2.3 OBIETTIVI E AZIONI DELLA STRATEGIA

2.3 OBIETTIVI E AZIONI DELLA STRATEGIA

Ogni STRATEGIA si pone un complesso articolato di azioni e obiettivi. Nel caso del Piano nazionale del verde si tratta di 3 OBIETTIVI e di 3 AZIONI strategiche illustrate per esplicitarne le peculiarità e la coerenza con la vision precedentemente illustrata.

OBIETTIVI

1) Biodiversità e servizi ecosistemici
“Tutelare la biodiversità per garantire la piena funzionalità degli ecosistemi e delle Infrastrutture Verdi in una città resiliente”

2) Cambiamenti climatici ed isola di calore
“Aumentare la superficie e migliorare la funzionalità ecosistemica delle Infrastrutture verdi a scala territoriale, locale e del verde architettonico”

3) Benessere e qualità della vita
“Migliorare la salute e il benessere dei cittadini grazie alla rimozione degli inquinanti da parte dell’ecosistema foresta”

AZIONI STRATEGICHE

1) Sensibilizzazione, sicurezza ed educazione ambientale
“Conoscenza e fruizione sono le basi della sicurezza”

2) Pianificazione e progettazione delle aree verdi in città
“Assumere la foresta come strumento di pianificazione e progettazione di spazi e di attività umane”

3) Monitoraggio della Strategia
“Monitorare la Strategia per aumentare i benefici ecologici, economici e sociali del verde urbano”

La STRATEGIA si compone anche di “linee di intervento trasversali” ai diversi obiettivi. Si è creduto pertanto opportuno evidenziarne alcune:

OBIETTIVI

BIODIVERSITÀ E SERVIZI ECOSISTEMICI
“Tutelare la biodiversità per garantire la piena funzionalità degli ecosistemi e delle Infrastrutture Verdi in una città resiliente”

I cambiamenti indotti dall’uomo hanno effetti negativi particolarmente rilevanti ed evidenti nelle aree urbane e periurbane. Per questa ragione non è sufficiente garantirsi una certa presenza di aree verdi che, come avviene in gran parte dei sistemi urbani italiani, non sono inserite in sistemi pianificati di infrastrutture verdi.

La crescita delle città mette a rischio habitat e specie, tuttavia l’ecosistema urbano può rivelarsi particolarmente ricco di flora e fauna autoctona. La flora di Roma con circa 1650 taxa (di cui 200 di interesse conservazionistico) rappresenta circa il 50% dell’intera flora della regione Lazio! Ciò è determinato dalla ricchezza di specie del settore territoriale di pertinenza (ecoregione) e dalla eterogeneità ambientale che in città tende ad aumentare per la varietà dei diversi habitat naturali, seminaturali facilitati anche dalla presenza del sistema agricolo urbano e perturbano.

È però sempre nelle città che si trovano piante e animali provenienti da Paesi lontani (specie alloctone o esotiche) che in alcuni casi possono condizionare la stessa presenza delle specie autoctone.

Data l’importanza culturale ed estetica, i viali alberati presentano un numero elevato di specie esotiche: in una recente analisi effettuata dalla Società Botanica Italiana su 15 città ben il 50% delle specie utilizzate nei viali alberati sono esotiche.

Sede naturale del dibattito legato alla migliore utilizzazione delle specie autoctone sono gli Orti Botanici universitari. Oggi promuovono progetti di ricerca quali i meccanismi di propagazione, i processi riproduttivi, la valenza culturale ed estetica delle piante, a nuovi percorsi dedicati a migliorare la durata di vita dei prodotti legnosi e a nuovi progetti di educazione ambientale con la partecipazione attiva dei cittadini (citizen science).

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, gli ambienti urbani ospitano anche una fauna relativamente ricca e varia che offre notevoli spunti di interesse sia da un punto di vista zoogeografico che ecologico. Tutto ciò in quanto, come si già evidenziato, in città è particolarmente elevata l’eterogeneità ambientale e inoltre è relativamente facile trovare di che nutrirsi. Altro elemento che spiega la presenza di una ricca fauna è la temperatura media che si registra nelle aree urbane generalmente più alta rispetto alle aree rurali periferiche e da una relativamente minore presenza di predatori.

I sistemi urbani sono quindi caratterizzati da un’interessante presenza di biodiversità ma anche da un progressivo aumento di cittadini e da livelli di inquinamento piuttosto elevato. La ricchezza di specie rende possibile la funzionalità dei servizi ecosistemici particolarmente necessari per la mitigazione del clima e la rimozione degli inquinanti.

