Ogni anno in Italia vengono smaltiti in discarica o inceneriti circa 900.000 tonnellate di rifiuti sanitari assorbenti — pannolini, pannoloni, assorbenti igienici — considerati per decenni un caso irrisolvibile di economia lineare. Ora, un impianto pilota operativo dal 2024 a Treviso sta riscrivendo questa storia con una tecnica inaspettata: la termomeccanica umida differenziata per flusso, sviluppata in collaborazione tra il Consorzio Intercomunale Priula e il gruppo di ricerca dell’Università di Padova.
Il processo parte dalla raccolta differenziata porta a porta degli assorbenti esausti — una pratica già consolidata nel Consorzio Priula, che dal 2015 raggiunge circa 50.000 famiglie nel trevigiano. I materiali vengono sottoposti a sterilizzazione con vapore saturo a 134 °C, dopodiché una fase di separazione meccanica in ambiente acquoso distingue tre frazioni distinte: la cellulosa, il polimero superassorbente (SAP) e le fibre plastiche di polipropilene.
La novità scientifica risiede nel destino del SAP recuperato. Il polimero superassorbente, responsabile della capacità di ritenzione idrica del pannolino, viene rigenerato e reintrodotto come ammendante idroretentivo nei substrati per l’orticoltura urbana e i tetti verdi. In condizioni di campo, i test condotti su parcelle sperimentali di pomodoro e lattuga nell’area periurbana di Castelfranco Veneto hanno mostrato una riduzione del fabbisogno irriguo del 38% rispetto ai substrati convenzionali, mantenendo rese produttive equivalenti.
La cellulosa estratta, pari a circa il 35% del peso secco del pannolino, viene invece convogliata verso cartiere locali come fibra secondaria, mentre il polipropilene separato alimenta una filiera di riuso come granulo tecnico per manufatti plastici a bassa criticità. Il risultato netto è che meno del 5% del materiale in ingresso all’impianto finisce ancora come scarto non valorizzabile.
Il modello è replicabile? Le stime del Consorzio indicano che un’estensione del sistema a scala regionale nel Veneto potrebbe intercettare fino a 80.000 tonnellate annue di assorbenti, sottraendole all’incenerimento e generando materia prima secondaria per tre filiere distinte. L’Unione Europea, nel quadro del nuovo Piano d’Azione per l’Economia Circolare, ha già inserito gli assorbenti igienici tra le categorie prioritarie per cui definire standard di riciclabilità entro il 2027.
Ciò che per un secolo abbiamo considerato il simbolo stesso del rifiuto irrecuperabile sta diventando il laboratorio più fertile dell’economia circolare applicata al quotidiano.
Foto di Tahir Xəlfəquliyev su Pexels
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