Ogni anno in Italia vengono generati circa 350.000 tonnellate di pneumatici fuori uso (PFU), una categoria di rifiuto speciale che per decenni ha rappresentato uno dei nodi irrisolti della gestione dei materiali post-consumo. La vulcanizzazione — il processo chimico che conferisce alla gomma le sue straordinarie proprietà meccaniche — è la stessa caratteristica che ne rende il riciclo tradizionale quasi impossibile: i legami trasversali tra le catene polimeriche resistono a qualsiasi solvente convenzionale. Eppure proprio da questa ostinazione materica sta nascendo, in Campania, una filiera produttiva tanto inattesa quanto concreta.
Attraverso un processo di granulazione meccanica a temperatura ambiente — la cosiddetta criomacina assistita con azoto liquido — le imprese del distretto industriale di Nola stanno trasformando il granulato di gomma riciclata in pavimentazioni antitrauma omologate per aree gioco, percorsi fitness all’aperto e piste polifunzionali nei parchi urbani. Il granulato, classificato come End of Waste dal decreto ministeriale del 2019, viene legato con resine poliuretaniche a bassa emissione e compresso in lastre o colato in opera, garantendo una superficie elastica, drenante e resistente agli agenti atmosferici per un ciclo di vita stimato di 15-20 anni.
Il dato che colpisce è la scala già raggiunta: solo nel 2025, le municipalità della città metropolitana di Napoli hanno installato oltre 48.000 metri quadrati di pavimentazione derivata da PFU riciclati, evitando l’immissione in discarica di circa 1.800 tonnellate di materiale. Il progetto, coordinato dal Consorzio EcoTyre in collaborazione con il CNR di Portici, ha coinvolto 23 comuni campani e ha ricevuto un cofinanziamento nell’ambito del PNRR — Missione 2, Componente 1 dedicata all’economia circolare.
Ciò che rende questo caso studio particolarmente significativo non è solo la quantità: è la coerenza del ciclo. Il PFU nasce sul territorio campano — il porto di Napoli è tra i principali snodi di importazione di veicoli usati — viene raccolto sul territorio, trasformato sul territorio e reinstallato sul territorio. Un metabolismo urbano chiuso che riduce il trasporto, abbatte le emissioni di CO₂ legate alla logistica e alimenta un indotto locale di lavoratori specializzati in espansione.
La sfida ora è standardizzare i protocolli di qualità del granulato — la variabilità compositiva dei PFU multimarca rimane il principale collo di bottiglia tecnico — e replicare il modello in altre aree metropolitane del Mezzogiorno.
Un pneumatico consumato non è la fine della strada: è l’inizio di un’altra, quella su cui giocheranno i bambini di domani.
Foto di Vladimir Srajber su Pexels
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