Tipologie Edilizie e Tipologie Residenziali
1.2 J2 — Tipologie Edilizie e Residenziali

Tipologie Edilizie e Tipologie Residenziali

Dalla singola cellula abitativa al tessuto urbano: come si aggregano gli alloggi in edifici, come la forma dell’edificio dialoga con l’energia, l’orientamento e l’ombra.

Materia — Progettazione, Costruzione e Impianti Indirizzo — CAT, Costruzioni Ambiente e Territorio Durata — 3 ore
ISOLATA A SCHIERA IN LINEA A CORTE A TORRE
01

Dalla cellula abitativa al tessuto urbano

La lezione precedente (J1) ha fissato le dimensioni minime che rendono abitabile e accessibile un singolo alloggio. Questa lezione cambia scala di osservazione: non più il singolo vano, ma come più alloggi si aggregano in un edificio, e come l’edificio stesso si colloca nel territorio e dialoga con il sole.

Affrontiamo quattro temi concatenati: gli usi che un territorio ammette di insediare (il quadro regolatore comunale), le tipologie edilizie residenziali ricorrenti (come si aggregano gli alloggi), il legame tra la forma dell’edificio e il suo comportamento energetico, e infine l’orientamento, le aperture e l’ombreggiamento come strumenti di progetto che derivano direttamente da quella forma.

È lo stesso filo che lega le tavole I1-I2 sull’involucro termico: lì si guardava la sezione di una singola parete, qui si guarda l’intero edificio come un unico “involucro” la cui geometria complessiva — non solo i materiali — incide sulle dispersioni.
02

Usi insediabili sul territorio: il quadro regolatore

Prima di progettare un edificio, occorre sapere che cosa un’area del territorio ammette di ospitare: è la funzione del regolamento edilizio comunale, integrato dallo strumento urbanistico generale.

Il Regolamento Edilizio vigente del Comune di Savona non contiene, nel proprio testo, una sezione dedicata a “usi insediabili” né una definizione autonoma di questo termine: rimanda sistematicamente al PUC — Piano Urbanistico Comunale per la classificazione operativa degli usi ammissibili su ciascun lotto, limitandosi a richiamare la destinazione d’uso come dato rilevante (per esempio nel calcolo del carico urbanistico o nel certificato di destinazione urbanistica).

Da verificare prima di citarla in un progetto reale: una classificazione concreta e reperibile a livello regionale (L.R. 16/2008, legge urbanistica della Regione Liguria — titolo da verificare sul testo ufficiale) distingue le categorie residenziale o assimilabile, ricettivo-alberghiera, produttiva, direzionale, commerciale. È un riferimento ligure concreto, non il testo letterale del Regolamento Edilizio di Savona, che su questo punto rinvia al PUC.
Verifica diretta sul documento PUC: la Relazione Generale (DF_4) della Descrizione Fondativa del PUC di Savona è stata consultata direttamente — neanche questo elaborato fornisce una classificazione codificata degli “usi insediabili”. Il capitolo 3.3 “La struttura insediativa” descrive la distribuzione delle funzioni urbane (direzionali, commerciali, residenziali) nei vari quartieri, ma in forma narrativa, non come elenco normativo di categorie d’uso: conferma indirettamente che quella classificazione, se esiste in forma tabellare, va cercata nelle Norme di Conformità e Congruenza del PUC o nell’elaborato DF_5 “Verifica dell’insediabilità residenziale”, non ancora consultati.

Al di là del caso specifico di Savona, la struttura con cui i regolamenti edilizi comunali italiani distinguono tipicamente le destinazioni d’uso del territorio è questa — da intendere come schema didattico generale, non come citazione di una norma specifica:

Destinazione d’usoEsempio
Residenzialeabitazioni, residenze collettive
Produttiva / artigianalelaboratori, piccola industria
Commercialenegozi, centri commerciali
Direzionale / terziariauffici, studi professionali
Turistico-ricettivahotel, strutture extra-alberghiere
Agricolafabbricati rurali, agriturismi
Servizi / interesse pubblicoscuole, attrezzature sanitarie
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Casa isolata

La tipologia più semplice: un’unità abitativa su un lotto autonomo, con affacci liberi su tutti e quattro i lati.

CASA affaccio libero su 4 lati
Pianta schematica — lotto libero su ogni fronte
  • Vantaggi: massima libertà progettuale, privacy, affaccio e illuminazione su ogni fronte
  • Svantaggi: densità edilizia bassa, consumo di suolo elevato, perimetro disperdente alto rispetto al volume (fattore di forma S/V sfavorevole, tavola 09)
  • Costi: più elevati per unità abitativa, per le maggiori superfici di involucro e di urbanizzazione
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Casa a schiera

Unità abitative affiancate, ciascuna su pianta stretta e profonda (larghezza indicativa 3-5,4 m), con pareti laterali in comune.

