Per decenni il calcestruzzo è stato il grande imputato dell’edilizia: un metro cubo di cemento Portland tradizionale emette in media 350 chilogrammi di CO₂, una cifra che, moltiplicata per i miliardi di metri cubi gettati ogni anno nel mondo, contribuisce da sola a circa l’8% delle emissioni globali di gas serra. Ma qualcosa di strutturalmente nuovo sta emergendo nei laboratori e nei cantieri più avanzati d’Europa.
Si chiama carbonatazione forzata accelerata, e il principio che la governa è, in apparenza, quasi paradossale: anziché emettere anidride carbonica durante la fase di indurimento, il nuovo calcestruzzo la assorbe attivamente. Il processo sfrutta la reazione chimica tra il Ca(OH)₂ presente nella pasta cementizia e il CO₂ iniettato in camera di maturazione ad alta pressione, trasformando il gas serra in calcite cristallina stabile, intrappolata permanentemente nella matrice del materiale.
I dati che arrivano dall’Istituto per le Costruzioni Sostenibili del Politecnico di Milano — che collabora con un consorzio europeo nell’ambito del programma Horizon Europe — sono tutt’altro che marginali: i campioni di calcestruzzo trattati con carbonatazione forzata a 3 bar di pressione per 24 ore mostrano un assorbimento netto di 28–42 kg di CO₂ per metro cubo, riducendo l’impronta carbonica del prodotto finito fino al 55% rispetto al mix tradizionale. Non è neutralità climatica, ma è una discontinuità tecnica reale.
Il caso applicativo più avanzato in Italia arriva da un complesso residenziale di edilizia sociale in fase di completamento a Rho, nell’hinterland milanese, dove una cooperativa di costruzioni ha adottato elementi prefabbricati in calcestruzzo carbonatato per i pannelli di tamponamento. Il risultato certificato da terza parte: ogni pannello ha sequestrato 18 kg di CO₂ che altrimenti sarebbero rimasti in atmosfera. Moltiplicato per i 3.200 pannelli dell’intero edificio, il bilancio diventa eloquente.
Non mancano le complessità: la tecnologia richiede impianti di cattura e stoccaggio del CO₂ a monte, e la filiera italiana di approvvigionamento rimane ancora frammentata. Inoltre, la resistenza meccanica degli elementi carbonatati deve essere monitorata su archi temporali pluridecennali prima di poter essere adottata per elementi strutturali primari. Il margine di incertezza esiste, ed è onesto dichiararlo.
Eppure, guardare un pannello di calcestruzzo e sapere che dentro ci sono i gas di una vecchia combustione, cristallizzati per sempre nella pietra artificiale di un edificio che durerà cento anni, cambia il modo in cui si legge un muro.
Foto di ready made su Pexels
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