rettangolo

Base b, altezza h, flessione attorno all’asse baricentrico parallelo a b.

W = b·h² / 6

Cerchio

Diametro D, raggio R = D/2.

W = π·D³ / 32 = π·R³ / 4

Sezione composta

Si calcola Ix,G come in E2, poi si divide per la ymax della sezione composta.

W = Ix,G / ymax
Per i profilati commerciali (IPE, HE, UPN…) il modulo di resistenza W non si calcola: si legge direttamente dalle tabelle del produttore, insieme ad A, I e agli altri dati geometrici — è uno dei motivi per cui questi profili sono così diffusi nelle strutture in acciaio.
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Tensioni dovute a M: flessione deviata

Si ha flessione deviata quando il momento flettente M agisce in un piano che non coincide con nessuno dei due assi principali d’inerzia della sezione: è il caso, per esempio, di un carico verticale su una sezione ruotata, o di un carico obliquo su una sezione qualsiasi.

In questi casi l’asse neutro non è più perpendicolare al piano del carico, e la formula di Navier a un solo termine non basta più. Si ricorre allora alla sovrapposizione degli effetti, già usata più volte nel corso (F1): si scompone M nelle sue due componenti Mx e My rispetto ai due assi principali, si calcolano separatamente gli effetti di ciascuna come flessione retta, e si sommano.

Mx = M · cos α     My = M · sen α

dove α è l’angolo tra il piano di M e l’asse principale forte (x).

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La formula generale della flessione deviata

Sommando i due contributi di flessione retta, in un punto generico di coordinate (x, y) rispetto al baricentro, la tensione normale totale vale:

σ = Mx·y / Ix + My·x / Iy

Per il calcolo pratico della tensione massima, quando interessa solo il suo valore nel punto più sollecitato, è spesso sufficiente sommare i due valori massimi in modulo:

σmax = Mx / Wx + My / Wy
Attenzione ai segni: la formula semplificata con i moduli W va bene solo nel punto (uno dei quattro vertici, per una sezione rettangolare) dove i due contributi si sommano nello stesso verso — quello di tensione massima in valore assoluto. Negli altri punti della sezione i due effetti possono parzialmente elidersi.
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L’asse neutro nella flessione deviata

Nella flessione retta l’asse neutro coincide con l’asse baricentrico perpendicolare al piano del momento. Nella flessione deviata questo non è più vero: l’asse neutro n è, per definizione, il luogo dei punti della sezione a tensione nulla (σ = 0), e in generale risulta ruotato rispetto all’asse di sollecitazione s (la direzione del carico).

Un modo pratico per individuarlo, utile anche per via grafica: si cerca, lungo il perimetro della sezione, almeno un punto in cui il contributo di trazione dovuto a un momento è uguale in modulo al contributo di compressione dovuto all’altro. In quel punto σ è nulla; l’asse neutro passa per quel punto e per il baricentro G.

Una volta tracciato l’asse neutro, il diagramma delle tensioni si costruisce come nella flessione retta, ma misurando le distanze perpendicolarmente al nuovo asse n anziché a uno degli assi principali: i punti più lontani da n, sui due lati, danno le tensioni massime di trazione e di compressione.
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Sezione ottimale: il caso della flessione retta

A parità di area della sezione (quindi, a parità di materiale impiegato e di peso), il modulo di resistenza W — e con esso la resistenza a flessione — dipende fortemente da come quell’area è distribuita, non solo da quanto vale.

Come visto in E2 per il momento d’inerzia, allontanare l’area dall’asse neutro fa crescere I con il quadrato della distanza; poiché W = I/ymax, anche W cresce se l’area si concentra lontano dall’asse, purché non si allontani troppo anche ymax. È esattamente il principio su cui si basano i profilati a doppio T (IPE, HE): due ali larghe e lontane dall’asse neutro, collegate da un’anima sottile che serve solo a tenerle insieme e ad assorbire il taglio.

A parità di area, un profilato a doppio T ha un modulo di resistenza W molto maggiore di una sezione piena equivalente (rettangolare o circolare): è per questo che le travi in acciaio hanno quasi sempre sezione a I o ad H, e mai sezione piena.
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Sezione ottimale: il caso della flessione deviata

Il ragionamento della tavola precedente vale per un momento allineato con l’asse forte della sezione. Ma un profilato ottimizzato per la flessione retta — come il doppio T — è tipicamente molto meno efficiente rispetto all’altro asse (quello debole, y): proprio perché l’area è concentrata lontano dall’asse x, è anche vicina all’asse y, dove quindi Wy risulta piccolo.

