Materiali e Sezioni Resistenti
1.2 H1 — Materiali e Sezioni Resistenti

Materiali e Sezioni Resistenti

Dal comportamento fisico dei materiali alle regole con cui le norme trasformano quel comportamento in un numero: la resistenza di calcolo — e nel dimensionamento delle sezioni omogenee, il ponte finale verso il progetto.

Materia — Progettazione, Costruzione e Impianti Indirizzo — CAT, Costruzioni Ambiente e Territorio Durata — 3 ore
σ ε fy — snervamento fk — rottura (frattile 5%) fd = fk /γM — resistenza di calcolo campo elastico campo plastico
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Dal materiale alla sezione

Nelle lezioni G1-G4 abbiamo imparato a calcolare le tensioni σ e τ che nascono in una sezione soggetta a sollecitazioni: sforzo normale, flessione, taglio, pressoflessione. Ma una tensione, da sola, non dice se la struttura è sicura: va confrontata con quanto il materiale è davvero in grado di sopportare.

Questa lezione chiude il cerchio aperto da G1-G4: prima definisce come le norme trasformano il comportamento fisico di un materiale in un valore di resistenza affidabile per il progetto, poi usa quel valore per dimensionare — cioè determinare le dimensioni incognite — delle sezioni soggette alle sollecitazioni già studiate.

Verificare una sezione (G2-G4) significa controllare che una sezione già definita regga il carico. Dimensionare una sezione è il problema inverso: dato il carico, trovare le dimensioni minime che la sezione deve avere per reggerlo. Questa lezione affronta entrambi.
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Il quadro normativo europeo: gli Eurocodici

Come per il disegno tecnico (UNI-EN-ISO), anche il calcolo strutturale segue un quadro di norme comuni a livello europeo: gli Eurocodici (EN 1990-1999), un pacchetto di dieci norme armonizzate per la progettazione delle costruzioni.

NormaArgomento
EN 1990Basi della progettazione strutturale — il metodo semiprobabilistico agli stati limite
EN 1991Azioni sulle strutture — pesi propri, sovraccarichi, neve, vento, temperatura
EN 1992Strutture in calcestruzzo armato, non armato e precompresso
EN 1993Strutture in acciaio
EN 1994Strutture composte acciaio-calcestruzzo
EN 1995Strutture in legno
EN 1996Strutture in muratura
EN 1997Progettazione geotecnica
EN 1998Progettazione sismica
EN 1999Strutture in alluminio
L’EN 1990 è la norma “madre”: introduce il metodo semiprobabilistico agli stati limite, il criterio di sicurezza su cui si basano tutte le altre — e su cui si basa anche la normativa italiana, tavola 03.
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Il quadro normativo italiano: le NTC

In Italia il riferimento cogente per il calcolo strutturale sono le Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC), emanate con il Decreto Ministeriale 17 gennaio 2018 (NTC 2018) e accompagnate da una Circolare esplicativa. Le NTC recepiscono l’impostazione degli Eurocodici, adattandola al contesto normativo italiano.

Il Capitolo 11 delle NTC 2018 fissa le regole di qualificazione, certificazione e accettazione dei materiali e prodotti per uso strutturale — calcestruzzo, acciai da cemento armato e da carpenteria, legno, muratura, dispositivi antisismici — cioè proprio i criteri che stanno alla base dei valori di resistenza che useremo da qui in avanti.

Le NTC adottano lo stesso metodo semiprobabilistico agli stati limite dell’EN 1990: si verificano uno Stato Limite Ultimo (SLU — collasso, perdita di equilibrio, rottura) e uno Stato Limite di Esercizio (SLE — deformazioni eccessive, fessurazioni, vibrazioni), condizioni diverse dello stesso principio: la sollecitazione di progetto non deve superare la resistenza di progetto.
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Proprietà meccaniche: la resistenza a rottura

Le proprietà meccaniche descrivono come un materiale risponde alle sollecitazioni. La prima e più diretta è la resistenza alla rottura: il valore di tensione a cui il materiale collassa, misurato tramite la prova di trazione su un provino normalizzato.

