C’è una memoria nascosta sotto ogni giardino ben progettato: quella scritta negli anelli delle radici. Da circa tre anni, un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Scienze Agro-Ambientali e Territoriali dell’Università di Bari sta applicando ai cantieri di riqualificazione verde della Puglia settentrionale una disciplina finora riservata alla dendroecologia forestale: la dendrocronologia radicale, ovvero l’analisi degli anelli di crescita laterale delle radici legnose di alberi sopravvissuti a siccità storiche prolungate.
Il principio è elegante nella sua semplicità: prelevare sezioni trasversali dalle radici di esemplari autoctoni adulti — querce vallonee, carrubbi, olivastri selvatici — cresciuti spontaneamente in aree non irrigate della Murgia e del Tavoliere, e leggere in quelle sequenze annuali di tessuto xilematico l’intera cronologia delle crisi idriche locali degli ultimi 80-120 anni. Il risultato non è solo storico: è operativamente predittivo.
Le mappe di resilienza radicale così ottenute consentono di identificare, con una risoluzione spaziale di circa 2 chilometri quadrati, quali specie arboree e arbustive hanno effettivamente retto alle sequenze di anni con precipitazioni inferiori ai 380 millimetri — la soglia critica registrata in media sette volte per decennio nell’area campione tra Foggia e Cerignola tra il 1940 e il 2020. Dati che i modelli climatici proiettano come frequenza minima, non massima, entro il 2040.
Questo approccio sta già cambiando le specifiche tecniche di tre grandi progetti di parchi urbani finanziati dal PNRR nella BAT — Barletta-Andria-Trani — dove i progettisti paesaggistici erano inizialmente orientati verso palette vegetali mutuate da esperienze norditaliane o addirittura centro-europee. La dendrocronologia radicale ha prodotto una lista positiva di 23 specie autoctone con comprovata tolleranza alla siccità ciclica, escludendo invece querce da sughero e alcune specie di Pistacia inizialmente previste in aree con substrato argilloso impermeabile, dove le radici storiche mostravano collassi sistematici negli anni-siccità.
La svolta metodologica sta nell’integrare questi dati con la modellazione microclimatica degli spazi progettati, ottenendo quello che i ricercatori chiamano un ‘passaporto climatico radicale’ per ogni singola area di impianto. Non si sceglie più la pianta giusta per il clima medio: si sceglie la pianta giusta per la storia idrica esatta di quel suolo.
In un Paese che perde in media 94 milioni di euro l’anno per mortalità precoce delle alberature urbane — secondo dati ISPRA 2024 — ascoltare ciò che le radici antiche hanno già sofferto non è romanticismo botanico: è la forma più concreta di progettazione adattiva che esista.
#Giardini #ProgettoGiardino #GiardinoBio #ViviGreen #PaesaggismoAdattivo #Dendrocronologia #ResilienzaVerde #PugliaVerde #SpazVerdiUrbani #SiccitàUrbana #AlberatureUrbane #PNRR #GiardinoClimaticoAdattivo #VerdeSostenibile #NaturaEProgetto
