Prato rinasce dai propri scarti: il Textile Hub con intelligenza artificiale che vuole riciclare il 15% dei rifiuti tessili europei

C’è un capannone in via Baciacavallo, a Prato, dove dal primo luglio 2026 i rifiuti non sono più un problema da smaltire, ma una materia prima da cui ripartire. Si chiama Plures — il Textile Hub firmato Alia Multiutility — ed è l’impianto di selezione e riciclo tessile più avanzato d’Italia: unico nel suo genere a utilizzare l’intelligenza artificiale e una tecnologia a infrarossi di ultima generazione per separare i tessuti per composizione e per colore, trasformando abiti dismessi e scarti industriali in fibra pronta a rientrare nel ciclo produttivo.

I numeri parlano da soli: a pieno regime, l’Hub tratterà 33.000 tonnellate di rifiuti tessili all’anno — 20.000 tonnellate dal circuito post-consumo e 13.000 dal pre-consumo, in gran parte scarti diretti del distretto tessile pratese. Un investimento complessivo di circa 30 milioni di euro, finanziato in parte con fondi PNRR, che ha centrato in extremis la scadenza europea del 30 giugno 2026.

Ma perché Prato? Perché questa città di meno di 200.000 abitanti è, senza esagerazioni, il baricentro europeo del riciclo tessile: il suo cluster lavora tra 45.000 e 55.000 tonnellate di rifiuti tessili pre e post-consumo ogni anno, pari a circa il 15% dell’intera capacità europea di trattamento — concentrata in un’unica provincia toscana. Nessun altro distretto continentale si avvicina a questa densità di competenze nel recupero delle fibre.

Il contesto normativo rende questa svolta ancora più urgente. Dal 1° gennaio 2025 l’Unione Europea ha introdotto l’obbligo di raccolta differenziata dei tessili (l’Italia aveva già anticipato la scadenza nel 2022), e i paesi UE dovranno istituire regimi EPR — Extended Producer Responsibility — per il settore entro il 2030. Questo significa che i produttori saranno responsabili dell’intero ciclo di vita dei propri indumenti, dalla progettazione al recupero finale. La domanda interna di fibre tessili riciclate cresce intanto a un ritmo del 35% annuo dal 2024, secondo Sistema Moda Italia: un mercato in ebollizione che Prato è strutturalmente posizionata a cavalcare.

Eppure la transizione non è priva di tensioni. Le nuove norme europee su End of Waste e tracciabilità rischiano di penalizzare le micro-imprese informali del distretto, incapaci di sostenere gli investimenti in blockchain e certificazione richiesti dal Digital Product Passport. Il protocollo firmato a marzo 2026 tra Confindustria Toscana Nord, CNA, Confartigianato e l’associazione Cardato Riciclato Pratese mira proprio a costruire una voce unitaria verso Bruxelles, difendendo un modello industriale che da decenni anticipa qualsiasi direttiva europea sull’economia circolare.

L’Hub di Prato non è solo un impianto: è la dimostrazione che circolarità e competitività industriale non sono in contraddizione. Quando un rifiuto tessile entra in via Baciacavallo e ne esce una fibra pronta per un nuovo capo, non sta succedendo qualcosa di romantico — sta succedendo qualcosa di inevitabile.

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