La strada che respira sotto i pneumatici: come il manto asfaltico drenante riciclato sta assorbendo le piene urbane in Emilia-Romagna

C’è una rivoluzione silenziosa che scorre letteralmente sotto i piedi — o meglio, sotto le ruote — degli automobilisti emiliani. Nei comuni della cintura metropolitana di Bologna, a partire dal 2024, sono stati posati oltre 38 chilometri di pavimentazione stradale in asfalto drenante rigenerato: un materiale composito che integra granulato da pneumatici fuori uso, inerti calcarei riciclati e un legante bituminoso modificato con polimeri bio-based. Il risultato non è solo una superficie più silenziosa di 4 decibel rispetto al manto tradizionale: è un sistema che assorbe fino a 360 litri d’acqua per metro quadrato all’ora, trasformando ogni pioggia intensa da emergenza in risorsa gestita. Il progetto nasce da una convergenza non scontata tra ingegneria stradale e gestione del rischio idraulico. Dopo le alluvioni del maggio 2023, che hanno causato danni stimati in 9 miliardi di euro secondo la Protezione Civile, i Comuni colpiti hanno cercato soluzioni che non fossero semplicemente difensive ma rigenerative. L’asfalto drenante riciclato risponde a entrambe le esigenze: riduce il deflusso superficiale dell’acqua piovana del 70-80% rispetto alle superfici impermeabili convenzionali, alleggerendo il carico sui sistemi fognari già sotto pressione climatica, e contemporaneamente smaltisce circa 8 kg di gomma vulcanizzata per ogni tonnellata di miscela prodotta, sottraendo materiale che altrimenti finirebbe in discarica o nell’incenerimento. Ciò che rende questo approccio particolarmente interessante dal punto di vista dello sviluppo sostenibile è la sua scalabilità silenziosa: non richiede infrastrutture speciali, cantieri complessi o consenso pubblico elaborato. Le imprese stradali già operative possono adottare il mix modificato con un aggiornamento minimo degli impianti di produzione. Il costo al metro quadrato è superiore del 15% rispetto all’asfalto convenzionale, ma gli studi di costo-beneficio del Politecnico di Bologna indicano un risparmio netto sulle spese di gestione idrica urbana nell’arco di dieci anni che supera il 40%. La sfida aperta riguarda la durabilità: dopo 18 mesi di monitoraggio, i campioni estratti mostrano un lieve intasamento dei pori nelle zone a traffico pesante, che riduce progressivamente la capacità drenante. Nuove formulazioni con fibre di basalto riciclato sono attualmente in fase di test presso il laboratorio CIRI-EC dell’Università di Bologna, con l’obiettivo di mantenere le prestazioni per almeno 12 anni. Una città che impara a bere la pioggia invece di temerla non ha bisogno di costruire argini: ha bisogno solo di scegliere su cosa cammina.

Foto di Cara Denison su Pexels

#Sostenibilita #SviluppoSostenibile #GreenLife #ViviGreen #AsfaltoVerde #CittaSpugna #InfrastruttureVerdi #RischioIdraulico #EconomiaCircolare #EmiliaRomagna #UrbanPlanning #ClimateResilience