Il problema: piantare alberi non basta
Nelle città in rapida urbanizzazione, la degradazione della qualità dell’aria dovuta al traffico e alla densificazione edilizia è un problema di salute pubblica documentato. Guelma, città algerina, non fa eccezione: le concentrazioni di particolato fine (PM2.5 e PM10) e di anidride carbonica (CO₂) superano frequentemente i limiti sanitari di riferimento. La risposta progettuale convenzionale — aumentare la copertura vegetale nei parchi pubblici — viene qui messa in discussione da un punto di vista quantitativo.
Lo studio, pubblicato nel 2026 sulla rivista Environmental Monitoring and Assessment a firma di Bechlem, Djouad, Boudjehem e Salah-Salah, propone un cambio di paradigma: dal paesaggismo qualitativo alla progettazione biofila orientata alle prestazioni misurabili.
Metodologia: simulazione e misurazione sul campo
Si tratta di uno studio esplorativo di modellazione, integrato da una campagna di misurazioni in campo. I ricercatori hanno utilizzato il software ENVI-met per simulare sei scenari progettuali parametrizzati applicati a un giardino pubblico esistente. I dati di calibrazione derivano da una campagna estiva specifica, condotta con un ambito temporale limitato: entrambi questi aspetti sono dichiarati dagli autori stessi come limiti dello studio.
Questo significa che i risultati descrivono le prestazioni attese in condizioni estive e non possono essere automaticamente estesi ad altre stagioni o a contesti climatici differenti. La natura esplorativa del framework implica inoltre che le indicazioni progettuali abbiano valore orientativo, non normativo.
Il risultato principale: la configurazione multistrato
Tra i sei scenari simulati, uno specifico insieme di parametri progettuali produce la mitigazione più significativa dei livelli di inquinanti. Gli autori lo definiscono un protocollo di configurazione progettuale basato sull’integrazione di più meccanismi funzionali simultanei.
La componente vegetale prevede:
- un indice di foresta urbana pari al 60% della superficie, composto da specie ad alta efficienza depurativa: Platanus × acerifolia, Acer saccharinum e Quercus spp.;
- uno strato arbustivo al 10%;
- una copertura erbacea al 40%.
Questa struttura tridimensionale forma un filtro multistrato che intercetta il particolato a diverse altezze. La sola densificazione della copertura arborea, senza stratificazione verticale, è descritta dagli autori come una strategia insufficiente in presenza di carichi inquinanti elevati.
I sistemi ingegnerizzati complementari
L’aspetto più rilevante dal punto di vista progettuale è che la vegetazione da sola non costituisce il sistema. Lo studio individua tre categorie di infrastrutture ingegnerizzate da integrare:
- Elementi lineari d’acqua su una superficie pari al 15% del sito, con funzione di lavaggio delle particelle depositate;
- Suolo ingegnerizzato con una lunghezza di rugosità aerodinamica (z₀) di 0,15 m su una quota del 65% del sito, per incrementare la deposizione secca degli inquinanti;
- Pavimentazioni assorbenti su una superficie pari al 20% del sito, con capacità di assorbimento degli inquinanti.
Il parametro della rugosità aerodinamica del suolo — raramente presente nei documenti di progettazione paesaggistica — indica che lo studio si colloca in una zona di confine tra progettazione ambientale e ingegneria del microclima urbano. Tradurre questo dato in specifiche costruttive praticabili è un passaggio che lo studio non compie, restando nell’ambito della modellazione esplorativa.
Implicazioni per la progettazione
Il contributo principale di questo lavoro non è la scoperta che le piante migliorano la qualità dell’aria — dato già consolidato in letteratura — ma la dimostrazione modellistica che la configurazione spaziale e la scelta delle specie determinano differenze significative nelle prestazioni depurative, e che un approccio quantitativo è necessario per valutarle.
«L’efficienza funzionale dei giardini urbani richiede un’integrazione precisa e multi-meccanismo di biomassa, acqua e superfici ingegnerizzate» — Bechlem et al., 2026.
Per i progettisti, questo implica che le tavole di progetto di uno spazio verde pubblico dovrebbero includere, accanto alle specifiche estetiche e funzionali tradizionali, obiettivi di prestazione ambientale verificabili attraverso strumenti di simulazione. Il giardino come infrastruttura per la qualità dell’aria non è una metafora, ma una specifica tecnica che richiede un metodo.
Restano aperti i problemi di generalizzazione: i risultati sono riferiti a un sito specifico, a condizioni estive e a un contesto climatico semiarido. La trasferibilità del protocollo a climi temperati o mediterranei richiede validazione indipendente.
Chi ha finanziato lo studio
I metadati della pubblicazione non riportano alcun finanziatore. Questo non significa che lo studio sia stato condotto senza finanziamenti: molte riviste scientifiche non espongono questo dato nei metadati indicizzati. Non è possibile, sulla base delle informazioni disponibili, identificare né escludere soggetti finanziatori.
Fonte
Bechlem R, Djouad FZ, Boudjehem H, Salah-Salah H. (2026). Assessing the air quality performance of urban garden designs: an integrated ENVI-met modeling and field measurement study in Guelma, Algeria.. Environmental monitoring and assessment. DOI: 10.1007/s10661-026-15436-5
Finanziamento: i metadati della pubblicazione non riportano un finanziatore. L’assenza del dato non implica assenza di finanziamento.
Questo articolo sintetizza uno studio peer-reviewed. Tutti i dati riportati provengono dalla pubblicazione originale, consultabile al DOI indicato.
Foto di Sóc Năng Động su Pexels
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