Se il carico non è perfettamente allineato con l’asse forte — per un errore di posa, per un vincolo che non impedisce la rotazione della sezione, o semplicemente perché il carico è obliquo — la quota di momento che finisce sull’asse debole (My) produce tensioni sproporzionatamente alte rispetto alla sua entità, proprio a causa del piccolo Wy.

Lo vedremo in modo quantitativo negli esercizi 5 e 6 di questa stessa tavola (14-19): la stessa trave, con lo stesso carico, ruotata di soli 20° rispetto alla posizione corretta, arriva a tensioni quasi tre volte superiori — non per il carico, ma per la scelta della sezione rispetto alla direzione del carico.
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Esercizi di riepilogo: modulo di resistenza di una sezione composta

Due profilati IPE 160 affiancati (ciascuno con modulo di resistenza proprio Wx0 = 109 cm³) formano una sezione composta soggetta a un momento flettente retto Mx = 50 kN·m. Qual è la tensione massima?

Affiancando i due profilati, il momento d’inerzia della sezione composta raddoppia (per E2, i momenti d’inerzia di parti che condividono lo stesso asse baricentrico si sommano), mentre la distanza ymax dall’asse neutro resta la stessa di un solo profilato. Il modulo di resistenza raddoppia quindi anch’esso:

Wx = 2 · Wx0 = 2 · 109 = 218 cm³
σmax = M / Wx = 50·10³ / 218 ≈ 229,4 N/mm²
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Esercizi di riepilogo: sezione circolare in flessione retta

Un corrimano a sezione circolare (raggio R = 4 cm), appoggiato agli estremi su una luce di 1,50 m, riceve un carico orizzontale uniformemente distribuito di 1,2 kN/m dovuto alla spinta delle persone. Trascurando il peso proprio, qual è la tensione massima dovuta a M?

Il momento è retto ed è massimo in mezzeria:

Mmax = p·l² / 8 = 1,2 · 1,5² / 8 = 0,3375 kN·m

Il modulo di resistenza della sezione circolare è identico rispetto a qualsiasi diametro (per simmetria polare):

Wn = π·R³ / 4 = π·4³ / 4 ≈ 50,2 cm³
σmax = 0,3375·10³ / 50,2 ≈ 6,7 N/mm²
Le tensioni massime, uguali in valore assoluto, si trovano ai due estremi del diametro orizzontale (perpendicolare al piano di flessione): trazione da un lato, compressione dall’altro.
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Esercizi di riepilogo: doppia flessione da carico e peso proprio

Stesso corrimano, stesso schema e stesso carico orizzontale dell’esercizio precedente, ma con sezione rettangolare 6 × 8 cm e tenendo conto anche del peso proprio, valutato in 0,04 kN/m verticale. Qual è la tensione massima?

Il peso proprio, verticale, genera un momento Mx attorno all’altro asse principale, anch’esso massimo in mezzeria:

Mx,max = 0,04 · 1,5² / 8 ≈ 11,25·10⁻³ kN·m

La sezione di mezzeria è la più sollecitata, perché vi agiscono contemporaneamente Mx,max (peso proprio) e My,max = 0,3375 kN·m (spinta orizzontale, tavola 15): è un caso di doppia flessione, in cui la tensione massima, nel punto dove i due contributi si sommano, vale:

σmax = Mx/Wx + My/Wy

Con Wx = 6·8²/6 = 64 cm³ e Wy = 8·6²/6 = 48 cm³:

σmax = 0,3375·10³/64 + 11,25/48 ≈ 5,27 + 0,23 = 5,5 N/mm²
Il contributo del peso proprio (0,23 N/mm²) è quasi trascurabile rispetto a quello della spinta orizzontale (5,27 N/mm²): un promemoria pratico che non tutti i carichi contribuiscono allo stesso modo alla sollecitazione totale.
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Esercizi di riepilogo: asse di sollecitazione e asse neutro

Per la stessa sezione rettangolare dell’esercizio precedente, in doppia flessione, si chiede di individuare l’asse di sollecitazione s, l’asse neutro n e il diagramma completo delle tensioni.

