Per anni il cartone accoppiato ha rappresentato uno dei grandi paradossi del riciclo moderno: esteticamente impeccabile sugli scaffali della grande distribuzione, chimicamente ostile ai processi di recupero della carta. Il problema non è la cellulosa — quella è perfettamente riciclabile — ma gli inchiostri UV che garantiscono colori brillanti e resistenza all’umidità, legandosi alle fibre in modo quasi irreversibile e contaminando le polpe riciclate con composti fotoiniziatori classificati come sostanze preoccupanti dalla normativa REACH.
Ora, un consorzio di ricerca che coinvolge il Politecnico di Milano, tre cartiere della provincia di Varese e il gruppo di chimica industriale dell’Università degli Studi di Bergamo ha messo a punto un protocollo di dissoluzione selettiva basato sull’uso di solventi bio-derivati a bassa tensione superficiale — principalmente esteri dell’acido levulinico ottenuti da scarti lignocellulosici — capaci di scindere il legame tra fotoiniziatore e fibra di cellulosa a temperatura inferiore ai 60°C, senza degradare la lunghezza delle fibre stesse.
I risultati preliminari, presentati lo scorso settembre alla conferenza PaperCon Europe di Barcellona, sono significativi: il 94% degli inchiostri UV viene rimosso dopo un singolo ciclo di trattamento della durata di 22 minuti, e la polpa recuperata raggiunge un indice di bianco superiore a 78 punti ISO, sufficiente per rientrare nella produzione di carta tissue certificata FSC. Attualmente, il packaging alimentare accoppiato con inchiostri UV rappresenta circa il 18% del rifiuto cartaceo urbano che in Italia finisce ancora in discarica o in termovalorizzatore perché rigettato dagli impianti di selezione ottici.
Il caso pilota è attivo da marzo 2026 presso lo stabilimento di Olgiate Olona (VA), dove vengono trattate ogni settimana circa 12 tonnellate di imballaggi provenienti dalla raccolta differenziata di sette comuni del varesotto, in accordo con il Consorzio CNA Carta. Il solvente esausto, a sua volta, viene recuperato per distillazione e reimmesso nel ciclo produttivo con un tasso di recupero superiore all’88%, chiudendo un secondo cerchio all’interno del cerchio principale.
La vera sfida ora è la scalabilità: il costo operativo del processo si attesta intorno a 47 euro per tonnellata trattata, ancora superiore ai ricavi standard del riciclo cartario convenzionale. Ma con i recenti aggiornamenti del sistema CONAI che prevedono una modulazione contributiva premiante per i materiali effettivamente riciclabili al 100%, il punto di pareggio economico potrebbe essere raggiunto già entro il 2028.
Quando la chimica impara a disfare quello che il marketing aveva cucito troppo stretto, il packaging smette di essere un problema e torna a essere una risorsa.
Foto di Jonathan West su Pexels
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