Edificabilità: Altezze, Superfici, Indici e Distanze
1.2 K2 — Parametri e Vincoli Edilizi

Edificabilità: Altezze, Superfici, Indici e Distanze

Il linguaggio con cui il piano parla al lotto: come si misurano altezze e superfici, come si leggono gli indici, come si rispettano le distanze.

Materia — Progettazione, Costruzione e Impianti Indirizzo — CAT, Costruzioni Ambiente e Territorio Durata — 3 ore
ALTEZZA SUPERFICIE DISTANZA
01

Dai piani ai parametri

La lezione K1 ha mostrato dove si trova la regola. Questa lezione insegna a misurare ciò che la regola chiede.

Il piano urbanistico e il regolamento edilizio parlano per numeri: un’altezza massima, un rapporto di copertura, una distanza minima. Ma un numero ha senso solo se si sa esattamente che cosa si misura: l’altezza si prende fino alla gronda o al colmo? Il balcone conta nella superficie? La distanza si conta dal muro o dall’aggetto?

Per anni ogni Comune ha risposto a modo suo, e lo stesso edificio poteva risultare “conforme” in un Comune e “fuori parametro” in quello vicino. Per questo lo Stato, le Regioni e i Comuni hanno approvato nell’Intesa in Conferenza Unificata del 20 ottobre 2016 il Regolamento Edilizio Tipo (RET) con un quadro di definizioni uniformi di 42 grandezze edilizie, che le Regioni dovevano recepire e i Comuni adottare nei propri regolamenti.

Nel caso ligure: la Liguria ha recepito l’Intesa con una delibera della Giunta regionale del 2017 (indicata dalle fonti giornalistiche consultate come DGR 316/2017, da verificare sul testo ufficiale). Per un lotto savonese le definizioni che contano sono quelle del Regolamento Edilizio comunale vigente, adeguato al RET: è sempre quel testo, non il manuale, a fare fede.

Le tavole che seguono usano le definizioni uniformi come riferimento, segnalando di volta in volta dove una grandezza (per esempio l’altezza virtuale) resta invece una convenzione locale.

02

Le altezze: altezza lorda e altezza utile

Due modi diversi di misurare “quanto è alto” un piano: uno guarda alla struttura, l’altro a ciò che si abita.

piano terra ultimo piano altezza lorda altezza utile altezza lorda ultimo piano
Sezione: la lorda comprende lo spessore del solaio, l’utile no
GrandezzaDefinizione uniforme (RET)
Altezza lordaDifferenza fra la quota del pavimento di ciascun piano e la quota del pavimento del piano sovrastante. Per l’ultimo piano dell’edificio si misura l’altezza dal pavimento fino all’intradosso del soffitto o della copertura
Altezza utileAltezza del vano misurata dal piano di calpestio all’intradosso del solaio sovrastante, senza tener conto degli elementi strutturali emergenti. Nei locali con soffitti inclinati o curvi si calcola l’altezza media ponderata
L’altezza utile è quella confrontata con i minimi igienico-sanitari della lezione J1 (per esempio i 2,70 m dei locali abitabili del D.M. 1975): la differenza tra altezza lorda e altezza utile è, in sostanza, lo spessore del solaio con il suo pacchetto di finiture.
03

Le altezze: altezza del fronte e altezza dell’edificio

Per i limiti di altezza imposti dai piani conta il modo in cui si misura l’edificio visto da fuori.

fronte a monte fronte a valle = altezza edificio gronda
Il fronte si misura dal terreno in aderenza fino alla gronda; l’edificio ha l’altezza del fronte maggiore
GrandezzaDefinizione uniforme (RET)
Altezza del fronteAltezza della parete esterna, delimitata in basso dalla quota del terreno in aderenza all’edificio prevista dal progetto; in alto dalla linea di intersezione tra il muro perimetrale e l’intradosso del solaio di copertura per i tetti inclinati, oppure dalla sommità delle strutture perimetrali per le coperture piane
Altezza dell’edificioLa massima tra le altezze dei vari fronti
Numero dei pianiNumero di tutti i livelli dell’edificio che concorrono, anche in parte, al computo della superficie lorda

Per capire quali piani “contano” servono tre definizioni complementari: il piano fuori terra ha il calpestio in ogni sua parte a quota pari o superiore a quella del terreno in aderenza; il piano seminterrato ha il pavimento (anche solo in parte) sotto il terreno e il soffitto sopra; il piano interrato ha il soffitto sotto il livello del terreno. Il sottotetto è lo spazio tra l’intradosso della copertura e l’estradosso del solaio sottostante.

