Funghi sotto l’asfalto: come le reti micorriziche sopravvivono nelle aiuole urbane e cosa ci dicono sulla salute segreta delle nostre città

Sotto ogni aiuola spartitraffico, sotto ogni alberatura stradale, sotto ogni striscia di terra compressa tra marciapiede e carreggiata, si estende un universo invisibile che la scienza urbana ha ignorato per decenni. Le reti micorriziche — le strutture fungine che collegano le radici delle piante scambiando acqua, zuccheri e nutrienti — non scompaiono nelle città. Si contraggono, si frammentano, si adattano. E il modo in cui lo fanno sta diventando uno degli indicatori più precisi della qualità ecologica del suolo urbano.

Uno studio pubblicato nel 2025 sulla rivista «Urban Ecosystems» ha analizzato 47 suoli di aree verdi in 12 città europee, tra cui Milano e Roma, rilevando che la densità delle ife micorriziche nelle aiuole stradali è mediamente il 78% inferiore rispetto ai parchi urbani con suolo non compattato, e fino al 94% inferiore rispetto ai boschi periurbani. Non si tratta di una differenza marginale: significa che gli alberi piantati lungo le strade delle nostre città crescono in isolamento biologico, incapaci di comunicare con i vicini, privi della rete di supporto che in natura garantisce loro sopravvivenza in condizioni di stress idrico e termico.

Il dato è rilevante proprio ora, nell’estate 2026, dopo che diverse città italiane hanno registrato mortalità arborea urbana superiore al 12% sulle alberature stradali durante le ondate di calore di luglio. Gli arboricoltori municipali imputano il fenomeno alla siccità e al calore radiante dell’asfalto. Ma la ricerca suggerisce una causa più profonda: alberi senza micorrize muoiono prima perché nessuno li aiuta.

La risposta tecnica esiste già. Alcune amministrazioni nordeuropee — in particolare Copenhagen e Utrecht — stanno sperimentando l’inoculazione artificiale di specie micorriziche al momento della messa a dimora degli alberi stradali, combinata con substrati di crescita a bassa compattazione (i cosiddetti «Stockholm tree pits», buche di impianto con ghiaia strutturale e substrato biologico attivo). I risultati preliminari su tre anni di monitoraggio mostrano una sopravvivenza degli alberi stradali superiore del 34% rispetto ai controlli non trattati.

In Italia, nessuna città ha ancora adottato protocolli sistematici di inoculazione micorrizica nelle nuove piantumazioni urbane. Il verde pubblico continua a essere impiantato in suoli sterilizzati, compattati, chimicamente impoveriti — e poi si stupisce se gli alberi muoiono.

La città più resiliente al clima che verrà non si costruisce piantando più alberi. Si costruisce restituendo agli alberi i loro alleati sotterranei.

Foto di Michał Robak su Pexels

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