σr = Frottura / A₀

dove Frottura è il carico che provoca la rottura e A₀ l’area della sezione originaria del provino. La curva sforzo-deformazione che ne risulta — quella dell’immagine di apertura di questa lezione — è il documento base su cui si costruiscono tutte le altre proprietà meccaniche.

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La resilienza: resistenza all’urto

Un materiale può resistere bene a un carico applicato lentamente e rompersi comunque in modo fragile se colpito da un urto improvviso. La resilienza misura proprio questo: la capacità di assorbire energia d’urto senza rompersi.

Si misura con la prova Charpy: un pendolo con massa nota colpisce un provino intagliato, e la resilienza è l’energia assorbita nella rottura, ricavata dal dislivello tra l’altezza di partenza e quella di risalita del pendolo dopo l’urto.

h’ h (risalita) K = m·g·(h’−h)
Il provino intagliato si rompe al punto più basso della traiettoria; il pendolo risale meno di quanto sarebbe salito a vuoto, e quel dislivello misura l’energia assorbita nella rottura.
K = m·g·(h’ − h)

Il risultato si esprime in joule (J), oppure come resilienza specifica KCU/KCV (J/cm²) riferita all’area della sezione intagliata. Materiali con bassa resilienza — come alcune ghise o il vetro — si dicono fragili all’urto anche quando la loro resistenza a rottura statica è elevata.

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La resistenza a fatica

Un materiale può rompersi anche sotto un carico ben inferiore alla sua resistenza a rottura, se quel carico si ripete un numero molto grande di volte, in modo ciclico. Questo fenomeno si chiama fatica.

σ N (log) σlim — limite di fatica (metalli ferrosi) non ferrosi: nessun asintoto
Curva S-N (o di Wöhler): ogni punto è una prova a rottura con ampiezza di tensione costante. Nei metalli ferrosi la curva tende a un asintoto orizzontale; negli altri (alluminio, rame…) continua a scendere.
Il limite di fatica è la tensione al di sotto della quale il materiale ferroso può sopportare, in teoria, un numero infinito di cicli senza rompersi. Per i materiali privi di limite di fatica si definisce convenzionalmente una resistenza a fatica riferita a un numero di cicli molto grande (tipicamente 10⁷-10⁸).
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Comportamento dei materiali: omogeneità e isotropia

Tutte le formule usate in G1-G4 (σ=N/A, σ=M·y/I, τ=V·S/(I·b)) valgono sotto due ipotesi sul materiale, che vanno sempre dichiarate esplicitamente.

Omogeneità

Le proprietà meccaniche (E, resistenza…) sono le stesse in ogni punto del materiale, indipendentemente dalla posizione considerata.

Isotropia

Le proprietà meccaniche sono le stesse in ogni direzione, indipendentemente dall’orientamento con cui si misurano.

Acciaio e calcestruzzo (a livello macroscopico) si assumono omogenei e isotropi. Il legno non lo è: ha proprietà diverse lungo la fibratura e trasversalmente — motivo per cui le sue verifiche richiedono formule dedicate, fuori dallo scopo di questa lezione.
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Perfetta elasticità lineare: la legge di Hooke

Nel tratto iniziale della curva σ-ε (immagine di apertura), tensione e deformazione sono direttamente proporzionali: è il campo di perfetta elasticità lineare, descritto dalla legge di Hooke.

σ = E · ε

E è il modulo elastico (o modulo di Young), una costante del materiale con le dimensioni di una tensione (N/mm²): rappresenta la pendenza del tratto rettilineo iniziale del diagramma σ-ε. Un E alto significa un materiale rigido (a parità di tensione, si deforma poco); un E basso, un materiale più deformabile.

