Design biofilico: vent’anni di ricerca globale in una mappa bibliometrica

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Che cosa sappiamo davvero sulla progettazione biofilica? Una mappa della letteratura scientifica

La progettazione biofilica — l’integrazione sistematica di elementi naturali nell’ambiente costruito — è passata negli ultimi due decenni da filosofia di nicchia a strategia mainstream per la salute pubblica e la resilienza climatica. Ma quanto è solida la base di evidenze che la sostiene, e in quali direzioni si è mossa la ricerca? A queste domande risponde uno studio bibliometrico pubblicato nel 2026 sulla rivista Frontiers in Research Metrics and Analytics a firma di Ekhaese e Adegbola.

Il tipo di studio e il metodo

Si tratta di un’analisi bibliometrica: non un esperimento controllato, non uno studio osservazionale su edifici reali, ma un’analisi quantitativa della letteratura scientifica esistente. I dati provengono dal database Scopus e coprono un orizzonte temporale di vent’anni, dal 2006 al 2026. Lo strumento adottato è VOSviewer, con un’analisi a rete basata sul conteggio frazionario di 66 parole chiave ad alta frequenza usate dagli autori. I risultati descrivono la struttura intellettuale del campo, non le prestazioni degli edifici.

È importante che il lettore tenga presente questo: una bibliometria misura come la comunità scientifica ha scritto e classificato un tema, non se e quanto quegli edifici funzionino nella realtà.

Quattro cluster tematici

L’analisi individua quattro raggruppamenti tematici distinti all’interno della letteratura biofilica:

Questi quattro cluster non sono isolati: la loro identificazione suggerisce che la ricerca biofilica si è strutturata attorno a linee di interesse relativamente coerenti, anche se sviluppate da comunità scientifiche parzialmente distinte.

Una traiettoria in tre fasi

Sovrapporre una dimensione temporale alla mappa bibliometrica rivela un’evoluzione articolata in tre fasi:

  1. 2006–2016: lavoro fondativo e concettuale, in cui si definiscono i termini, le tassonomie e i principi del design biofilico.
  2. 2017–2021: integrazione tecnica e ingegneristica, con una crescente attenzione alle prestazioni misurabili e alle metodologie costruttive.
  3. 2022–2026: convergenza verso resilienza, simulazione digitale e architettura del benessere post-pandemia.

Quest’ultima fase riflette chiaramente l’impatto della crisi sanitaria globale sulla ricerca in architettura: la pandemia ha spostato l’attenzione verso la qualità degli ambienti interni, il lavoro da casa e la necessità di spazi rigenerativi.

Il divario geografico: un limite strutturale

Uno degli aspetti più rilevanti — e problematici — che emerge dall’analisi è la concentrazione geografica della produzione scientifica. La letteratura indicizzata risulta fortemente sbilanciata verso le economie del Global North, con una rappresentazione comparativamente limitata del Global South.

Gli autori avvertono esplicitamente che questo squilibrio potrebbe riflettere differenze nei finanziamenti alla ricerca, nell’indicizzazione dei database e nella copertura linguistica, piuttosto che differenze nella rilevanza o nel bisogno di strategie biofiliche in quelle regioni.

È una distinzione metodologicamente onesta e necessaria: Scopus non è uno specchio neutro della produzione scientifica mondiale. Le riviste indicizzate, le lingue prevalenti e i criteri di selezione introducono sistematicamente un bias che la bibliometria non può eliminare, ma può e deve dichiarare. Per un progettista che opera in contesti climatici non temperati o in economie emergenti, questo significa che le linee guida biofiliche disponibili sono state costruite prevalentemente su evidenze prodotte altrove.

Implicazioni per la pratica professionale

Lo studio si propone come punto di partenza orientato ai dati per ricercatori e professionisti che intendano ampliare la base di evidenze del design biofilico attraverso contesti climatici, economici e geografici diversi. Gli autori segnalano in particolare la necessità di rafforzare i benchmark per l’equità socio-economica e per la valutazione delle prestazioni post-occupancy nel lungo periodo.

Per chi progetta, la mappa bibliometrica suggerisce dove la conoscenza è più consolidata (benessere indoor, comfort ambientale, psicologia degli spazi lavorativi) e dove invece rimangono lacune significative: in particolare, mancano evidenze robuste provenienti da climi tropicali, economie a basso reddito e tipologie edilizie diverse dall’ufficio e dall’edificio residenziale del Nord Europa o nordamericano.

Chi ha finanziato lo studio

I metadati della pubblicazione non riportano alcun finanziatore. Questo non significa che lo studio sia stato condotto senza finanziamenti: molte riviste scientifiche non espongono questa informazione nei metadati. Non è possibile, sulla base delle informazioni disponibili, identificare né la fonte di finanziamento né eventuali conflitti di interesse.

Fonte

Ekhaese, Adegbola (2026). A bibliometric analysis of biophilic architectural principles: global trends and research evolution. Frontiers in Research Metrics and Analytics. DOI: 10.3389/frma.2026.1914242

Finanziamento: i metadati della pubblicazione non riportano un finanziatore. L’assenza del dato non implica assenza di finanziamento.

Questo articolo sintetizza uno studio peer-reviewed. Tutti i dati riportati provengono dalla pubblicazione originale, consultabile al DOI indicato.

Foto di Magda Ehlers su Pexels

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