Per decenni il vetro è stato celebrato come il materiale riciclabile per eccellenza. Eppure nasconde un paradosso silenzioso: in Italia, ogni anno, circa 340.000 tonnellate di vetro colorato misto vengono declassate a materiale di riempimento per sottofondi stradali, perdendo quasi completamente il loro valore economico e la purezza necessaria per rientrare nel ciclo produttivo del vetro cavo di qualità. Il problema non è la quantità raccolta — siamo tra i migliori in Europa con un tasso di raccolta superiore al 76% — ma la capacità di separare con precisione il vetro per colore e composizione chimica prima della rifusione.
Una svolta concreta arriva da una tecnologia fino a poco tempo fa confinata ai laboratori di spettroscopia industriale: la separazione cromolitografica a impulsi iperspettrali nel vicino infrarosso (NIR), abbinata a algoritmi di visione artificiale addestrati su database di migliaia di campioni di vetro post-consumo. Il sistema, sviluppato in collaborazione tra il Consorzio Recupero Vetro (CoReVe) e il Politecnico di Torino, è stato installato in via sperimentale presso l’impianto di trattamento di Piegaro, in Umbria — cuore storico della lavorazione del vetro artistico italiano — e testato su flussi reali di vetro misto proveniente dalla raccolta differenziata urbana di quattro province umbre.
I risultati preliminari, presentati al convegno European Glass Summit di Barcellona nel marzo 2026, sono significativi: la purezza del vetro bianco separato ha raggiunto il 99,2%, quella del verde il 97,8%, riducendo le impurità cromatiche che compromettono la qualità del vetro rigenerato destinato all’industria alimentare e farmaceutica. Non solo: il processo ha consentito di recuperare frazioni di vetro al piombo — tipico dei cristalli artistici di Murano — che prima finivano inevitabilmente in discarica o in impianti di inertizzazione con costi elevati e perdita totale della materia.
L’impatto economico è altrettanto rilevante. Ogni tonnellata di vetro bianco di alta purezza immessa di nuovo nel ciclo vetrario vale circa 180 euro contro i 12 euro del materiale declassato a inerte. Moltiplicato per i volumi potenziali del solo bacino centro-italiano, il delta economico supera i 28 milioni di euro annui di valore recuperato che oggi svanisce nel sottofondo di qualche cantiere.
Mentre l’Europa aggiorna i target di riciclo al 90% entro il 2030, l’Italia ha in mano uno strumento per smettere di riciclare male ciò che sa raccogliere benissimo. Il vetro non chiede di girare in tondo: chiede di tornare esattamente a ciò che era, con la stessa trasparenza di prima.
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