1 2 3 4 giardino fronte giardino retro
Pianta schematica — muri divisori ciechi in accento
  • Vantaggi: economicità costruttiva (pareti laterali condivise), riduzione delle dispersioni sulle fiancate, privacy verticale simile alla casa isolata, giardino privato
  • Svantaggi: orientamento vincolato prevalentemente su un solo asse (il fronte strada), nessun affaccio laterale per le unità intermedie
Nel territorio di Savona: la casa a schiera non è un tipo astratto da manuale — è la tipologia che ha letteralmente costruito il centro storico cittadino. Secondo la Relazione Generale del PUC, il tracciato delle mura trecentesche “dà una forma compiuta alla città, bloccandola in una serrata struttura topografica in cui domina il tipo a schiera”, un impianto rimasto pressoché inalterato per tutto il Medioevo, per quasi cinque secoli.
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Case in linea

Edificio plurifamiliare in cui un vano scala (o scala più ballatoio) distribuisce da 1 a 3 alloggi per piano, lungo un corpo di fabbrica continuo.

scala scala profondità ottimale 9-12 m
Pianta schematica — nuclei scala che distribuiscono più alloggi per piano
  • Vantaggi: massima economicità per l’edilizia plurifamiliare diffusa, buon equilibrio tra densità e qualità abitativa
  • Svantaggi: con 3 alloggi per piano la ventilazione trasversale diventa critica per l’alloggio centrale, privo di doppio affaccio
  • Sottotipi ricorrenti: a stecca (corpo rettilineo), a catena (corpi concatenati), a corte, a “virgola”
Nel territorio di Savona: i quartieri popolari del dopoguerra — i primi insediamenti Ina-Casa e GESCAL su via Stalingrado e a Chiappino, poi i grandi quartieri di Legino, Chiappino e Monterifone pianificati con i piani di zona del 1965 — sono gli esempi storici più concreti di edilizia residenziale plurifamiliare diffusa a Savona. La Relazione Generale del PUC non specifica la tipologia edilizia esatta di questi interventi (in linea, a blocco o mista): un’ipotesi plausibile da verificare sul campo o sulle planimetrie originali, non un dato confermato nel documento.
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Case a blocco o a corte

Variante della casa in linea in cui più corpi di fabbrica si aggregano a chiudere, in tutto o in parte, uno spazio collettivo interno.

CORTE INTERNA
Pianta schematica — anello edificato attorno a uno spazio comune
  • Vantaggi: spazio collettivo protetto e filtrato dal traffico esterno, utile per socialità e microclima interno
  • Svantaggi: perimetro disperdente maggiore rispetto a una linea compatta, illuminazione e aerazione dei fronti interni più difficili da garantire
Nel territorio di Savona: la forma a blocco entra nella storia urbana cittadina in due fasi distinte. Il Piano Regolatore Cortese-Galleano del 1856 impone alla nuova espansione ottocentesca uno “schema a maglie ortogonali” di “isolati a fabbricazione perimetrale” — il classico isolato-blocco di impianto torinese. Più tardi, con la diffusione delle zone di edilizia economica e popolare (L. 167/1962), il modello evolve verso “blocchi di varie dimensioni o a super-isolati a schema libero”, organizzati in unità di vicinato o quartieri semiautonomi.
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Case a torre

Edificio compatto in pianta e sviluppato in altezza, con un unico nucleo centrale di scala e ascensore che distribuisce più alloggi per piano (tipicamente attorno a 4).

nucleo 1 2 4 3
Pianta schematica — quattro alloggi per piano attorno al nucleo scala/ascensore
  • Vantaggi: densità elevata su impronta di suolo minima, affacci multipli per ogni alloggio
  • Svantaggi: fattore di forma S/V mediocre (il perimetro disperdente cresce con l’altezza), costi costruttivi e impiantistici elevati (ascensore, strutture in elevazione)
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Tabella comparativa delle tipologie residenziali

Le cinque tipologie viste nelle tavole 03-07, confrontate sui criteri principali:

TipologiaDensitàS/V tipicoAffacciCosto/unità
Isolatabassaalto (dispersivo)4 latielevato
A schieramediamedio-basso2 lati (fronte/retro)contenuto
In lineamedia-altabasso (compatto)2 lati, critico al centrocontenuto
A blocco/cortealtamedioesterno + corte internamedio
A torremolto altamedio-altomultiplielevato (impianti)
I giudizi di S/V in questa tabella sono qualitativi: nella tavola 09 vediamo come calcolarlo in modo puntuale su un edificio reale, e perché questo singolo numero geometrico influenza le dispersioni termiche più di quanto non sembri a prima vista.
09

Rapporto forma-energia: il fattore di forma S/V

Il fattore di forma S/V è il rapporto tra la superficie dell’involucro disperdente (verso l’esterno o verso ambienti non riscaldati) e il volume riscaldato dell’edificio.