Su terreno in pendenza l’altezza dell’edificio la decide il fronte a valle: per questo la quota “prevista dal progetto” del terreno in aderenza, spesso modellata con sbancamenti e riporti, è uno degli aspetti più delicati nelle pratiche edilizie.
04

Volume e altezza virtuale

Quando l’indice del piano è in mc/mq occorre trasformare l’edificio in un volume.

La definizione uniforme di volume totale o volumetria complessiva è la somma, piano per piano, della superficie totale per la relativa altezza lorda:

V = Σ ( Stot,piano × Hlorda,piano )

Molti regolamenti più datati o ancora in transizione usano invece l’altezza virtuale: un’altezza convenzionale, uguale per tutti i piani, per cui si moltiplica la superficie. Nei piani che la adottano il volume vale:

V = SL × Hv
  • L’altezza virtuale non fa parte delle 42 definizioni uniformi nazionali: è una convenzione locale
  • Il valore e le esclusioni (porticati, logge, volumi tecnici…) variano da regolamento a regolamento; un regolamento regionale siciliano consultato la fissa, per esempio, in 2,95 m per i piani fuori terra
  • La convenzione rende il volume indipendente dallo spessore reale dei solai: due edifici con la stessa superficie hanno lo stesso volume di piano anche se hanno altezze lorde diverse
Davanti a un indice in mc/mq la prima domanda è sempre: come calcola il volume questo piano, con le altezze lorde reali o con un’altezza convenzionale? La risposta si trova nelle norme del piano e nel regolamento edilizio comunale.
05

Le superfici del lotto

Prima di misurare l’edificio occorre misurare il terreno su cui insiste, e distinguere ciò che si può edificare da ciò che serve alla collettività.

SC SC SF — superficie fondiaria dotazioni territoriali strade, verde, parcheggi ST — superficie territoriale = SF + dotazioni territoriali
La superficie territoriale comprende il lotto edificabile e le aree per i servizi pubblici
GrandezzaDefinizione uniforme (RET)
Superficie territoriale (ST)Superficie reale di una porzione di territorio oggetto di intervento di trasformazione urbanistica; comprende la superficie fondiaria e le aree per dotazioni territoriali, anche esistenti
Superficie fondiaria (SF)Superficie reale destinata all’uso edificatorio: la superficie territoriale al netto delle aree per dotazioni territoriali
Superficie coperta (SC)Proiezione sul piano orizzontale del profilo esterno perimetrale della costruzione fuori terra, esclusi gli aggetti e gli sporti inferiori a 1,50 m
SagomaConformazione planivolumetrica della costruzione fuori terra nel suo perimetro, in senso verticale e orizzontale, compresi gli aggetti e gli sporti superiori a 1,50 m
Attenzione al significato di “lotto”: la superficie su cui si applica l’indice di edificabilità fondiaria è la SF, non l’intera particella catastale: la parte di proprietà destinata a strada o a servizi pubblici dal piano non entra nel calcolo (lezione K3 per la distinzione tra particella e lotto).
06

Le superfici dell’edificio

Dentro l’edificio le superfici si distinguono in base alla funzione: quelle in cui si vive e quelle di servizio.

