Mentre il dibattito pubblico sul clima urbano si concentra quasi esclusivamente sulle superfici — asfalto rovente, tetti neri, mancanza di verde — una minaccia termica meno visibile si accumula silenziosa a pochi metri di profondità. Si chiama «underground urban heat island», isola di calore sotterranea, e i dati raccolti tra il 2023 e il 2025 nelle principali metropoli europee stanno riscrivendo la comprensione di come le città trattengono energia.
Uno studio pubblicato su Nature Cities nel gennaio 2026 ha analizzato 65 città europee, tra cui Milano, Roma e Torino, misurando le temperature del suolo urbano tra i 3 e i 30 metri di profondità. Il risultato è sorprendente: sotto i centri storici italiani, la temperatura media del sottosuolo ha registrato un incremento di 2,4°C rispetto alle aree rurali circostanti, con picchi di 4,1°C sotto le zone industriali dismesse. Questo surplus termico non è statico: si propaga verso l’alto per conduzione e per convezione attraverso le reti fognarie, i tunnel metropolitani e le tubature del teleriscaldamento, agendo come una batteria termica che alimenta continuamente le temperature superficiali anche nelle ore notturne, quando la città dovrebbe raffreddarsi.
Il meccanismo è tanto semplice quanto trascurato. Gli edifici perdono calore verso il sottosuolo attraverso fondazioni e seminterrati. Le infrastrutture interrate — cavi elettrici, data center sotterranei, linee della metro — emettono calore costante. La scarsa permeabilità del suolo impermeabilizzato impedisce il raffreddamento evaporativo che i terreni naturali garantiscono attraverso l’umidità. Tutto questo calore si accumula negli strati geologici superficiali per decenni, creando un riscaldamento lento ma inesorabile.
Le conseguenze concrete sono già misurabili. A Milano, il confronto tra stazioni di monitoraggio del 1990 e del 2025 mostra che la temperatura minima notturna estiva è aumentata di 1,8°C più rapidamente di quanto i modelli climatici globali prevedessero per la sola influenza dei gas serra. Una quota significativa di questo delta, stimata attorno al 35-40% dagli autori dello studio, è attribuibile proprio al flusso termico proveniente dal sottosuolo urbanizzato.
La buona notizia è che questa scoperta apre nuove frontiere progettuali. Sistemi di geoscambio termico reversibili, posizionati strategicamente nei nuovi interventi di rigenerazione urbana, potrebbero non solo estrarre il calore in eccesso per alimentare pompe di calore invernali, ma letteralmente «svuotare» la batteria termica sotterranea prima dell’estate, abbassando le temperature notturne di quasi un grado nelle zone dense.
Le città italiane non si surriscaldano solo dall’alto: bruciano anche dal basso, e finora nessuno stava guardando nella direzione giusta.
Foto di Artūras Kokorevas su Pexels
#CambiamentiClimatici #CrisiClimatica #Sostenibilita #ViviGreen #IsolaDiCalore #ClimaCittà #UrbanHeatIsland #CittàDelFuturo #MicroclimaCittà #CambioClimatico
