Tensioni Tangenziali
1.2 G3 — PCI, classe terza CAT

Tensioni Tangenziali

Da torsione e taglio alle τ: come si distribuiscono nella sezione circolare, nelle sezioni tubolari, rettangolari e nei profilati.

Materia — Progettazione, Costruzione e Impianti Indirizzo — CAT, Costruzioni Ambiente e Territorio Durata — 2 ore
τmax τ(ρ) R Mt asse dell’elemento
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Dalle tensioni normali alle tensioni tangenziali

In G2 abbiamo visto come N e M generano tensioni normali σ, perpendicolari alla sezione. Restano da trattare le tensioni tangenziali τ, generate dal taglio V e dal momento torcente Mt (quest’ultimo accennato in G1, tavola 16, e mai ancora calcolato).

A differenza di σ, che agisce perpendicolarmente al piano della sezione, τ è contenuta nel piano della sezione: tende a far scorrere una parte di materiale rispetto all’altra, anziché allungarla o comprimerla. È il meccanismo che rende possibile, per esempio, avvitare un bullone o tagliare un foglio con le forbici.

Questa tavola chiude il percorso sulle tensioni iniziato in G2: da qui in avanti avremo gli strumenti per verificare completamente una sezione soggetta a N, V, M e Mt insieme — il vero problema di dimensionamento di una struttura reale.
02

Il principio di reciprocità delle tensioni tangenziali

Si consideri un cubetto elementare di materiale, con una tensione tangenziale τ su una delle sue facce. Per l’equilibrio alla rotazione del cubetto, su una faccia ortogonale a quella data, che condivide con essa uno spigolo, deve agire una tensione tangenziale della stessa intensità τ, orientata in modo che le due tensioni siano entrambe dirette verso lo spigolo comune, oppure entrambe in verso opposto.

È il principio di reciprocità delle tensioni tangenziali: τ non può esistere su una faccia senza una τ uguale, opportunamente orientata, sulla faccia ortogonale.

Una conseguenza diretta e molto utile: se una delle due facce ortogonali è una superficie libera (bordo esterno, non caricato), su di essa τ è necessariamente nulla — e per reciprocità, anche la τ sulla faccia ortogonale, nel punto dello spigolo, deve essere nulla. È il motivo per cui, come vedremo nella tavola 08, le tensioni torsionali si annullano sempre negli spigoli di una sezione rettangolare.
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Torsione semplice: la sezione circolare

Si ha torsione semplice quando l’unica azione interna presente è il momento torcente Mt, che tende a far ruotare una sezione rispetto all’altra attorno all’asse dell’elemento.

Per la sezione circolare — l’unico caso in cui la trattazione è del tutto rigorosa — vale un’ipotesi analoga a quella di Bernoulli-Navier vista in G2: le sezioni piane restano piane, ma anziché ruotare rigidamente attorno a un asse trasversale (come nella flessione), ruotano rigidamente attorno all’asse longitudinale dell’elemento, senza deformarsi nel proprio piano.

Da questa ipotesi discende che lo scorrimento — e quindi la tensione tangenziale τ — è nullo al centro della sezione (dove il raggio è nullo) e cresce linearmente con la distanza ρ dal centro, in modo del tutto analogo a come σ cresceva linearmente con y nella flessione retta (G2, tavola 06).
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Le tensioni torsionali nella sezione circolare

La tensione tangenziale in un punto a distanza ρ dal centro, e la sua massima, alla distanza R dal bordo, valgono:

τ(ρ) = Mt · ρ / Ip
τmax = Mt · R / Ip = Mt / Wt

dove Ip è il momento d’inerzia polare della sezione (già incontrato in E2: Ip = Ix + Iy), e Wt = Ip/R è il modulo di resistenza a torsione, l’analogo del modulo di resistenza a flessione W visto in G2.

SezioneIpWt
Circolare piena (diametro D)π·D⁴ / 32π·D³ / 16
Circolare cava (diametri De, Di)π·(De⁴ − Di⁴) / 32π·(De⁴ − Di⁴) / (16·De)
Una sezione circolare cava sfrutta il materiale meglio di una piena a parità di area: come nella tavola G2-12 per la flessione, allontanare il materiale dall’asse (qui, dal centro) aumenta Ip più che proporzionalmente — è il motivo per cui gli alberi di trasmissione sono spesso tubolari.
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Esempio: sezione circolare piena e cava

Un albero circolare pieno, diametro D = 60 mm, è soggetto a un momento torcente Mt = 1,2 kN·m. Qual è la tensione massima?

Wt = π·D³/16 = π·60³/16 ≈ 42 412 mm³
τmax = Mt/Wt = 1,2·10⁶ / 42 412 ≈ 28,3 N/mm²
A parità di Mt, sostituendo l’albero pieno con uno cavo di ugual area (per esempio De = 68 mm, Di = 40 mm) la tensione massima diminuisce sensibilmente, perché Ip cresce più dell’area rimossa dal centro — la stessa logica della tavola 04.
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Torsione delle sezioni chiuse di spessore sottile: la formula di Bredt

Per una sezione tubolare di forma qualsiasi (non necessariamente circolare), se lo spessore s è sottile rispetto alle altre dimensioni, si può assumere che τ sia costante nello spessore. In questo caso il calcolo diventa semplice ed esatto.

Isolando un elemento di superficie dA = s·dc lungo il contorno medio della sezione, la risultante delle forze elementari τ·s·dc deve fare equilibrio al momento torcente Mt. Integrando lungo tutto il contorno, e ricordando che l’integrale di r·dc lungo il contorno è il doppio dell’area Ω racchiusa dal contorno medio, si ottiene la formula di Bredt:

τ = Mt / (2·Ω·s)

dove Ω è l’area racchiusa dal contorno medio della sezione (non l’area del materiale) e s lo spessore. Se lo spessore non è uniforme, la formula fornisce la τ massima in corrispondenza dello spessore minimo smin.