soggiorno camera cucina bagno camera superficie utile SU (al netto di muri e tramezzi) balcone SA cantina SA
Superficie utile e superficie accessoria di un alloggio
GrandezzaDefinizione uniforme (RET)
Superficie totale (STot)Somma delle superfici di tutti i piani fuori terra, seminterrati e interrati comprese nel profilo perimetrale esterno dell’edificio
Superficie lorda (SL)Somma delle superfici di tutti i piani comprese nel profilo perimetrale esterno dell’edificio, escluse le superfici accessorie
Superficie utile (SU)Superficie di pavimento degli spazi di un edificio, misurata al netto della superficie accessoria e di murature, pilastri, tramezzi, sguinci e vani di porte e finestre
Superficie accessoria (SA)Superficie di pavimento degli spazi aventi carattere di servizio rispetto alla destinazione d’uso della costruzione, misurata al netto di murature, pilastri, tramezzi, sguinci, vani di porte e finestre
Superficie complessiva (SCompl)Somma della superficie utile e del 60% della superficie accessoria: SCompl = SU + 0,60 × SA
Superficie calpestabileSomma delle superfici utili e delle superfici accessorie di pavimento
Il fattore 60% nella superficie complessiva riconosce che balconi, cantine e simili hanno un valore d’uso inferiore agli spazi abitabili: è la base di molti calcoli di contributo e di valutazione.
07

Che cosa è superficie accessoria

La distinzione tra superficie utile, accessoria ed esclusa dal computo è tra le più usate (e discusse) nelle pratiche edilizie.

La definizione uniforme di superficie accessoria è accompagnata da un elenco esemplificativo di spazi che rientrano nella SA e da un elenco di spazi esclusi sia dalla SU sia dalla SA.

Rientrano nella superficie accessoria
Portici e gallerie pedonali
Ballatoi, logge, balconi e terrazze
Tettoie con profondità superiore a 1,50 m
Cantine poste al piano interrato, seminterrato o al primo piano fuori terra, e relativi corridoi di servizio
Sottotetti accessibili e praticabili, per la sola porzione con altezza pari o superiore a 1,80 m (esclusi i sottotetti con accesso diretto da un’unità immobiliare e con i requisiti dei locali abitabili, che costituiscono superficie utile)
Vani scala interni alle unità immobiliari, computati in proiezione orizzontale, a terra, una sola volta
Spazi o locali destinati alla sosta e al ricovero degli autoveicoli (escluse le autorimesse che costituiscono attività imprenditoriale)
Parti comuni: locali di servizio condominiali, depositi, spazi comuni di collegamento orizzontale come ballatoi o corridoi
Esclusi dal computo di SU e di SA
Porticati o gallerie gravati da servitù di uso pubblico
Spazi scoperti a terra: cortili e giardini, privati o comuni
Parti comuni di collegamento verticale: vani ascensore, scale e relativi pianerottoli; androni condominiali
Corselli delle autorimesse che costituiscono parti comuni, anche se coperti, e relative rampe
Pensiline; tettoie con profondità inferiore a 1,50 m
Tetti verdi praticabili; lastrici solari, se condominiali e accessibili solo da spazi comuni; pergolati a terra
Spazi con altezza inferiore a 1,80 m
Volumi o vani tecnici
Da ricordare: gli elenchi sono quelli della definizione uniforme nazionale. I Comuni e le Regioni, nel recepirla, possono precisare o adattare singole voci: nei casi dubbi (per esempio una veranda o un sottotetto con più accessi) si legge sempre il regolamento edilizio comunale vigente.
08

Gli indici urbanistici

Un indice è un rapporto: trasforma una grandezza del piano (quanto si può edificare) in un limite per il singolo lotto.

Indice di edificabilità fondiaria

Quantità massima di superficie o di volume edificabile su una determinata superficie fondiaria, comprensiva dell’edificato esistente.

If = V / SF (mc/mq)

Rapporto di copertura

Rapporto tra la superficie coperta e la superficie fondiaria (indice di copertura).

Rc = SC / SF

Rapporto di permeabilità

Rapporto tra la superficie permeabile (priva di pavimentazioni o manufatti che impediscano all’acqua di raggiungere la falda) e la superficie fondiaria.

