Ogni anno gli allevamenti di mitili del Golfo di La Spezia producono oltre 2.400 tonnellate di valve di scarto: gusci calcarei che, tradizionalmente, finivano in discarica o al massimo venivano frantumati come ammendante grezzo per terreni agricoli. Un destino opaco per un materiale che, invece, nasconde una purezza chimica notevole. Da circa diciotto mesi, un protocollo sperimentale avviato in collaborazione tra il Consorzio Mitilicoltori della Liguria e un distretto ceramico della Val di Susa sta riscrivendo questa storia.
Il cuore del processo è sorprendentemente semplice nella logica, ma sofisticato nell’esecuzione. Le valve vengono prima lavate in vasche a ciclo chiuso per eliminare residui organici, poi sottoposte a calcinazione controllata a 850 °C per trasformare il carbonato di calcio CaCO₃ in ossido di calcio CaO ad elevata purezza, superiore al 94%. Questo ossido viene successivamente macinato a umido fino a granulometrie inferiori ai 10 micron, rendendolo compatibile con le formulazioni degli smalti ceramici per rivestimento.
Il risultato? Una riduzione del 38% del fabbisogno di carbonato di calcio estratto da cave, con un abbattimento parallelo delle emissioni di trasporto perché la materia prima ora percorre meno di 200 chilometri anziché provenire da fornitori dell’Europa dell’Est. Sul fronte dei rifiuti, l’operazione ha già sottratto alla discarica circa 180 tonnellate di gusci nella prima fase pilota, un numero destinato a triplicare con l’entrata a regime della seconda linea di calcinazione prevista per la primavera 2027.
Ciò che rende questo caso studio particolarmente interessante per chi studia l’economia circolare è la sua natura di filiera corta minerale: il mare genera il mollusco, il mollusco genera il guscio, il guscio genera la materia prima industriale, e il prodotto ceramico finito — piastrelle, rivestimenti, sanitari — torna nelle abitazioni costruite spesso a pochi chilometri dalla costa ligure. Un circuito che non aveva bisogno di tecnologie di rottura, ma soltanto di un cambio di sguardo sul valore residuale nascosto negli scarti della pesca.
La Commissione Europea, nel suo Piano d’azione per l’economia circolare aggiornato nel 2024, ha indicato i sottoprodotti dell’acquacoltura come una delle frontiere prioritarie per la simbiosi industriale. L’Italia, con oltre 50.000 tonnellate annue di produzione mitilicola, ha la materia prima. Manca ancora la scala. Ma quando un guscio di cozza può diventare lo smalto su una piastrella, ignorarlo è semplicemente un lusso che non possiamo più permetterci.
Foto di Jean-Paul Wettstein su Pexels
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