L’asse di sollecitazione s coincide con la retta d’azione del carico risultante p, ottenuto componendo il carico verticale (peso proprio) e quello orizzontale (spinta): la sua direzione è quindi quella della risultante vettoriale dei due carichi distribuiti.

L’asse neutro n, come visto nella tavola 11, si trova per via grafica individuando un punto della sezione a tensione nulla. Lungo il lato inferiore del rettangolo, per esempio, la tensione dovuta a My è costante e di trazione (0,23 N/mm²), mentre quella dovuta a Mx varia da 0 a 5,27 N/mm²: nel punto in cui la componente di compressione di Mx eguaglia in modulo la trazione di My (0,23 N/mm²), la tensione totale è nulla. L’asse neutro passa per quel punto e per il baricentro G.

Individuato l’asse neutro, il diagramma completo delle tensioni si traccia immediatamente: varia linearmente da un massimo di trazione a un massimo di compressione, passando per zero lungo n — esattamente come nella flessione retta, ma misurato perpendicolarmente al nuovo asse.
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Esercizi di riepilogo: sezione a U in flessione retta

Una trave a sezione UPN 100, appoggiata agli estremi su una luce di 3,00 m, riceve un carico verticale uniforme di 3 kN/m, allineato con l’asse forte della sezione (flessione retta). Qual è la tensione massima?

Mmax = p·l² / 8 = 3 · 3² / 8 = 3,375 kN·m

Il modulo di resistenza della sezione, letto dalle tabelle dei profilati commerciali, vale Wn = Wx = 41,1 cm³:

σmax = 3,375·10³ / 41,1 ≈ 82 N/mm²
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Esercizi di riepilogo: la stessa sezione, in flessione deviata

Stessa trave, stesso carico dell’esercizio precedente, ma con la sezione UPN 100 ruotata di 20° rispetto alla posizione corretta: il momento flettente, sempre M = 3,375 kN·m, risulta ora deviato rispetto agli assi principali. Qual è la tensione massima?

Scomponendo M nelle due direzioni principali:

Mx = M·cos 20° = 3,17 kN·m
My = M·sen 20° = 1,16 kN·m

I moduli di resistenza, dalle tabelle del profilato: Wx = 41,1 cm³ (asse forte), Wy = 8,45 cm³ (asse debole, molto più piccolo). La tensione massima:

σmax = Mx/Wx + My/Wy = 3,17·10³/41,1 + 1,16·10³/8,45 = 77 + 137 ≈ 214 N/mm²
Il risultato più istruttivo dell’esercizio: benché My sia molto più piccolo di Mx (1,16 contro 3,17 kN·m), il suo contributo alla tensione (137 N/mm²) è quasi il doppio di quello di Mx (77 N/mm²) — proprio perché Wy è quasi cinque volte più piccolo di Wx. È la conferma numerica della tavola 13: una sezione ottimizzata per un asse può essere pericolosamente debole sull’altro, e una rotazione anche modesta della sezione (o del carico) basta a far crescere la tensione massima da 82 a 214 N/mm² — quasi il triplo, a parità di carico applicato.
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Riepilogo dei concetti chiave

  • Le tensioni descrivono come le azioni interne (N, M) si distribuiscono punto per punto sulla sezione: σ (tensione normale) da N e M, τ (tangenziale) da V
  • L’ipotesi di Bernoulli-Navier: le sezioni piane restano piane dopo la deformazione, quindi σ varia linearmente con la distanza dall’asse neutro
  • Sforzo normale semplice: σ = N/A, uniforme su tutta la sezione
  • Flessione retta (formula di Navier): σ = M·y/I, nulla sull’asse neutro, massima ai lembi estremi
  • Il modulo di resistenza W = I/ymax raccoglie la geometria della sezione: σmax = M/W
  • A parità di area, allontanare il materiale dall’asse neutro (come nei profilati a doppio T) aumenta W e quindi la resistenza a flessione
  • Flessione deviata: quando M non è allineato a un asse principale, si scompone in Mx e My e si sovrappongono gli effetti: σmax = Mx/Wx + My/Wy
  • Nella flessione deviata l’asse neutro non coincide più con l’asse del momento: si individua come luogo dei punti a tensione nulla
  • Una sezione ottimizzata per la flessione retta (Wx grande) può avere un Wy molto piccolo: se il carico non è ben allineato, le tensioni possono crescere di molto — anche di parecchie volte, come visto nell’esercizio della tavola 19