Ip = SP / SF
  • L’indice territoriale (It) è l’analogo dell’indice fondiario riferito alla superficie territoriale ST, comprese le dotazioni pubbliche
  • L’indice fondiario si applica nei lotti già serviti; l’indice territoriale nelle aree da trasformare con strumenti attuativi
  • Il rapporto di copertura e quello di permeabilità sono vincoli di segno opposto: il primo fissa un massimo di impronta, il secondo un minimo di terreno libero che assorba l’acqua piovana

Il D.M. 1444/1968 (art. 7) fissa limiti massimi di densità edilizia fondiaria a cui i piani devono attenersi:

ZonaLimite di densità fondiaria (art. 7 D.M. 1444/1968)
A (centri storici)Non oltre il 50% della densità fondiaria media della zona e comunque non oltre 5 mc/mq per il risanamento conservativo e le nuove costruzioni
B (zone edificate)Massimo 7 mc/mq nei Comuni con più di 200.000 abitanti, 6 mc/mq tra 50.000 e 200.000, 5 mc/mq sotto i 50.000
E (agricole)Massimo 0,03 mc/mq per le abitazioni
Sono tetti statali inderogabili: i piani comunali fissano valori propri, in genere molto più bassi. I limiti qui riportati sono quelli ricavati dalla sintesi dell’art. 7 consultata: per usarli in una pratica reale si controlla il testo del decreto e il piano comunale.
09

Una verifica urbanistica completa

Mettiamo insieme altezze, superfici e indici in una verifica di progetto, riprendendo il lotto della lezione K1.

Esempio guidato (valori didattici)

Dati del lotto e dei limiti (inventati per l’esercizio): SF = 1.200 mq; If massimo = 1,5 mc/mq; Rc massimo = 0,25; Ip minimo = 0,30; altezza massima dell’edificio = 7,50 m; distanza minima dal confine = 5,00 m.

Dati del progetto: edificio a pianta rettangolare 14,0 × 20,0 m, due piani fuori terra con altezza lorda di 3,00 m; altezza dell’edificio (fronte maggiore) = 6,60 m; area pavimentata esterna (vialetti e posto auto) = 220 mq; distanza minima dai confini = 6,20 m.

1. Superficie coperta: SC = 14,0 × 20,0 = 280 mq; Rc = 280 / 1.200 = 0,233 ≤ 0,25: verificato.

2. Volume: V = 280 mq × 2 piani × 3,00 m = 1.680 mc; If effettivo = 1.680 / 1.200 = 1,40 mc/mq ≤ 1,5: verificato.

3. Superficie permeabile: SP = 1.200 − 280 − 220 = 700 mq; Ip = 700 / 1.200 = 0,583 ≥ 0,30: verificato.

4. Altezza dell’edificio: 6,60 m ≤ 7,50 m: verificato.

5. Distanza dai confini: 6,20 m ≥ 5,00 m: verificato.

ParametroLimiteProgettoEsito
Rapporto di copertura≤ 0,250,233Verificato
Indice fondiario≤ 1,5 mc/mq1,40 mc/mqVerificato
Rapporto di permeabilità≥ 0,300,583Verificato
Altezza dell’edificio≤ 7,50 m6,60 mVerificato
Distanza dai confini≥ 5,00 m6,20 mVerificato
Nelle pratiche reali la verifica si ripete per ogni parametro del piano (e per le distanze da edifici e strade, nelle tavole seguenti) ed è il cuore della relazione tecnica che accompagna la richiesta di permesso: un solo parametro non verificato può bloccare il progetto.
10

I vincoli edilizi: le distanze

Le distanze proteggono l’igiene, la luce, la sicurezza stradale e i diritti dei vicini. Sono di tre tipi, con fonti diverse.

La definizione uniforme di distanza è la lunghezza del segmento minimo che congiunge l’edificio con il confine di riferimento (di proprietà, stradale, tra edifici, di zona o di ambito urbanistico), in modo che ogni punto della sagoma rispetti la distanza prescritta. Poiché la sagoma comprende gli aggetti oltre 1,50 m, anche un balcone sporgente può “consumare” la distanza.

Tipo di distanzaDa che cosaFonte principale
Tra edificiCostruzioni su fondi viciniCodice civile (art. 873), D.M. 1444/1968 (art. 9), regolamenti locali
Dai confini di proprietàLinea che separa il lotto dal fondo vicinoRegolamenti e piani comunali; Codice civile per le vedute
Dal confine stradaleLimite della sede stradaleCodice della strada e relativo regolamento di attuazione (DPR 495/1992)
Le tre distanze si applicano insieme: un edificio deve rispettare la più restrittiva di quelle che lo riguardano, e spesso sono proprio le distanze, più dell’indice volumetrico, a definire l’ingombro massimo edificabile in pianta.
11

La distanza tra gli edifici

Due norme statali, con scopi diversi: una civilistica, una igienico-sanitaria.

