Il ghiaccio che ricorda: come i carotaggi antartici stanno riscrivendo la storia termica del Mediterraneo negli ultimi 800.000 anni

C’è un archivio climatico sepolto sotto quasi quattro chilometri di ghiaccio antartico che nessuna biblioteca al mondo potrebbe contenere. Si chiama EPICA — European Project for Ice Coring in Antarctica — e i cilindri di ghiaccio estratti dalla stazione Concordia, gestita in parte dall’Italia attraverso il programma PNRA, custodiscono bolle d’aria intrappolate che risalgono a 800.000 anni fa. Dentro quelle microbolle c’è l’atmosfera del passato: pressione, temperatura, concentrazione di CO₂ e metano misurabili con una precisione che sfida l’immaginazione.

Nel 2025, un consorzio europeo che include il CNR italiano ha pubblicato su Nature Climate Change un’analisi comparativa tra i dati EPICA e le ricostruzioni paleoclimatiche del bacino mediterraneo ottenute dai sedimenti del Mar di Alboran. Il risultato è tanto elegante quanto inquietante: la velocità attuale di riscaldamento del Mediterraneo — stimata in circa 0,4°C per decennio negli strati superficiali — non ha precedenti in nessuno degli otto cicli glaciali-interglaciali registrati nel ghiaccio antartico. Non è solo che fa più caldo: è che il calore arriva a una velocità che gli ecosistemi del bacino non hanno mai dovuto affrontare.

L’aspetto meno raccontato di questa ricerca riguarda il cosiddetto “sfasamento termico” tra atmosfera e oceano. In tutti i cicli precedenti, l’oceano Mediterraneo mostrava un ritardo di riscaldamento di 1.200-1.800 anni rispetto ai picchi atmosferici, un cuscinetto che permetteva alle specie marine di adattarsi o migrare. Oggi quel ritardo si è compresso a meno di trent’anni. Il Mediterraneo non ha più tempo per rispondere: sta inseguendo l’atmosfera senza poterla raggiungere, in uno sforzo evolutivo impossibile.

Per la penisola italiana, che si affaccia su questo bacino per oltre 7.500 chilometri di costa, le implicazioni sono stratificate. I modelli derivati dalla combinazione dei dati EPICA con le proiezioni CMIP6 indicano che entro il 2060 le estati mediterranee potrebbero stabilizzarsi su temperature medie superiori di 2,8°C rispetto al baseline pre-industriale, con regimi di precipitazione che ricorderanno più il Nord Africa del 1970 che l’Italia del 2000. Non è fantascienza: è paleoclimatologia applicata al presente.

I carotaggi antartici ci stanno dicendo qualcosa che i modelli computeristici da soli non riuscirebbero a comunicare con la stessa autorità: la Terra ha già vissuto climi estremi, ma mai così in fretta. E la fretta, in biologia come in fisica, cambia tutto.

Il ghiaccio ricorda. La domanda è se siamo disposti ad ascoltarlo prima che si sciolga.

Foto di Кирилл Абрамов su Pexels

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