Oltre il consumo operativo: valutare un edificio per l’intero ciclo di vita
Quando si parla di edifici sostenibili, il dibattito si concentra spesso sui consumi energetici durante la vita d’uso: il riscaldamento, il raffrescamento, l’illuminazione. Ma questa è solo una parte della storia. Un numero crescente di ricercatori sostiene che per valutare davvero l’impatto ambientale di un edificio occorra considerare anche il carbonio incorporato nei materiali da costruzione, ovvero le emissioni generate durante l’estrazione, la lavorazione e il trasporto dei materiali stessi, ancor prima che il cantiere apra i battenti.
È su questo principio che si fonda il concetto di Realistic Net Zero Energy Building (RNZEB), un’evoluzione del più noto NZEB (Net Zero Energy Building) che integra nella valutazione di sostenibilità anche il carbonio incorporato, oltre a quello operativo. Uno studio pubblicato nel 2026 sulla rivista Discover Sustainability — a firma di Sameer Yandigeri e T. Raghavendra — si propone di applicare questo approccio più completo al confronto tra tre diversi sistemi murari per l’edilizia residenziale.
Il metodo: geometria fissa, materiali variabili
Lo studio è una modellazione computazionale basata su un caso di studio residenziale: un edificio di tipo G+1, ovvero a piano terra più un primo piano. Il punto di forza metodologico risiede nel controllo rigoroso delle variabili: i ricercatori hanno costruito tre modelli digitali distinti — uno per ciascun sistema murario — mantenendo identiche geometria, dimensioni e orientamento dell’edificio. In questo modo, le differenze nei risultati possono essere attribuite esclusivamente al materiale della parete, e non ad altri fattori di progetto.
I tre sistemi murari messi a confronto sono:
- Muro in mattoni tradizionali (Brick Wall, BRW)
- Muro in blocchi di calcestruzzo alleggerito (Lightweight Concrete Block Wall, LWCBW)
- Muro in legno (Timber Wall, TW)
Il modello digitale è stato sviluppato in Autodesk Revit, uno dei software di BIM (Building Information Modeling) più diffusi in ambito professionale. Per la stima del carbonio incorporato, del carbonio operativo, dell’energia totale del ciclo di vita e dell’Energy Use Intensity (EUI) — un indicatore che misura il consumo energetico per unità di superficie — è stato utilizzato Autodesk Forma Carbon Insights. La valutazione del ciclo di vita è stata condotta su tre orizzonti temporali: 1, 10 e 20 anni.
Cosa emerge dai dati: il legno vince, ma di poco
I risultati mostrano che, nel lungo periodo, è il consumo energetico operativo a dominare l’impatto complessivo del ciclo di vita, mentre il carbonio incorporato nei materiali rimane un valore fisso che non cambia dopo la costruzione. Questa distinzione è fondamentale: investire in materiali a basso carbonio incorporato produce un beneficio reale, ma non compensa inefficienze energetiche nell’uso quotidiano dell’edificio.
Tra i tre sistemi, il muro in legno ha restituito il minore impatto complessivo in termini di carbonio modellato nel ciclo di vita: circa il 2,28% in meno rispetto al mattone e il 2,89% in meno rispetto al calcestruzzo alleggerito, corrispondente al valore più basso di energia equivalente derivata dal carbonio su 20 anni, pari a circa 3,25 × 10⁶ kWh.
Tuttavia, gli autori sono espliciti nel sottolineare i limiti di questa differenza. Sul fronte dell’EUI operativo, i tre sistemi si sono rivelati sostanzialmente equivalenti, con scarti inferiori al 3,3%, e il muro in legno risulta addirittura marginalmente più alto degli altri in questo parametro. Il vantaggio del legno è quindi interamente ascrivibile al suo minore carbonio incorporato, non a una superiorità termica dimostrata in fase d’uso.
«Le differenze del 2-3% sono da leggere come indicazioni di screening ottenute all’interno del framework software adottato e del confine di ciclo di vita A1–A3 più B6, piuttosto che come prove definitive della superiorità di un sistema rispetto agli altri.»
Perché questo studio conta, e quali sono i suoi limiti
Il valore di questa ricerca sta nell’aver applicato in modo sistematico e controllato la logica RNZEB a un confronto diretto tra materiali, integrando BIM e analisi del ciclo di vita in un unico flusso di lavoro. È un approccio che potrebbe diventare uno standard di riferimento per progettisti e valutatori di sostenibilità.
Al tempo stesso, gli autori riconoscono chiaramente i confini del proprio lavoro: lo studio si basa su un singolo edificio modello, i dati energetici sono elaborazioni derivate dal carbonio e non misurazioni dirette, e il confine del ciclo di vita considerato (fasi A1–A3 per la produzione dei materiali e B6 per il consumo energetico operativo) non include altre fasi come la fine vita o la manutenzione. I risultati vanno quindi letti come indicazioni orientative, utili nelle fasi preliminari di progetto.
Lo studio dichiara anche un’esplicita connessione con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, in particolare gli SDGs 7, 9, 11, 12 e 13, relativi a energia pulita, industria sostenibile, città inclusive, consumo responsabile e lotta ai cambiamenti climatici.
Finanziamento della ricerca
I metadati della pubblicazione non riportano alcun finanziatore per questo studio. Questo non significa che la ricerca sia stata necessariamente condotta senza finanziamenti: la disponibilità e la dichiarazione di questo dato variano da rivista a rivista e da istituzione a istituzione.
Fonte
Sameer Yandigeri, T. Raghavendra (2026). Building energy assessment of conventional and sustainable wall systems for realistic net zero energy buildings (RNZEB). Discover Sustainability. DOI: 10.1007/s43621-026-04670-z — accesso aperto
Finanziamento: i metadati della pubblicazione non riportano un finanziatore. L’assenza del dato non implica assenza di finanziamento.
Questo articolo sintetizza uno studio accademico peer-reviewed. Tutti i dati riportati provengono dalla pubblicazione originale, consultabile al DOI indicato.
Foto di Mark Stebnicki su Pexels
#GreenBuilding #EdiliziaSostenibile #Sostenibilità #ViviGreen #ricerca