Dal 2014 la Commissione europea sta promuovendo per le città soluzioni coerenti con i modelli naturali in quanto più efficaci in termini di servizi ecosistemici e tutela della biodiversità. In particolare per migliorare l’efficienza ecologica e nel contempo favorire lo sviluppo sociale ed economico la Strategia Europea per la Biodiversità promuove la definizione della Rete Ecologica Territoriale e l’uso delle Infrastrutture Verdi (Green Infrastructures).

Per rispondere positivamente a queste richieste è necessario però saper valutare lo “stato di conservazione degli ecosistemi”. Nella recente “Valutazione del Capitale naturale in Italia” ciò si ottenuto adottando i principi e i metodi proposti dalla sinfitosociologia. Si tratta di una disciplina dell’ecologia vegetale finalizzata a mettere in evidenza la coerenza tra la situazione reale e quella potenziale valutata anche in funzione del dinamismo vegetazionale in atto in relazione al contesto paesaggistico e territoriale. (Blasi C., Biondi E., 2017; Blasi Eds, 2010).

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CAMBIAMENTO CLIMATICO E ISOLA DI CALORE
“Aumentare la superficie e migliorare la funzionalità ecosistemica delle Infrastrutture Verdi a scala territoriale, locale e del verde architettonico”

Nelle città si hanno aree con valori di temperatura più elevati, specialmente nelle ore notturne, rispetto alle contigue aree rurali o naturali. I fattori responsabili di tale aumento di temperatura sono molteplici e da ricondurre ad attività antropogeniche che si manifestano attraverso la pianificazione e progettazione degli spazi urbani, come ad esempio, l’impermeabilizzazione dei suoli, la dimensione e la dislocazione degli edifici nonché i materiali utilizzati per la loro costruzione. Tutto ciò determina situazioni climatiche con temperature più elevate che condizionano fortemente la qualità della vitae la salute, ma anche le attività economiche e lo stile di vita dei cittadini.

Alberi, filari, alberate, aree verdi, giardini pensili e tetti verdi possono ridurre in modo sensibile gli effetti di detta isola di calore.

Il cambiamento climatico si fa sentire in modo molto significativo nelle città. Ciò condiziona tutta la pianificazione del verde urbano partendo dalle alberate delle grandi città. Per trovare soluzioni a questo problema è necessario “differenziare” e non “semplificare” utilizzando in prevalenza specie autoctone e lasciando l’uso delle specie esotiche, purché coerenti in termini ecologici, solo per determinate e puntuali ragioni di carattere storico, culturale ed estetico.

Il riscaldamento delle nostre città presenta anche picchi anomali che rendono ancora più complessa la gestione del verde urbano. A questo può contribuire in termini positivi anche il “verde pensile” che da una parte riduce i volumi di acqua defluiti in rete e dall’altra opera un positivo filtraggio delle acque di scorrimento superficiale.

In sintesi a fronte di cambiamenti climatici che stanno interessando tutto il pianeta le azioni più produttive sono quelle condotte a scala locale. In questo senso la vegetazione presente in una rete di Infrastrutture Verdi interconnesse può rappresentare uno strumento molto efficace per una città a “prova di clima”.

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BENESSERE E QUALITÀ DELLA VITA
“Migliorare la salute e il benessere dei cittadini grazie alla rimozione degli inquinante da parte dell’ecosistema foresta”

Gli spazi verdi urbani sono un formidabile sostegno per la salute dei cittadini in termini di benessere fisico e mentale (riduzione degli effetti di diabete, obesità e malattie cardiovascolari).

Ovviamente il miglioramento della qualità della vita è correlato alla quantità rimossa di inquinanti a sua volta determinata dal tipo di vegetazione, dalle concentrazioni di partenza e al pattern di distribuzione delle aree verdi. Nei sistemi urbani la tutela della biodiversità costituisce pertanto un fattore chiave per mitigare anche gli effetti dell’inquinamento.

Gli inquinanti considerati nocivi per la salute dell’uomo, degli animali e delle piante sono: il particolato (PM2,5 e PM10), l’ozono troposferico, il biossido di azoto e il diossido di zolfo. Recentemente i laboratori di ricerca hanno messo in evidenza che le specie sempreverdi sono più efficaci per rimuovere il PM10, mentre le caducifoglie risultano più efficienti nel rimuovere gli inquinanti gassosi.

É bene comunque ricordare che alcune piante possono causare disturbi legati ad allergeni che determinano effetti ancora più acuti a causa della presenza di inquinanti nell’aria, di temperature elevate e degli stessi eventi climatici estremi.

