Il permafrost siberiano rilascia metano antico: la bomba climatica che nessun modello aveva previsto

Nel cuore della Siberia occidentale, a oltre 60 gradi di latitudine nord, sta accadendo qualcosa che i climatologi osservano con crescente preoccupazione: il permafrost — lo strato di suolo permanentemente ghiacciato che copre circa il 25% delle terre emerse dell’emisfero settentrionale — si sta sgretolando più rapidamente del previsto, liberando metano intrappolato da decine di migliaia di anni.

Uno studio pubblicato nel 2025 su Nature Geoscience ha quantificato con inedita precisione il fenomeno: i crateri di collasso termocarstici, quei voragini che si aprono improvvisamente nella tundra quando il ghiaccio sotterraneo fonde, emettono concentrazioni locali di metano fino a 10 volte superiori rispetto alle stime dei modelli climatici standard dell’IPCC. Il dato è dirompente, perché il metano è un gas serra con un potere riscaldante circa 87 volte superiore alla CO₂ su un orizzonte di 20 anni.

Ciò che rende questo fenomeno particolarmente insidioso è la sua natura autocatalitica: più il suolo si scalda, più permafrost fonde, più metano viene rilasciato, più l’effetto serra si intensifica. Un ciclo di retroalimentazione positiva che gli scienziati chiamano «amplificazione artica» e che rischia di sfuggire completamente al controllo delle politiche di mitigazione attuali.

I laghi termocarsici della Siberia — già circa 3 milioni di specchi d’acqua bruna dove un tempo c’era terreno solido — sono aumentati del 15% in superficie nell’ultimo decennio, secondo i dati del monitoraggio satellitare Copernicus. Questi bacini funzionano come vere e proprie ciminiere naturali: il metano gorgoglia dal fondale e risale in atmosfera senza ostacoli.

La comunità scientifica sta ora rivalutando il cosiddetto «carbon budget» globale, ovvero la quantità residua di emissioni compatibili con il limite di 1,5°C dell’Accordo di Parigi. Se le emissioni di permafrost venissero integrate correttamente nei modelli, quel budget si ridurrebbe in modo significativo, comprimendo ulteriormente la finestra temporale disponibile per la transizione energetica.

Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, questo ha conseguenze concrete: i modelli climatici aggiornati prevedono che un’accelerazione del rilascio artico anticiperà di 5-8 anni il superamento delle soglie critiche di temperatura nei bacini mediterranei, con effetti devastanti su siccità, ondate di calore e disponibilità idrica.

Il permafrost non è un problema lontano: è il conto che stiamo accumulando oggi e che presenteranno le generazioni di domani.

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