In campo elastico la deformazione è reversibile: se si rimuove il carico, il materiale torna esattamente alla forma iniziale. È questa la condizione che tutte le formule di G2-G4 presuppongono implicitamente.
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Comportamento elastico e comportamento plastico

Superata la tensione di snervamento fy (immagine di apertura), molti materiali — in primis l’acciaio — non si rompono subito, ma entrano nel campo plastico: la deformazione continua ad aumentare anche senza un corrispondente aumento di tensione, e diventa in parte permanente: rimuovendo il carico, il materiale non torna più alla forma originaria.

ComportamentoCaratteristiche
ElasticoDeformazione proporzionale alla tensione (se lineare) e completamente reversibile
PlasticoDeformazione non proporzionale, in parte permanente anche a carico rimosso
La capacità di un materiale di deformarsi plasticamente prima di rompersi è una risorsa di sicurezza preziosa: segnala il pericolo (grandi deformazioni visibili) prima del collasso. È uno dei motivi per cui l’acciaio è un materiale strutturale così apprezzato — tavola 10.
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Rottura duttile e rottura fragile

In base a quanto un materiale si deforma plasticamente prima di rompersi, la rottura si classifica come duttile o fragile.

Rottura duttile

Ampio tratto plastico prima della rottura: grandi deformazioni visibili, cedimento “annunciato”. Tipica dell’acciaio da carpenteria.

Rottura fragile

Tratto plastico assente o minimo: la rottura avviene subito dopo il campo elastico, senza preavviso visibile. Tipica di ghisa, vetro, calcestruzzo non armato.

Proprio perché la rottura fragile non dà preavviso, le norme trattano con particolare cautela i materiali fragili: il calcestruzzo si arma con acciaio anche per correggere questo suo limite (oltre che per la debolezza a trazione già vista in G4, tavola 12 — sezioni non reagenti a trazione).
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La resistenza caratteristica

Se si eseguono molte prove di rottura sullo stesso materiale, i risultati non sono mai tutti identici: variano attorno a un valore medio, seguendo una distribuzione statistica — tipicamente descritta dalla curva di Gauss.

fk fm 5%
Distribuzione di frequenza delle resistenze misurate. L’area evidenziata a sinistra di fk, pari al 5% dell’area totale, rappresenta la probabilità di ottenere resistenze inferiori a fk.

Progettare sul valore medio significherebbe accettare che metà dei casi reali abbiano resistenza inferiore a quella di progetto: troppo rischioso. Le NTC assegnano quindi alle resistenze dei materiali il valore caratteristico fk, definito come il frattile di ordine 5%: il valore per cui solo il 5% delle prove dà risultati inferiori.

fk = frattile 5% della distribuzione di resistenza
Usare fk al posto del valore medio fm è già, di per sé, una scelta a favore della sicurezza: solo 5 probabilità su 100 di trovare, nella realtà, resistenze più basse di quella assunta nel progetto.
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La resistenza di calcolo

Anche il valore caratteristico fk non è ancora il valore che si usa direttamente nelle verifiche: le NTC richiedono di ridurlo ulteriormente con un coefficiente parziale di sicurezza del materiale γM, per tenere conto delle incertezze residue (difetti nella messa in opera, deterioramento nel tempo, semplificazioni del modello di calcolo).

fd = fk / γM

fd è la resistenza di calcolo (o resistenza di progetto): il valore effettivamente confrontato, nella verifica, con la tensione di progetto. Il coefficiente γM è sempre maggiore di 1 e dipende dal materiale e dal tipo di verifica.

