Carta da macero e fanghi industriali: come Lucca sta reinventando il destino degli scarti della cartiera in un ciclo minerale chiuso

C’è un paradosso silenzioso al cuore del distretto cartario di Lucca, il più grande d’Europa per produzione di carta tissue: ogni anno, le oltre 150 aziende del comprensorio generano circa 400.000 tonnellate di fanghi di cartiera — residui fibrosi e minerali che nascono dal processo di riciclo della carta da macero — e per decenni questi scarti hanno trovato come unico sbocco le discariche autorizzate o, nel migliore dei casi, l’incenerimento a basso valore energetico.

Oggi, però, qualcosa sta cambiando in modo strutturale. Un consorzio di quattro aziende locali, in collaborazione con il dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università di Pisa, ha avviato un programma sperimentale che trasforma quei fanghi in materia prima secondaria per il settore delle costruzioni leggere. Il processo si chiama carbonatazione accelerata ex-situ: il residuo fibroso-minerale, ricco di carbonato di calcio e caolino, viene esposto a flussi di CO₂ industriale in condizioni controllate di pressione e umidità, producendo un granulato stabilizzato con caratteristiche meccaniche comparabili a quelle delle argille espanse tradizionali.

I numeri del progetto pilota parlano chiaro: nel solo 2025, sono state trattate 12.000 tonnellate di fanghi che altrimenti sarebbero finite in discarica, con una riduzione del 34% dei costi di smaltimento per le aziende aderenti e una contestuale cattura netta di circa 800 tonnellate di CO₂ industriale — quella proveniente da processi di combustione che prima veniva semplicemente emessa in atmosfera. Il granulato prodotto è già in fase di omologazione come aggregato leggero per pannelli prefabbricati a bassa densità, con tre produttori edili toscani e umbri che hanno firmato lettere di intento per l’acquisto a partire dal 2027.

Ciò che rende questo caso studio particolarmente significativo, nel panorama dell’economia circolare italiana, è la natura del doppio ciclo che si viene a chiudere: da un lato, la carta da macero raccolta nei capoluoghi centro-italiani alimenta le cartiere lucchesi anziché essere esportata in Asia — come accade ancora per circa il 18% della raccolta differenziata italiana — e dall’altro, lo scarto di quel riciclo viene mineralizzato e reimmesso nell’industria manifatturiera locale. Non un ciclo singolo, ma un ciclo di cicli.

La sfida ora è la scala: portare il sistema da 12.000 a 100.000 tonnellate annue richiede investimenti in infrastrutture di carbonatazione distribuita che nessun attore singolo può sostenere da solo. Ma il modello di Lucca dimostra che quando la geologia degli scarti incontra la chimica del clima, le discariche possono diventare cave al contrario.

Lo scarto non è la fine del ciclo: è il punto in cui il ciclo decide se ha davvero imparato qualcosa.

Foto di HONG SON su Pexels

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