La confusione come stato cognitivo produttivo nell’esperienza architettonica
Un recente studio pubblicato su Frontiers in Psychology (2026) propone una lettura inedita di un fenomeno che la ricerca sulla cognizione architettonica ha tradizionalmente trattato come un fallimento comunicativo: la confusione dell’utente di fronte a un edificio complesso. L’autore, Qi Li, avanza l’ipotesi che la confusione non sia necessariamente un indicatore negativo, ma possa rappresentare uno stato cognitivo strategicamente rilevante per progettare interventi narrativi più efficaci.
Il modello PIA e i tre stati della cognizione estetica
Il punto di partenza teorico è il Pleasure-Interest Model of Aesthetic Liking (modello PIA), che distingue, nella fase di elaborazione controllata dell’esperienza estetica, tre stati cognitivi distinti: interesse, confusione e noia. Nella letteratura convenzionale sulla cognizione architettonica, la confusione viene associata a un’interruzione del processo comunicativo — il segno che l’edificio non è riuscito a trasmettere il proprio significato.
Lo studio rovescia questa posizione. Secondo Li, l’utente confuso si trova in una condizione particolare: possiede ancora motivazione interpretativa, ovvero è disposto a impegnarsi nel tentativo di costruire un senso, ma non ha ancora raggiunto una risoluzione semantica. La causa di questo stallo non è l’assenza di interesse, bensì una disallineamento tra la granularità narrativa con cui il progetto viene comunicato e la capacità di accesso cognitivo del fruitore.
«La confusione identifica una popolazione che possiede ancora motivazione interpretativa ma non ha ancora raggiunto una risoluzione semantica a causa di un disallineamento tra granularità narrativa e accessibilità cognitiva.»
La teoria delle decisioni a tre vie e il calcolo granulare
Per formalizzare questo reframing, Lo studio integra il modello PIA con due strumenti teorici provenienti dall’informatica e dalla logica decisionale: la teoria delle decisioni a tre vie (three-way decision theory) e il calcolo granulare (granular computing).
La teoria delle decisioni a tre vie introduce il concetto di regione di confine — una zona intermedia tra accettazione e rifiuto di un’ipotesi. In questo framework, la confusione non è un endpoint negativo, ma una regione di confine strategica: l’utente non ha ancora deciso se il significato è raggiungibile o no. Questo apre uno spazio di intervento progettuale.
Il calcolo granulare fornisce invece gli strumenti per operare su descrizioni narrative a diverse scale di dettaglio. Lo studio introduce un meccanismo di ottimizzazione multi-granularità e una funzione di selezione basata sull’utilità, pensati per identificare le descrizioni narrative che bilanciano novità e comprensibilità per uno specifico tipo di fruitore.
Il tipo di evidenza e i suoi limiti dichiarati
È essenziale chiarire la natura dell’evidenza prodotta dallo studio. Si tratta di un framework concettuale ed euristico, non di una sperimentazione empirica controllata. L’autore illustra la fattibilità della procedura proposta attraverso due esempi applicativi:
- un caso relativo a una sala commemorativa (memorial hall), utilizzato come scenario architettonico di riferimento;
- un esercizio simulato al computer per la valutazione di enunciati narrativi, costruito per verificare il funzionamento della funzione di selezione.
Lo studio dichiara esplicitamente di non avanzare pretese di validazione empirica completa. Il contributo viene posizionato come un framework orientato alla progettazione, non come una teoria supportata da dati sperimentali. Questa distinzione è metodologicamente rilevante: i risultati illustrativi non possono essere generalizzati finché il modello non sarà testato su popolazioni reali in contesti architettonici diversificati.
Implicazioni per la comunicazione architettonica e la sostenibilità umana
Sul piano applicativo, il framework proposto si rivolge a tre ambiti distinti:
- il miglioramento della comunicazione architettonica, intesa come capacità del progetto di trasmettere significati culturali complessi;
- la progettazione di interventi narrativi centrati sull’utente, calibrati sulla capacità cognitiva dei fruitori target;
- la dimensione culturale e sociale della sostenibilità nell’ambiente costruito, intesa come capacità degli spazi di supportare processi di costruzione di senso collettivo.
Quest’ultimo punto merita attenzione: lo studio connette esplicitamente l’accessibilità semantica dell’architettura alla sostenibilità human-centered, nella sua accezione meno tecnica e più antropologica. Un edificio che fallisce nella comunicazione del proprio significato non è solo esteticamente inefficace — è anche meno capace di generare appartenenza, identità e coesione culturale nei contesti in cui è inserito.
Una proposta teorica che attende verifica empirica
Il merito principale di questo lavoro è di ordine concettuale: fornisce un vocabolario operativo per trattare la confusione come variabile progettuale anziché come rumore da eliminare. Tuttavia, la distanza tra framework teorico e applicazione pratica resta significativa. La trasposizione degli strumenti del calcolo granulare in processi reali di comunicazione architettonica richiederà studi empirici che coinvolgano utenti reali, contesti culturali diversi e metodi di rilevazione validati.
Chi ha finanziato lo studio
I metadati della pubblicazione non riportano alcun finanziatore per questo studio. Ciò non significa che la ricerca sia stata condotta senza risorse: molte riviste scientifiche, incluse quelle ad accesso aperto, non espongono sistematicamente questa informazione nei metadati indicizzati. Non è possibile, sulla base dei dati disponibili, identificare né escludere la presenza di soggetti finanziatori.
Fonte
Qi Li (2026). A multi-granularity narrative cloud selection framework for architectural meaning-making integrating the PIA model and three-way decision theory. Frontiers in Psychology. DOI: 10.3389/fpsyg.2026.1869490 — accesso aperto
Finanziamento: i metadati della pubblicazione non riportano un finanziatore. L’assenza del dato non implica assenza di finanziamento.
Questo articolo sintetizza uno studio peer-reviewed. Tutti i dati riportati provengono dalla pubblicazione originale, consultabile al DOI indicato.
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