06 · Urbanistica
Dalle “sponge cities” alle piazze d’acqua
Il principio comune è gestire l’acqua in superficie e alla fonte, integrando infrastrutture verdi-blu con quelle grigie. Cina — sponge cities: dal 2014–2015 (linee guida dello State Council, ottobre 2015) si punta a far sì che entro il 2030 l’80% delle aree urbane assorba e riusi almeno il 70% dell’acqua piovana; 30 città pilota, investimenti dell’ordine di 28 miliardi di dollari entro il 2020. Danimarca — Copenhagen Cloudburst Plan: dopo il nubifragio del 2 luglio 2011 (circa 150 mm in poche ore), la città ha adottato dal 2012 un piano con 8 bacini urbani e circa 300 interventi in 20 anni.
Paesi Bassi — Rotterdam, Waterplein Benthemplein (De Urbanisten, 2013): una “piazza d’acqua” che per gran parte dell’anno è spazio sportivo e in caso di forti piogge accumula circa 1.700 m³ d’acqua. Un quarto paradigma da approfondire è il “dare spazio al fiume” (programma olandese Room for the River).
L’urbanistica dell’acqua si sposta da “espellere” a “trattenere, rallentare, riusare”, trasformando spesso il vincolo idraulico in spazio pubblico di qualità.