Materiali Isolanti
1.2 I2 — Materiali Isolanti

Materiali Isolanti

Sei famiglie di materiali isolanti, sei modi diversi di bilanciare conducibilità termica, densità, comportamento al vapore, reazione al fuoco e sostenibilità: nessuno è “il migliore” in assoluto.

Materia — Progettazione, Costruzione e Impianti Indirizzo — CAT, Costruzioni Ambiente e Territorio Durata — 3 ore
fibra legno lana roccia EPS XPS PUR vetro cell. λ≈0,045 λ≈0,035 λ≈0,034 λ≈0,035 λ≈0,026 λ≈0,043 altezza ∝ λ (indicativo)
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Introduzione

In I1 abbiamo definito i cinque criteri con cui si valuta un materiale isolante: la conducibilità termica λ (più bassa, meglio isola), la massa volumica ρ (che influenza l’inerzia termica e lo sfasamento), la resistenza alla diffusione del vapore μ, la reazione al fuoco (Euroclassi) e la resistenza alla compressione (EN 826).

In questa lezione applichiamo questi cinque criteri a sei famiglie di materiali isolanti realmente in uso in edilizia — un materiale fibroso naturale, uno fibroso minerale, tre schiume polimeriche e uno a base di vetro riciclato — per imparare a confrontarli e a sceglierli in modo consapevole.

Nessun materiale isolante è “il migliore” in assoluto: ciascuno bilancia diversamente i cinque criteri tecnici, più — come vedremo nell’ultima parte della lezione — il proprio impatto ambientale nel ciclo di vita.
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Fibra di legno

Derivato dagli scarti della lavorazione del legno (segatura, trucioli), disponibile sia come pannello semi-flessibile (materassini) sia come pannello rigido ad alta densità, prodotto per via umida (sfibrato e feltrato come la carta, legato dalla lignina naturale del legno) o per via secca (fibre pressate con un legante sintetico aggiunto).

GrandezzaValore indicativo
λ0,038 – 0,052 W/(m·K)
ρ40 – 110 kg/m³ (materassino flessibile) / fino a 230 – 270 kg/m³ (pannello rigido)
μ≈ 5 (basso — molto traspirante)
Reazione al fuocoClasse E (combustibile)
Punto di forza: elevata capacità termica areica (buona inerzia estiva e sfasamento, richiamo a I1 tavola 10) e comportamento igroscopico — assorbe e rilascia vapore, contribuendo a regolare l’umidità della parete. Punto debole: è combustibile (classe E), quindi va protetto adeguatamente quando posto negli strati più esposti.
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Lana di roccia

Fibra minerale ottenuta fondendo roccia basaltica (o diabase), spesso insieme a materiale riciclato, a circa 1500 °C, e filandola in fibre sottilissime legate poi con una resina.

GrandezzaValore indicativo
λ≈ 0,035 W/(m·K)
ρ30 – 150 kg/m³ (da riempimento sciolto a pannello rigido)
μ≈ 1 (praticamente come l’aria — altamente traspirante)
Reazione al fuocoClasse A1 (incombustibile)
A1 è la classe di reazione al fuoco più alta possibile (tavola 14 di I1): per questo la lana di roccia è il materiale preferito in facciate ventilate, compartimentazioni antincendio e cappotti dove la sicurezza al fuoco è un requisito prioritario.
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Polistirene espanso (EPS)

Pallini di polistirene pre-espansi con vapore, poi fusi insieme all’interno di uno stampo: da qui la caratteristica struttura “a grani” visibile in sezione, con microscopici vuoti d’aria alle interfacce tra un grano e l’altro.

GrandezzaValore indicativo
λ0,030 – 0,038 W/(m·K)
ρ15 – 35 kg/m³
μ20 – 50 (fonti divergenti — vedi tavola 06)
Reazione al fuocoClasse E
Resistenza a compressione (EN 826)70 – 200 kPa
Economico e diffuso soprattutto nei cappotti termici (sistemi ETICS): è probabilmente l’isolante più comune in Italia per le pareti verticali fuori terra.
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Polistirene estruso (XPS)

Stesso polimero di base dell’EPS (polistirene), ma prodotto per estrusione continua attraverso una trafila: il risultato è una struttura a celle chiuse omogenea, senza le interfacce a grani dell’EPS.

GrandezzaValore indicativo
λ0,028 – 0,041 W/(m·K)
ρ25 – 65 kg/m³
μ80 – 300 (fortemente dipendente dalla fonte — vedi tavola 06)
Reazione al fuocoClasse E
Resistenza a compressione (EN 826)200 – 700 kPa
La struttura a celle chiuse rende l’XPS quasi impermeabile all’acqua liquida: per questo è il materiale scelto per le applicazioni contro terra (vespai, murature interrate) e per le coperture piane “alla rovescia”, dove l’isolante sta a diretto contatto con l’umidità o con l’acqua di ristagno.
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EPS e XPS a confronto

Stesso polimero, due processi produttivi diversi (pallini fusi in stampo vs estrusione continua), due profili prestazionali distinti: l’XPS è generalmente più performante ma anche più costoso.