MaterialeγM indicativo (SLU)
Acciaio da carpenteriaγs ≈ 1,05 – 1,15
Calcestruzzoγc ≈ 1,5
Acciaio da c.a.γs ≈ 1,15
Valori indicativi, tipici della prassi corrente: i valori esatti e le condizioni di applicazione sono fissati dalle NTC 2018 e vanno sempre verificati sul testo normativo vigente per il progetto specifico.
La verifica agli stati limite, in forma generale:
Sd ≤ Rd
sollecitazione di progetto ≤ resistenza di progetto — dove Rd si ottiene da fd tramite le caratteristiche geometriche della sezione (A, W…), come nelle tavole 14-17.
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Resistenza delle sezioni: verifica e dimensionamento

Con fd definita, il problema della resistenza di una sezione si pone in due modi complementari.

ProblemaDatiIncognita
VerificaSollecitazione + sezione (già definita)La sezione regge? (σ ≤ fd ?)
DimensionamentoSollecitazione + materiale (fd noto)Quali dimensioni minime deve avere la sezione?

Le lezioni G2-G4 hanno affrontato quasi sempre problemi di verifica: sezione nota, si calcola σ e si confronta con un limite. Il dimensionamento inverte il procedimento: si parte dalla condizione limite σ = fd e si ricava la dimensione (o il modulo di resistenza) necessaria.

Il dimensionamento dà quasi sempre un valore “teorico” non commerciale (per esempio W = 187 cm³): il passo finale è sempre la scelta della sezione commerciale immediatamente superiore tra quelle disponibili a catalogo (tavola 18).
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Dimensionamento: sforzo normale semplice

Per lo sforzo normale semplice (G2, tavola 5), la condizione di verifica è σ = N/A ≤ fd. Il dimensionamento impone l’uguaglianza al limite e isola l’area incognita.

Amin = N / fd

Nota Amin, si sceglie tra le forme commerciali disponibili (profilato, sezione piena…) quella con area immediatamente superiore ad Amin.

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Dimensionamento: flessione retta e deviata

Per la flessione retta (G2, tavola 6), la verifica è σmax = M/W ≤ fd. Il dimensionamento isola il modulo di resistenza necessario.

Wmin = M / fd

Trovato Wmin, si sceglie dal profilario la sezione con W immediatamente superiore — è esattamente il procedimento richiamato in G2 per il confronto tra sezione ottimale e sezioni deboli.

Per la flessione deviata (G2, tavola 9) le due componenti Mx e My non si dimensionano separatamente: la condizione di verifica combinata σ = Mx·y/Ix + My·x/Iy ≤ fd rende il dimensionamento diretto poco pratico. Nella progettazione corrente si procede per tentativi: si sceglie una sezione di primo tentativo (per esempio dimensionata sulla sola componente prevalente), la si verifica in flessione deviata, e si corregge se necessario.

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Dimensionamento: taglio puro e taglio con flessione

Per il taglio puro (G3, tavola 15-16), la formula di Jourawski dà τmax = V·S/(I·b). Fissata la geometria della sezione (nota da altre verifiche), il dimensionamento a taglio consiste nel verificare che lo spessore b nel punto più sollecitato sia sufficiente:

bmin = V·S / (I·fd,τ)

Nella pratica corrente, però, il taglio raramente governa il dimensionamento delle sezioni in acciaio o cemento armato inflesse: è quasi sempre la flessione (tavola 15) a determinare le dimensioni principali, e il taglio interviene come verifica successiva sulla sezione già dimensionata a flessione — il caso della tavola 17.

Nel taglio in presenza di flessione (G3, tavola 17) σ e τ si verificano separatamente, nei rispettivi punti di massimo (σmax ai lembi, τmax sull’asse neutro): non si sommano, perché non raggiungono il loro valore massimo nello stesso punto della sezione.
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Esempio: dimensionamento di una trave in acciaio

Esercizio guidato

Una trave appoggiata in acciaio (fk = 235 N/mm², γM = 1,05) è soggetta a un momento flettente massimo M = 42 kNm e a un taglio massimo V = 56 kN. Dimensionare la sezione e verificarla a taglio.