D minima assoluta 10 m edificio A edificio B pareti finestrate (tratto spesso)
Tra pareti finestrate antistanti: almeno 10 m (zone diverse dalla A)
NormaRegolaFinalità
Art. 873 Codice civileLe costruzioni su fondi finitimi, se non sono unite o aderenti, devono essere tenute a distanza non minore di 3 metri; i regolamenti locali possono prescrivere una distanza maggioreAssetto dei rapporti tra proprietari vicini
Art. 9 D.M. 1444/1968Per i nuovi edifici nelle zone diverse dalla A: distanza minima assoluta di 10 m tra pareti finestrate e pareti di edifici antistantiIgiene e salubrità (luce, aria, vedute)
  • Il D.M. 1444/1968 prevede inoltre che, tra fabbricati con una strada interposta, la distanza corrisponda alla larghezza della sede stradale maggiorata di una quota per lato che cresce con la larghezza della strada (per esempio 7,50 m per lato per strade tra 7 e 15 m), e comunque non inferiore all’altezza del fabbricato più alto
  • La giurisprudenza prevalente ritiene la distanza di 10 m applicabile anche quando una sola delle due pareti è finestrata, e inderogabile dai regolamenti locali: un principio da verificare sul caso concreto e sulla giurisprudenza più recente
  • Le norme locali possono prevedere distanze maggiori, ma in genere non minori, con eccezioni per le zone storiche e per specifiche deroghe di legge
Nel centro storico (zona A) il D.M. 1444/1968 consente di non scendere sotto le distanze già esistenti tra i volumi storici, in deroga alla regola dei 10 m: il tessuto compatto a schiera e a corte studiato in J2 non potrebbe rispettare le regole pensate per le nuove zone.
12

La distanza dai confini di proprietà

Qui la norma statale generale non fissa un valore numerico: la regola è quasi interamente locale.

La disciplina delle distanze minime dai confini è autonoma rispetto a quella delle distanze tra costruzioni: ha lo scopo di ordinare il territorio, non di tutelare l’igiene. I Comuni la fissano nei propri piani e regolamenti, con una prassi diffusa (non un obbligo di legge statale) che prevede valori come metà della distanza tra edifici (ad esempio 5 m) oppure metà dell’altezza della costruzione.

  • Il valore da applicare si legge nelle norme del piano e nel regolamento edilizio comunale, spesso diverso per zona
  • Il Codice civile disciplina a parte le vedute (artt. 905 e seguenti): per esempio, aprire vedute dirette sul fondo del vicino richiede di norma una distanza di 1,50 m dal confine, e 75 cm per le vedute laterali o oblique — valori da controllare sul testo prima di citarli in una pratica
  • Le costruzioni in aderenza o sul confine sono ammesse solo dove le norme locali o l’accordo tra i vicini lo consentono
Confine e catasto: la distanza dal confine si misura da un confine giuridico che va individuato con precisione sul terreno: la mappa catastale (lezione K3) è un riferimento utile, ma non prova da sola la proprietà né la posizione esatta del confine.
13

La distanza dal confine stradale

Una strada non finisce dove finisce l’asfalto: attorno alla sede stradale c’è una fascia di rispetto in cui non si può costruire.

Il Codice della strada (art. 16) e il suo regolamento di attuazione (DPR 495/1992, art. 26) fissano le distanze minime da rispettare, fuori dai centri abitati, per nuove costruzioni, ricostruzioni e ampliamenti, in funzione della classificazione della strada.