GrandezzaEPSXPS
λ [W/(m·K)]0,030 – 0,0380,028 – 0,041 (generalmente ≤ EPS)
ρ [kg/m³]15 – 3525 – 65
Resistenza a compressione [kPa]70 – 200200 – 700
Assorbimento d’acquapiù alto (interfacce tra i grani)molto basso (celle chiuse omogenee)
Campo d’uso tipicocappotti, pareti fuori terravespai, murature interrate, coperture rovesce
Attenzione ai valori di μ: per entrambi i materiali, ma soprattutto per l’XPS, le fonti tecniche disponibili divergono in modo netto — per l’XPS si trovano tanto il valore 150 quanto la coppia 83/303 (secco/bagnato) nella stessa normativa di riferimento, e la letteratura di settore arriva a citare un intervallo così ampio da 80 a 300. Questi numeri vanno quindi sempre verificati sulla scheda tecnica del prodotto specifico, non assunti da un prontuario generico — lo stesso avvertimento già dato per μ in I1.
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Poliuretano espanso (PUR/PIR)

Schiuma poliuretanica (PUR) o, in versione chimicamente più stabile al calore, poliisocianurica (PIR): tra gli isolanti con la conducibilità termica più bassa in assoluto tra quelli di uso corrente.

GrandezzaValore indicativo
λ≈ 0,026 W/(m·K) (prodotti di punta possono avvicinarsi a 0,022 – 0,024, valore ottimistico da verificare caso per caso)
ρ30 – 45 kg/m³
μ60 – 100 (fortemente dipendente dalla fonte, come per EPS/XPS)
Reazione al fuocoClasse E se non rivestito (il PIR con rivestimenti specifici può raggiungere classi migliori — dato da verificare sulla scheda tecnica del prodotto)
Il vantaggio principale è la prestazione per centimetro di spessore, la più alta tra gli isolanti comuni. Il rovescio della medaglia riguarda gli agenti espandenti usati per produrre la schiuma — un tema centrale, ripreso in dettaglio nella tavola 12 sulla sostenibilità.
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Vetro cellulare

Pannelli ottenuti fondendo vetro riciclato e schiumandolo con carbonio a circa 1000 °C, ottenendo una struttura a celle chiuse interamente vetrosa — l’unico isolante di questa lezione fatto interamente di un materiale minerale non fibroso.

GrandezzaValore indicativo
λ0,036 – 0,050 W/(m·K)
ρ100 – 165 kg/m³
μpraticamente infinito (impermeabile al vapore e all’acqua)
Reazione al fuocoClasse A1 (il rivestimento bituminoso esterno, se presente, può essere classe E)
Resistenza a compressione500 – 1600 kPa
È l’unico isolante di questa lezione insensibile contemporaneamente ad acqua, fuoco, roditori e insetti: per questo è la scelta tipica sotto le fondazioni e nelle coperture piane rovesce ad alto carico, dove serve una prestazione che resti costante per l’intera vita dell’edificio.
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Vetro granulare

Stessa materia prima del vetro cellulare (vetro riciclato schiumato), ma in forma sciolta e granulare anziché in pannelli — usato come riempimento portante e drenante, non come “parete” isolante nel senso tradizionale.

GrandezzaValore indicativo
λ0,078 – 0,083 W/(m·K) in opera compattato (nettamente peggiore del vetro cellulare in pannelli, per i vuoti d’aria tra un granulo e l’altro)
ρ110 – 220 kg/m³
Resistenza a compressione≥ 600 – 800 kPa
Reazione al fuocoClasse A1
Con una porosità del 30-35% circa, è drenante oltre che portante: si usa come riempimento sotto le platee di fondazione, in sostituzione della ghiaia o dell’argilla espansa. Qui la prestazione termica è secondaria rispetto alla capacità portante e drenante — lo stesso tipo di scambio già visto in tavola 13 di I1 tra prestazione termica e resistenza meccanica.
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Tabella di sintesi comparativa

I sei materiali della lezione, messi a confronto sui cinque criteri di I1:

Materialeλ [W/(m·K)]ρ [kg/m³]μFuoco
Fibra di legno0,038 – 0,05240 – 270≈ 5E
Lana di roccia≈ 0,03530 – 150≈ 1A1
EPS0,030 – 0,03815 – 3520 – 50E
XPS0,028 – 0,04125 – 6580 – 300E
PUR/PIR≈ 0,02630 – 4560 – 100E (PIR: variabile)
Vetro cellulare0,036 – 0,050100 – 165∞A1
Uno sguardo d’insieme conferma il punto della tavola 01: chi vince su λ (PUR) non vince su reazione al fuoco (E); chi vince su fuoco e durabilità (lana di roccia, vetro cellulare) non ha il λ più basso; chi è più economico e diffuso (EPS) non è il più performante su nessuno dei cinque criteri, ma su nessuno è neppure il peggiore.
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Il problema della sostenibilità: il carbonio incorporato

Oltre ai cinque criteri tecnici, la scelta di un isolante ha un costo ambientale che si misura sull’intero ciclo di vita del prodotto — dall’estrazione delle materie prime alla produzione, fino allo smaltimento: il carbonio incorporato (embodied carbon).