S / V   [1/m]  =  superficie involucro disperdente / volume riscaldato

È il parametro geometrico che, a parità di trasmittanza U dei singoli elementi (il concetto visto nelle tavole I1-I2 su pareti e materiali isolanti), determina quanta superficie disperdente “serve” ciascun metro cubo di volume riscaldato: a parità di U, un edificio con S/V alto perde più calore per unità di volume rispetto a uno con S/V basso.

Da verificare sul testo integrale prima di un uso normativo puntuale: soglie di riferimento (tipicamente citate come S/V ≤ 0,2 per gli edifici più compatti e S/V ≥ 0,9 per quelli più dispersivi, usate per parametrizzare i limiti di prestazione energetica) compaiono nella manualistica tecnica derivata dal D.Lgs 192/2005 e successive modifiche (D.Lgs 311/2006): i termini “S/V” e “fattore di forma” non risultano nell’articolato principale del decreto, ma nelle tabelle allegate, il cui testo integrale non è stato verificato riga per riga in questa sede — da trattare come dato di manuale consolidato, non come citazione diretta dell’articolo di legge.

La conseguenza progettuale è diretta: a parità di superficie abitabile, le tipologie compatte (in linea, a blocco) tendono a un S/V più favorevole delle tipologie isolate o a torre, perché concentrano il volume riscaldato dietro una superficie di involucro relativamente minore.

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Esempio applicativo: confronto S/V tra tipologie

Un confronto semplificato, a parità di volume riscaldato (1000 m³), tra una casa isolata e un corpo in linea con lo stesso volume complessivo:

TipologiaSuperficie disperdente stimataS/V stimato
Casa isolata (10×10×10 m)4 pareti (400 m²) + copertura (100 m²) + basamento (100 m²) = 600 m²0,60 1/m
Corpo in linea, 1 unità intermedia (stesso volume, pareti laterali in comune)solo pareti fronte/retro + copertura + basamento, pareti laterali escluse dal calcoloinferiore a 0,60 1/m
Il calcolo della casa isolata è semplificato (parallelepipedo puro, senza aperture né ponti termici) a scopo didattico; serve a mostrare il principio, non a sostituire un calcolo di progetto reale. L’autovalutazione (tavola 14) chiede di ripetere questo calcolo su un caso assegnato.
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L’orientamento dell’alloggio e dell’edificio

A parità di forma e di involucro, l’orientamento rispetto ai punti cardinali cambia radicalmente il comportamento energetico e il benessere interno di un alloggio.

OrientamentoCaratteristiche
Sudmassimo guadagno solare invernale (sole basso, raggi che penetrano in profondità); orientamento più facile da schermare d’estate, perché il sole è alto (tavola 13)
Nordscarsa radiazione diretta; da riservare a vani di servizio o spazi “filtro” termico, non ai locali principali
Est / Ovestapporto luminoso utile ma sole basso e radente nelle ore di punta (mattina/pomeriggio); più difficile da schermare con semplici aggetti orizzontali
A differenza delle soglie dimensionali viste in J1, qui non esiste una soglia normativa italiana che imponga un orientamento obbligatorio: è un criterio di buona pratica progettuale bioclimatica, non un requisito di legge — una distinzione importante da segnalare rispetto alle lezioni su D.M. 1975 e D.M. 236/1989, dove ogni cifra era verificata sul testo del decreto.
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Le aperture in facciata: classificazione per movimento dell’anta

Il modo in cui un’anta si muove per aprirsi determina tenuta, ingombro e uso del serramento. Le principali tipologie riconosciute nella terminologia tecnica italiana:

