Ogni anno in Italia vengono generati circa 350.000 tonnellate di pneumatici fuori uso (PFU). Per decenni, questo flusso è stato considerato un problema da tamponare. Oggi, lungo alcuni tratti della rete autostradale lombarda, quei pneumatici dismessi stanno diventando protagonisti di una delle applicazioni più concrete ed efficaci dell’economia circolare nel settore delle infrastrutture.
Il processo si chiama gomma-asfalto, o più precisamente asfalto modificato con polverino di gomma da PFU. La tecnica non è nuovissima, ma la sua applicazione sistematica e su scala industriale rappresenta una svolta recente. Il polverino viene ottenuto attraverso la frantumazione criogenica dei pneumatici a fine vita: le carcasse vengono immerse in azoto liquido a −196 °C, diventano fragili come vetro e si polverizzano in particelle di 0,5–2 mm, separando in modo pulito gomma, acciaio e fibre tessili. La gomma risultante, priva di contaminanti, viene incorporata nel bitume in una percentuale che varia tra il 15 e il 22% in peso.
I vantaggi tecnici sono documentati e misurabili. Rispetto all’asfalto tradizionale, la miscela con polverino di gomma riduce il rumore da rotolamento fino a 5 decibel, un abbattimento percepito dall’orecchio umano come una riduzione del volume sonoro di circa il 50%. La durabilità del manto stradale aumenta mediamente del 30–40%, riducendo la frequenza degli interventi manutentivi e, di conseguenza, le emissioni legate ai cantieri stradali.
In Lombardia, il tratto sperimentale più avanzato riguarda un segmento di 12 chilometri sulla A4 tra Bergamo e Brescia, realizzato nell’ambito di un progetto pilota coordinato da ANAS e cofinanziato dal Ministero delle Infrastrutture. I dati di monitoraggio acustico raccolti nell’arco di 18 mesi mostrano risultati in linea con le previsioni: le centraline fonometriche installate a 7,5 metri dal bordo carreggiata registrano valori costantemente al di sotto dei 70 dB(A) anche nelle fasce orarie di punta.
Un pneumatico da autovettura pesa mediamente 8 chilogrammi. Per produrre una tonnellata di asfalto gommato ne servono circa 80–100 unità. Su scala nazionale, se il 30% del nuovo asfalto posato annualmente adottasse questa tecnologia, l’intero stock di PFU italiani prodotti ogni anno troverebbe assorbimento completo all’interno della filiera stradale, azzerando il ricorso allo smaltimento in discarica e all’esportazione verso paesi terzi.
La strada, letteralmente, può diventare la seconda vita di ogni pneumatico consumato.
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