Una tendenza generale, riportata da analisi comparative del settore (basate su dati di dichiarazioni ambientali di prodotto, EPD): la cellulosa soffiata e le fibre naturali tendono ad avere il carbonio incorporato più basso; la lana di roccia si colloca su livelli paragonabili a poliisocianurato ed EPS, generalmente “abbastanza buoni”; l’XPS emerge come un caso anomalo, con un carbonio incorporato indicativamente 15-20 volte più alto degli altri isolanti comuni, dovuto principalmente agli agenti espandenti impiegati (tavola 12) — le versioni più recenti a bassa emissione migliorano la situazione, ma restano tipicamente circa il doppio rispetto alle alternative non-XPS.

Questa gerarchia non è univoca: dipende dalla fonte, dal metodo di analisi del ciclo di vita (LCA) usato e dai confini del confronto (solo produzione? anche fine vita e smaltimento?). Va quindi presa come tendenza generale, non come classifica definitiva e universalmente valida.
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Il problema della sostenibilità: gli agenti espandenti

Le schiume polimeriche (PUR/PIR, e in parte XPS) si producono facendo espandere il polimero con un agente espandente (blowing agent), che resta poi intrappolato nelle celle chiuse del materiale e ne influenza la conducibilità. La storia di questi agenti è anche una storia normativa: dai CFC (anni ’80, alto potenziale di riduzione dell’ozono, ODP, poi banditi), agli HCFC (ODP ridotto ma ancora presente), agli HFC (ODP nullo ma alto potenziale di riscaldamento globale, GWP) — oggi il Regolamento UE sui gas fluorurati (F-gas) spinge la produzione verso pentano, CO₂ e HFO, ad ODP e GWP molto più bassi.

Fibra di legno, lana di roccia e vetro cellulare non impiegano affatto agenti espandenti chimici: un vantaggio strutturale, indipendente dalla generazione tecnologica del prodotto specifico — a differenza di PUR/PIR e XPS, il cui profilo ambientale cambia nel tempo insieme alla normativa sugli agenti espandenti.

Il quadro complessivo, quindi, non ha un “vincitore” assoluto: le fibre naturali e minerali offrono il miglior profilo di carbonio incorporato ma prestazioni termiche per centimetro inferiori; le schiume polimeriche offrono la massima prestazione per centimetro ma un’origine fossile e — storicamente — agenti espandenti a impatto ambientale non trascurabile; i materiali minerali (lana di roccia, vetro cellulare) offrono la miglior durabilità e sicurezza al fuoco. Scegliere un isolante è sempre bilanciare questi tre assi insieme ai cinque criteri tecnici delle tavole precedenti.

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Autovalutazione

Quattro problemi per verificare la comprensione degli argomenti della lezione.

Problema 1

Perché la lana di roccia raggiunge la classe di reazione al fuoco A1, mentre l’EPS resta in classe E, pur essendo entrambi isolanti termici efficaci?

Problema 2

Perché l’XPS è preferito all’EPS per l’isolamento contro terra (vespai, murature interrate)? Motivare facendo riferimento al processo produttivo dei due materiali.

Problema 3

Il vetro granulare ha una conducibilità termica peggiore del vetro cellulare in pannelli. Perché, nonostante questo, si usa comunque sotto le fondazioni?

Problema 4

Spiegare, con un esempio concreto tratto dalla lezione, cosa si intende per “problema della sostenibilità” degli isolanti, citando almeno due criteri in tensione tra loro (per esempio: prestazione termica per centimetro vs. carbonio incorporato).

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Riepilogo dei concetti chiave

  • I cinque criteri di I1 (λ, ρ, μ, reazione al fuoco, resistenza a compressione) permettono di confrontare materiali isolanti molto diversi tra loro con lo stesso metro di giudizio
  • La fibra di legno (λ≈0,038-0,052, classe E) offre buona inerzia termica e traspirabilità (μ≈5), ma è combustibile
  • La lana di roccia (λ≈0,035, classe A1) è il riferimento per sicurezza al fuoco ed è altamente traspirante (μ≈1)
  • EPS e XPS, stesso polimero ma processi produttivi diversi (grani fusi vs estrusione continua): l’XPS ha celle chiuse omogenee, assorbe meno acqua ed è preferito contro terra; entrambi restano in classe E
  • Il poliuretano (PUR/PIR) ha la conducibilità più bassa tra gli isolanti comuni (λ≈0,026), al prezzo di un’origine fossile e, storicamente, di agenti espandenti a impatto ambientale non trascurabile
  • Il vetro cellulare (λ≈0,036-0,050, classe A1, μ=∞) è insensibile ad acqua, fuoco e parassiti; il vetro granulare, stessa materia prima in forma sciolta, si usa come riempimento portante e drenante sotto le fondazioni
  • Il problema della sostenibilità è un vero trade-off, non una classifica: fibre naturali/minerali per il miglior profilo di carbonio incorporato, schiume polimeriche per la massima prestazione per centimetro, materiali minerali per durabilità e sicurezza al fuoco — nessun materiale vince su tutti gli assi