Tipo di aperturaMovimento dell’antaUso tipico
A battenterotazione su cardini verticali laterali, verso interno o esternofinestre e porte, la più diffusa
A bilicorotazione su un asse centrale (orizzontale o verticale): l’anta sporge sia all’interno che all’esternograndi vetrate, lucernari
Scorrevole (traslante)traslazione orizzontale su binari parallelispazi ridotti, grandi vetrate panoramiche
A libro (pieghevole)ripiegamento a pacchetto laterale, come una fisarmonicaampie luci da aprire completamente (verande, terrazzi)
A vasistas (a ribalta)rotazione sull’asse orizzontale inferiore, apertura verso l’interno dall’altoventilazione controllata, bagni e locali tecnici
Oscillo-battentedoppio funzionamento: battente (asse verticale) o vasistas (asse orizzontale), selezionabile con la manigliala più diffusa nei serramenti residenziali italiani moderni
A saliscendi (guillotine)traslazione verticale su binari lateraliedifici storici, finestre a ghigliottina
Basculanterotazione su asse orizzontale con sporgenza verso l’esternovetrine, aperture di grande luce
L’ultimo tipo, “basculante”, non ha nella manualistica consultata una descrizione sempre nettamente distinta dal bilico: la terminologia commerciale tra produttori di serramenti non è del tutto univoca su questo termine, a differenza dei primi sei tipi che risultano descritti in modo concordante su più fonti. Esiste uno standard europeo di riferimento sulla terminologia dei serramenti (EN 12519, recepito come UNI EN 12519), ma il suo testo integrale non è stato verificato in questa sede: va considerato un riferimento normativo esistente, non una fonte controllata riga per riga.
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L’ombreggiamento

La schermatura solare efficace non è un dispositivo unico valido per ogni facciata: dipende dalla combinazione di altezza solare e azimut, che varia per stagione e per orientamento.

sole alto — estate facciata SUD — aggetto orizzontale sole basso — laterale facciata OVEST — frangisole verticale
Due strategie di schermatura, per due condizioni di sole diverse
  • Aggetti orizzontali (sporti, balconi, pensiline): efficaci sulle facciate sud nelle ore centrali del giorno, quando il sole è alto — la dimensione dell’aggetto si dimensiona sull’angolo di altezza solare critico
  • Frangisole verticali: necessari sulle facciate est/ovest, dove il sole è basso ma con azimut laterale marcato — un aggetto orizzontale da solo non intercetta questi raggi
  • Principio generale: nessun dispositivo fisso è universalmente efficace; la soluzione ottimale spesso combina aggetto orizzontale (sud) e schermo verticale (est/ovest)
  • Altri dispositivi: tende, persiane, brise-soleil, vegetazione e pergole — integrazioni flessibili e stagionali ai dispositivi fissi
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Autovalutazione

Quattro problemi per verificare la comprensione degli argomenti della lezione.

Problema 1

Un edificio a pianta quadrata ha lato 10 m e altezza 9 m (3 piani di 3 m). Calcolare la superficie disperdente totale (4 pareti perimetrali + copertura + basamento) e il volume riscaldato, quindi il fattore di forma S/V. Confrontare il risultato con le soglie di riferimento citate nella tavola 09.

Problema 2

Confrontare qualitativamente il fattore S/V di una casa isolata e di una casa a schiera a parità di volume complessivo, motivando la risposta con le caratteristiche tipologiche viste nelle tavole 03-04.

Problema 3

Un soggiorno è orientato a ovest. Scegliere la schermatura solare più efficace tra aggetto orizzontale e frangisole verticale, motivando la scelta in base all’andamento dell’altezza e dell’azimut solare nelle ore pomeridiane.

Problema 4

Descrivere il movimento dell’anta in un serramento oscillo-battente e indicare in quale situazione conviene usare la modalità “a vasistas” rispetto alla modalità “a battente”.

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Riepilogo dei concetti chiave

  • Gli usi insediabili ammissibili su un lotto derivano dal piano urbanistico comunale (PUC), richiamato dal regolamento edilizio — non sempre il regolamento edilizio stesso elenca direttamente le categorie d’uso
  • Le cinque tipologie residenziali — casa isolata, a schiera, in linea, a blocco/corte, a torre — si distinguono per densità, affacci e fattore di forma S/V, non solo per l’altezza dell’edificio
  • Il fattore di forma S/V (superficie disperdente / volume riscaldato) lega la geometria complessiva dell’edificio alle sue dispersioni termiche, collegandosi ai concetti di trasmittanza U visti nelle tavole I1-I2
  • Tipologie compatte (in linea, a blocco) tendono a un S/V più favorevole delle tipologie isolate o a torre, a parità di volume riscaldato
  • L’orientamento sud è preferenziale per il guadagno solare invernale ed è anche il più facile da schermare in estate; l’orientamento nord va riservato ai vani di servizio
  • La classificazione delle finestre per movimento dell’anta — battente, bilico, scorrevole, a libro, vasistas, oscillo-battente, saliscendi, basculante — descrive come si apre il serramento, non solo il suo materiale o la sua forma
  • Aggetti orizzontali schermano bene il sole alto (facciate sud); frangisole verticali schermano meglio il sole basso e laterale (facciate est/ovest)
  • A differenza delle soglie dimensionali di J1, molti dei criteri di questa lezione (orientamento, ombreggiamento, tipologia) sono principi di buona pratica progettuale, non prescrizioni di legge: una distinzione da mantenere sempre chiara