1. Resistenza di calcolo

fd = 235 / 1,05 ≈ 224 N/mm²

2. Dimensionamento a flessione

Wmin = M / fd = 42·10⁶ / 224 ≈ 187 500 mm³ = 187,5 cm³

Dal profilario si sceglie il primo profilato IPE con W ≥ 187,5 cm³: un IPE 200 (Wx ≈ 194 cm³, A ≈ 28,5 cm², anima sw = 5,6 mm, altezza h = 200 mm).

3. Verifica a taglio

Per un profilato a doppio T si usa l’approssimazione già vista in G3 (tavola 20): il taglio si considera assorbito interamente dall’anima, con tensione tangenziale media.

τ ≈ V / Aanima = 56·10³ / (200·5,6) ≈ 50 N/mm²

Confrontando con una resistenza di calcolo a taglio fd,τ ≈ fd/√3 ≈ 129 N/mm² (criterio di Von Mises, richiamato qui solo per concludere l’esempio): τ ≈ 50 N/mm² ≪ 129 N/mm². Verifica a taglio ampiamente soddisfatta — come atteso, è la flessione a governare il dimensionamento.

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Autovalutazione

Quattro problemi per verificare la comprensione degli argomenti della lezione.

Problema 1

Un acciaio ha resistenza caratteristica fk = 355 N/mm² e coefficiente di sicurezza γM = 1,05. Calcolare la resistenza di calcolo fd.

Problema 2

Un tirante metallico deve portare uno sforzo normale N = 180 kN. Il materiale ha fd = 260 N/mm². Determinare l’area minima Amin della sezione.

Problema 3

Una trave inflessa deve resistere a un momento M = 65 kNm con un materiale di resistenza di calcolo fd = 180 N/mm². Determinare il modulo di resistenza minimo Wmin e indicare, qualitativamente, cosa succede se si sceglie invece un profilato con W leggermente inferiore a Wmin.

Problema 4

Due materiali A e B hanno la stessa resistenza a rottura statica σr, ma A ha resilienza molto più bassa di B. Spiegare quale dei due sceglieresti per un elemento strutturale soggetto a possibili urti accidentali, motivando la risposta con i concetti della tavola 05.

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Riepilogo dei concetti chiave

  • Eurocodici (EN 1990-1999): quadro normativo europeo per il calcolo strutturale, basato sul metodo semiprobabilistico agli stati limite introdotto dall’EN 1990
  • NTC 2018 (DM 17 gennaio 2018): normativa italiana, recepisce l’impostazione degli Eurocodici; il Capitolo 11 fissa le regole sui materiali e prodotti per uso strutturale
  • Stati limite: SLU (collasso) e SLE (esercizio) — la sollecitazione di progetto non deve mai superare la resistenza di progetto
  • Resistenza alla rottura, resilienza, resistenza a fatica: tre proprietà meccaniche distinte — un materiale forte a rottura statica può comunque essere fragile all’urto o cedere per fatica sotto carichi ripetuti
  • Omogeneità e isotropia: ipotesi alla base di tutte le formule di verifica delle sezioni (G1-G4); il legno non le soddisfa
  • Legge di Hooke σ = E·ε: descrive il campo di perfetta elasticità lineare, con deformazione reversibile
  • Superato lo snervamento, il materiale entra in campo plastico, con deformazioni in parte permanenti
  • Rottura duttile (con preavviso, grandi deformazioni plastiche) vs rottura fragile (improvvisa, poco o nessun preavviso)
  • Resistenza caratteristica fk: frattile di ordine 5% della distribuzione statistica delle resistenze misurate
  • Resistenza di calcolo fd = fk/γM: il valore effettivamente usato nelle verifiche, ridotto rispetto a fk per un coefficiente di sicurezza sempre maggiore di 1
  • Dimensionamento = problema inverso della verifica: dal carico e da fd si ricava la dimensione minima (Amin, Wmin) della sezione, poi arrotondata alla sezione commerciale superiore