Tutto ciò ha ricadute non solo nella pianificazione e progettazione delle infrastrutture verdi, ma anche nella stessa gestione ordinaria. In città è infatti opportuno applicare protocolli manutentivi finalizzati a ridurre la presenza di pollini allergenici sulla base di informazioni derivanti dal monitoraggio della variabilità fenologica determinata dall’andamento climatico stagionale.

Il benessere e la salute dei cittadini è anche legata alla definizione di nuove forme di mobilità pedonale e ciclistica. La mobilità sostenibile ha al proprio interno almeno due fattori di grande importanza: una diffusa presenza di percorsi pedonali e ciclabili in tutte le aree cittadine (centro e periferia) e una accurata manutenzione per facilitarne la fruizione in sicurezza nelle diverse ore della giornata.

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AZIONI

SENSIBILIZZAZIONE ED EDUCAZIONE AMBIENTALE
“Conoscenza e fruizione sono le basi della sicurezza”

La funzionalità ecologica, sociale ed economica della foresta urbana migliora grazie alla partecipazione attiva dei cittadini dalle prime fasi della pianificazione fino alla realizzazione e gestione delle Infrastrutture Verdi (grandi aree, verde di pertinenza e verde architettonico).

La sensibilizzazione in merito al valore ecologico, fitosanitario ed economico del verde urbano è competenza di tutte le strutture istituzionali a livello statale, regionale e comunale. Meglio ancora quando il livello di attenzione diviene di quartiere e di singolo condominio.

Tutti i momenti di partecipazione e di educazione ambientale danno risultati positivi se la partecipazione dei cittadini è diretta e continua. È riconosciuto, a titolo esemplificativo, il ruolo sociale e formativo degli “orti urbani”, ma lo stesso risultato possono averlo la partecipazione alla progettazione e alla gestione del verde di quartiere (citizen science).

La partecipazione attiva alla pianificazione e alla gestione delle aree verdi è c comunque legata alla conoscenza dei benefici messi a disposizione dei cittadini dal verde urbano, ma anche alla conoscenza di come vive una pianta e di come e quando un ecosistema è in grado di fornire servizi o disservizi quali ad esempio la produzione di pollini allergenici. La fruizione diretta e continua delle aree verdi sono elementi basilari anche per migliorarne la sicurezza. È infatti dimostrato che la presenza dei cittadini tende a eliminare sentimenti di incertezza e insicurezza.

Gli studiosi di psicologia ambientale da tempo hanno inoltre evidenziato i benefici della presenza delle piante e, più in generale, di ambiti naturali e seminaturali (verdi e blu): la sola vista degli alberi è in grado di ridurre il periodo di ospedalizzazione così come la ricreazione scolastica in un’area verde migliora il processo formativo scolastico.

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PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE DELLE AREE VERDI

“Assumere la foresta come strumento di pianificazione e progettazione di spazi e di attività umane”

La STRATEGIA ben si relaziona con le iniziative nazionali ed europee finalizzate a migliorare la qualità della vita grazie alla presenza diffusa di elementi forestali e di infrastrutture verdi finalizzate a migliorare la sostenibilità ecologica in città così come promosso dal Green City Network ideato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile insieme a Regioni, Università e Centri di ricerca.

Aumentare la qualità e la superficie delle foreste urbane e delle infrastrutture verdi in città richiede che si operi anche in termini di sostenibilità economica: la valutazione economica dei servizi ecosistemici utili per il benessere dei cittadini trasforma i costi del verde urbano in un investimento produttivo.

Perché il verde urbano risponda a requisiti di sostenibilità ecologica ed economica è essenziale che a scala territoriale e di paesaggio dalla STRATEGIA si passi rapidamente al piano e al progetto. Nel contesto urbano è sempre più frequente che anche il progetto di paesaggio assuma la centralità della foresta non solo per il valore ecologico, ma come principio e strumento di pianificazione e di progettazione di spazi e attività urbane.

Attualmente un nuovo obiettivo della pianificazione urbana è cercare di mitigare gli effetti di città impermeabili che si traduce anche in gravi problemi di smaltimento delle acque. Rispetto allo smaltimento delle acque e per migliorare il drenaggio urbano sostenibile si aprono due percorsi diversi, ma complementari: ridurre la superficie impermeabilizzata e aumentare il “verde pensile”.