strada tipo C confine stradale 30 m: fuori dal centro abitato, zona non edificabile 10 m zona edificabile con piano attuativo
Strada di tipo C: la distanza richiesta dipende dalla zona in cui cade il lotto
Tipo di stradaFuori dai centri abitati (comma 2)In zone edificabili con strumento attuativo (comma 3)
A — autostrada60 m30 m
B — extraurbana principale40 m20 m
C — extraurbana secondaria30 m10 m
F — locale20 m (10 m per le strade vicinali)nessuna distanza minima specifica
  • Muri di cinta: 5 m dalle strade di tipo A e B, 3 m da quelle di tipo C e F (comma 4)
  • Siepi e recinzioni: 1 m se non superano 1 m di altezza, 3 m se più alte (commi 7 e 8)
  • Alberi: la maggiore tra l’altezza massima raggiungibile dalla pianta a maturità e 6 m (comma 6)
  • Le norme non si applicano retroattivamente alle opere preesistenti (comma 9)
All’interno dei centri abitati valgono invece regole diverse, fissate dal regolamento di attuazione del Codice della strada (art. 28) e dagli strumenti urbanistici comunali: non sono state sviluppate in questa lezione e vanno cercate nel piano e nel regolamento del proprio Comune. I valori della tabella sono quelli delle sintesi del testo consultate: si controlla il testo vigente prima di citarli.
14

Autovalutazione

Quattro problemi per verificare la comprensione degli argomenti della lezione.

Problema 1

Un alloggio ha superficie utile di 82 mq, un balcone di 8 mq, una cantina interrata di 6 mq, un posto auto coperto di 15 mq (non attività imprenditoriale) e un sottotetto non abitabile, accessibile solo dalle parti comuni, con 10 mq di altezza maggiore di 1,80 m e 6 mq di altezza minore di 1,80 m. Calcolare la superficie accessoria totale e la superficie complessiva SCompl = SU + 0,60 SA.

Problema 2

Un locale rettangolare di 4,0 × 5,0 m ha il soffitto inclinato con altezza di 2,00 m lungo il lato basso e 3,20 m lungo il lato alto (pendenza uniforme nella direzione dei 4 m). Calcolare l’altezza utile media ponderata e confrontarla con il minimo di 2,70 m richiesto per i locali abitabili dalla lezione J1: che cosa si può concludere?

Problema 3

Due nuovi edifici in zona di completamento hanno pareti finestrate che si fronteggiano; il più alto misura 9 m. Quale distanza minima si applica? Come cambia il risultato se tra i due edifici è interposta una strada larga 8 m (usare la regola di 7,50 m per lato per strade tra 7 e 15 m)?

Problema 4

Un lotto affaccia su una strada extraurbana secondaria (tipo C), fuori dal centro abitato. Determinare la distanza minima per un nuovo edificio nei due casi: (a) il lotto non è in zona edificabile con piano attuativo; (b) è in zona edificabile con strumento attuativo. Quale distanza serve per il muro di cinta?

15

Riepilogo dei concetti chiave

  • Il Regolamento Edilizio Tipo (Intesa del 20 ottobre 2016) ha uniformato 42 definizioni edilizie: per un caso reale si applica il regolamento comunale che le ha recepite
  • L’altezza lorda si misura da pavimento a pavimento; l’altezza utile da pavimento a intradosso del solaio, ed è quella confrontata con i minimi igienici
  • L’altezza del fronte si misura dal terreno in aderenza fino alla gronda o alla sommità delle strutture perimetrali; l’altezza dell’edificio è la maggiore tra i fronti
  • L’altezza virtuale è una convenzione locale per calcolare il volume: non fa parte delle definizioni nazionali
  • La superficie fondiaria (edificabile) si ottiene sottraendo alla territoriale le dotazioni pubbliche; la superficie coperta è la proiezione dell’edificio, esclusi gli aggetti inferiori a 1,50 m
  • Superficie utile e superficie accessoria distinguono gli spazi di vita da quelli di servizio; la superficie complessiva è SU più il 60% di SA; alcuni spazi sono esclusi dal computo
  • Gli indici If, Rc, Ip trasformano il piano in limiti per il lotto; le tre verifiche si fanno insieme con altezze e distanze
  • Le distanze sono di tre tipi, tra edifici, dai confini e dal confine stradale, con fonti diverse e valori che dipendono anche dalle norme locali
  • Tra pareti finestrate di edifici antistanti serve di norma una distanza minima assoluta di 10 m (zone diverse dalla A)
  • Fuori dai centri abitati la distanza dal confine stradale varia con il tipo di strada, da 60 m (tipo A) a 20 m (tipo F)