2.1 UNA NUOVA VISION PER LA STRATEGIA DEL VERDE URBANO
In Europa e nel mondo è in atto un processo sociale ed economico che ha determinato il progressivo abbandono delle aree rurali collinari e montane e l’intensificazione, in termini di superficie occupata e di densità abitativa, dei sistemi urbani (nel 2050, la popolazione globale che vivrà nelle città dovrebbe essere il 66% del totale di 9,8 mld di persone). Tutto ciò è particolarmente evidente anche nel nostro Paese, caratterizzato da un sistema
morfologico prevalentemente collinare e montano.
Nello stesso tempo però in Italia la dispersione geografica dei comuni, siano essi grandi o piccoli, ha favorito ancora la conservazione di una significativa presenza nei centri abitati di valori storici, culturali e paesaggistici. In questo contesto è opportuno ricordare che l’Italia è anche uno dei paesi a più elevata biodiversità floristica e faunistica coerente con la variabilità ambientale valutata in termini climatici, litologici, morfologici e geografici. Questa elevata eterogeneità territoriale è stata definita e cartografata in ecoregioni di elevato valore
ambientale e ben distinte tra loro in termini biogeografici ed ecologici. Tutto ciò è testimoniato anche dalla presenza di Siti di Importanza Comunitaria (Rete NATURA2000) e da una un sistema di parchi nazionali e di aree protette rappresentative della ricchezza di specie e dell’eterogeneità ambientale valutata a livello di habitat, ecosistemi e paesaggi.
Attualmente, proprio a causa del progressivo abbandono del sistema rurale, circa il 40% della superficie nazionale è coperta da sistemi forestali che in molti casi tendono a integrarsi con i sistemi urbani offrendo ai cittadini servizi utili alla mitigazione dell’isola di calore, alla riduzione dell’inquinamento atmosferico e del particolato e alla possibilità di fruire di ulteriori benefici culturali, sociali ed economici.
All’aumentare della densità abitativa aumenta, nelle città l’impermeabilizzazione dei suoli. A questo processo, già di per sé particolarmente critico per diverse ragioni scientificamente comprovate, si aggiungono gli effetti del cambiamento climatico ulteriormente aggravato dalla presenza dell’isola di calore legata anche agli elevati consumi di energia connessi con la vita in città.
In questo ambiente così “inospitale” vive però circa il 50%della popolazione e si calcola di arrivare presto al 70%. Si tratta di un processo storico, culturale, sociale ed economico difficilmente contenibile che può trovare però nella vasta presenza di lembi di vegetazione forestale (che in sé tutelano la biodiversità e i servizi della natura) un significativo contributo per migliorare la qualità della vita in termini sia di “salute” che di “benessere”.
In questo quadro di riferimento territoriale si inserisce sia a scala globale che continentale la strategia per la tutela della biodiversità. I recenti aggiornamenti della Strategia europea e nazionale evidenziano il ruolo positivo dei servizi ecosistemici a loro volta legati alla presenza di elevati valori di biodiversità. È proprio la Strategia della biodiversità che nel quadro più ampio di tutela e recupero dei sistemi degradati (si richiede il ripristino del 15% dei sistemi degradati entro il 2020) ha fatto emergere l’importanza delle infrastrutture verdi nel contesto urbano e rurale (progetto MAES).
Non si tratta di semplici “aree verdi”, ma di una rete strutturale e funzionale di sistemi naturali e seminaturali capaci con i propri “servizi” di migliorare la qualità della vita anche in termini sociali ed economici. Si tratta quindi di sistemi di aree verdi essenziali per migliorare la resilienza degli habitat, l’efficienza ecologica, la piena funzionalità degli ecosistemi, la connettività ecologica e, nel contempo, la percezione estetico-percettiva legata alla presenza di sistemi naturali e di nature based solutions previste nel piano del verde urbano comunale.
La STRATEGIA, in linea con le richieste della Commissione europea sostiene quindi una nuovo modello di pianificazione e progettazione urbana più attenta alla mitigazione e all’adattamento al cambiamento climatico, ma anche alla rimozione da parte del verde urbano delle sostanze inquinanti. In sintesi più attenta al benessere dei cittadini, alla tutela della biodiversità e alla riduzione dell’artificializzazione degli spazi urbani e quindi più attenta alla riduzione del consumo di suolo.
Per realizzare tutto ciò la STRATEGIA ritiene essenziale passare da metri quadrati a ettari, ridurre le superficie asfaltate e adottare le foreste urbane come riferimento strutturale e funzionale del verde urbano. Tutto ciò destinando una maggiore superficie a tutti gli aspetti di vegetazione naturali e seminaturali mediante la realizzazione di infrastrutture verdi capaci di integrare il verde presente con nuovi ed estesi spazi verdi nelle aree periferiche. È comunque evidente che perché si possa realizzare questo modello eterogeneo e complesso di verde urbano è assolutamente necessario che tutti i Comuni, con il sostegno delle Regioni e dello Stato, definiscano al più presto il proprio “piano comunale del verde urbano” necessario per evidenziare sia le esigenze in termini di servizi ecosistemici che le soluzioni coerenti con tali esigenze.
Tutto ciò premesso la vision della STRATEGIA non può che fare riferimento in termini funzionali e strutturali alla “foresta”. È la foresta matura e naturale la formazione che sintetizza in sé tutta la complessità e l’eterogeneità ecosistemica territoriale. È la foresta che offre l’opportunità di collegare i vari aspetti di verde urbano alle potenzialità naturalistiche, biogeografiche, ecologiche, storiche e culturali dei diversi interventi presenti nel piano comunale del verde urbano.
Come vedremo con maggior dettaglio è proprio la foresta (urbana, periurbana e naturale) il sistema complesso capace di integrare in modo funzionale e strutturale il bosco verticale, i lembi naturali di foreste autoctone ancora presenti nelle città, i sistemi agricoli urbani, i grandi parchi, i viali alberati, i tetti verdi, i corsi d’acqua, gli orti urbani, i giardini pubblici e privati, gli Orti Botanici e, più in generale, tutti i vari aspetti di verde sia esso naturale, seminaturale o artificiale.
“È evidente quindi che per svolgere le straordinarie funzioni attribuite al verde urbano è essenziale destinare ampi spazi al sistema forestale, passare quindi da metri quadrati a ettari e de-asfaltare tutti isettori che possano tornare permeabili.”
Molto si chiede al verde urbano in termini di servizi ecosistemici, molto si deve attribuire al verde urbano in termini di superficie a questo destinata. Come avremo modo di evidenziare nei confini urbani di un Comune ci sono tante aree trascurate o abbandonate di interesse pubblico che potrebbero essere prese in considerazione nel Piano comunale del verde urbano.