La pianificazione urbana è strutturalmente legata alla mobilità così come le infrastrutture verdi sono un elemento determinante della mobilità sostenibile che si relazione positivamente anche con il benessere e la salute dei cittadini. Alla mobilità sostenibile si riferisce anche la pianificazione e progettazione dei viali alberati tendenzialmente da trasformare in “parchi lineari” che, oltre a funzioni estetiche, sanitarie, ecologiche e sociali, possano assumere il ruolo di corridoi ecologici di raccordo con i diversi lembi di foreste urbane.

La pianificazione delle aree verdi in città si integra con le aree agricole presenti in tutti i Comuni del nostro Paese dato che l’agricoltura in città è sempre stata una pratica attiva sin dai primi insediamenti. Nell’ultimo secolo sono aumentati gli “orti in città” arrivando nel 2016 ad occupare in Italia 1,6 milioni di metri quadrati.

Gli “orti urbani” interessano il 60-70% dei capoluoghi (con valori più elevati nel centro-nord) e danno risultati importanti sul piano economico, ecologico, ambientale e sociale. Il sistema agricolo in città presenta sia piccole aree gestite non per ragioni economiche prevalenti (urban gardening) che grandi aree destinate all’agricoltura professionale (urban farming), ambedue di interesse ecologico in quanto utili per la funzionalità della Rete Ecologica Territoriale e la connettività tra le diverse infrastrutture verdi.

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MONITORAGGIO DELLA STRATEGIA

“Monitorare la strategia per aumentare i benefici ecologici, economici e sociali del verde urbano”

Il monitoraggio della STRATEGIA prevede tutta una serie di azioni finalizzate a verificarne l’applicazione a scala nazionale, regionale e comunale. In linea generale si possono ipotizzare due fasi principali ulteriormente articolate nel dettaglio operativo.

La prima fase del monitoraggio prevede la verifica della sua applicazione a 5 anni dalla divulgazione in quanto è necessario che al più presto si passi alla definizione dei piani del verde urbano comunale attuandone i tre elementi essenziali: passare da metri quadrati a ettari, ridurre l’impermeabilizzazione delle città e adottare le foreste urbane come riferimento strutturale e funzionale del verde urbano. Attualmente sono molto pochi i Comuni che hanno definito il Piano e ancor meno i Comuni che lo hanno applicato.

La seconda fase del monitoraggio è verificare con scadenze a 10 anni e a 20 anni quanto la pianificazione comunale tenga conto della vision della STRATEGIA a partire dalla centralità della foresta, delle infrastrutture verdi, dei servizi ecosistemici e delle “nature based solutions”. Questa seconda fase include ovviamente l’aggiornamento stesso della STRATEGIA a 5, 10 e 20 anni dalla sua divulgazione.

L’azione di monitoraggio risulta complessa e richiede l’impegno strutturale di diverse istituzioni statali, regionali e comunali. Per avere annualmente lo stato di avanzamento e la qualità della pianificazione a livello comunale si prevede una stretta collaborazione con la Conferenza delle Regioni, ISPRA, ISTAT, Centri di ricerca e Università.

ENTE OBIETTIVIINDICATORE/I
STATOPromuovere e coordinare campagne informative e di
sensibilizzazione dell’opinione pubblica
Stimolare i Ministeri interessati a collaborare nello
sviluppo della strategia nel medio-lungo termine
Concertare strumenti di incentivazione e di fiscalità
innovativa
Nr. iniziative di promozione e
comunicazione della Strategia
nazionale del verde
Nr. Ministeri coinvolti
REGIONIOrientare il governo del territorio secondo i principi
della presente Strategia
Integrarne i principi negli strumenti pianificatori e
programmatori
Rafforzare il ruolo del Piano comunale del verde nei
piani territoriali
Programmare incentivi fiscali e fondi per
incremento infrastrutture verdi e foreste urbane
Nr. di Regioni che hanno
deliberato il recepimento degli
obiettivi della Strategia
nazionale del verde
Nr. di piani territoriali che
recepiscono il ruolo dei Piani
comunali del verde
€ programmati/erogati per
infrastrutture verdi
CITTÀ
METROPOLITANE
E
COMUNI
Recepire i principi della Strategia e gli indirizzi
pianificatori sovraordinati
Rete ecologica Territoriale in funzione della
domanda di servizi ecosistemici
Attuare la legge 10/2013
Approvare e implementare i Piani comunali del
verde
Incrementare quantità e connettività della superficie
verde
Garantire la sua equa distribuzione
Nr. Comuni con Piani comunali
del verde approvati
Incremento della superficie di
verde urbano: “da mq a ettari
Ha convertiti da grigio a verde
– deasfaltati

Indicatori ed Enti per il monitoraggio della STRATEGIA