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Esempi: sezioni chiuse di spessore sottile

Una sezione circolare cava, diametro interno 28 cm e diametro esterno 32 cm, soggetta a Mt = 24 kN·m, trattata come sottile (Ω = π·150² mm², s = 20 mm):

τ = 24·10⁶ / (2·π·150²·20) ≈ 8,5 N/mm²

Una sezione tubolare rettangolare, dimensioni medie 14 × 18 cm e spessore variabile (minimo smin = 1 cm), soggetta a Mt = 50 kN·m: con Ω = 14·18 = 252 cm²,

τmax = 50·10⁶ / (2·25 200·10) ≈ 99 N/mm²
Nel primo caso il risultato (8,5 N/mm²) è leggermente diverso da quello, più rigoroso, della formula per sezioni circolari piene (tavola 04): la differenza è modesta perché lo spessore, per quanto non trascurabile, resta comunque contenuto rispetto al diametro. La formula di Bredt vale in generale anche con spessore non uniforme, e in quel caso individua la τ massima proprio dove lo spessore è minimo.
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Torsione delle sezioni rettangolari

Le sezioni rettangolari piene, sotto torsione, non restano piane (si ingobbiscono): l’ipotesi della tavola 03 non vale più, e si ricorre a espressioni semi-empiriche, dovute a Saint-Venant.

Le linee di uguale tensione sono simmetriche rispetto alle due mediane della sezione. Lungo le diagonali, τ cresce da zero (baricentro) fino a un certo punto, poi decresce fino ad annullarsi negli spigoli — per il principio di reciprocità visto nella tavola 02, dove due bordi liberi si incontrano. Il valore massimo si trova invece nei punti medi dei lati più lunghi.

τmax = α · Mt / (a·b²)

dove a è il lato maggiore, b il lato minore, e α un coefficiente — dovuto a Saint-Venant — che dipende dal rapporto a/b:

a/b11,51,75234561020→ ∞
α4,804,334,184,073,743,553,433,353,203,103,00
In alternativa alla tabella, Saint-Venant propone anche l’espressione approssimata α ≈ 3 + 1,8·(b/a), valida con buona approssimazione su tutto il campo dei rapporti a/b.
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Esempio: sezione rettangolare in torsione

Una sezione rettangolare 15 × 30 cm è soggetta a un momento torcente di 0,8 kN·m. Qual è la tensione massima?

Con a = 300 mm (lato maggiore) e b = 150 mm: a/b = 2, da cui, dalla tabella della tavola 08, α = 4,07.

τmax = α·Mt / (a·b²) = 4,07 · 0,8·10⁶ / (300·150²) ≈ 0,48 N/mm²
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Torsione delle sezioni aperte di spessore sottile e dei profilati

La formula della tavola 08 vale anche per sezioni aperte a parete sottile (a = larghezza, s = piccolo spessore, per cui α → 3): l’esperienza mostra che τ non cambia molto se una sezione rettangolare sottile viene “ripiegata” a formare un profilo a L, a C, a Z o simili, purché resti aperta.

τ = 3 · Mt / (a·s²)

dove a è la lunghezza media sviluppata della sezione e s il suo spessore. Per i profilati metallici non tubolari (IPE, UPN, angolari…), assimilabili a sezioni aperte di spessore sottile ma non uniforme, la formula si generalizza sostituendo il denominatore con la somma estesa a tutti i rettangoli che compongono il profilo, e il numeratore con lo spessore massimo, dove si concentra la tensione più alta:

τmax = 3 · smax · Mt / Σi(ai·si³)
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Esempi: sezione aperta e profilato

Si immagini di praticare un taglio longitudinale nella sezione tubolare della tavola 07 (Mt = 24 kN·m, Ω = π·150² mm², s = 20 mm), rendendola aperta:

τmax = 3·Mt / (a·s²) = 3·24·10⁶ / (2π·150·20²) ≈ 190 N/mm²
Il salto è enorme: da 8,5 N/mm² (sezione chiusa, tavola 07) a 190 N/mm² (stessa sezione, aperta) — oltre venti volte di più, a parità di momento torcente. È la ragione pratica per cui i profili sollecitati a torsione importante sono quasi sempre chiusi (tubolari): un profilo aperto è strutturalmente molto debole a torsione.

Un profilato IPE 220 è soggetto a Mt = 5 kN·m. Dalle tabelle del profilato, Σ(aisi³) = 20,91 cm⁴ e lo spessore massimo (dell’anima o dell’ala, secondo il profilo) smax = 9,2 mm:

τmax = 3·9,2·5·10³ / 20,91·10⁴ ≈ 600 N/mm²
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Taglio semplice: la formula di Jourawski

Il taglio V genera anch’esso tensioni tangenziali τ, ma con una distribuzione diversa da quella torsionale: non nulla al baricentro, e variabile secondo la forma della sezione. La formula che la descrive è dovuta a Jourawski.

τ = V · S / (I · b)

dove: V è il taglio nella sezione (G1); I il momento d’inerzia dell’intera sezione (E2); b la larghezza della sezione nel punto considerato; S il momento statico, rispetto all’asse neutro, della sola parte di sezione compresa tra il punto considerato e il lembo estremo — esattamente la stessa grandezza definita in E1.

È un bel richiamo circolare del corso: il momento statico S, introdotto in E1 come passo intermedio per trovare il baricentro, riappare qui con un ruolo fisico diretto — misura quanta area “sovrasta” il punto in cui si calcola τ, e quindi quanta forza di taglio deve essere trasferita attraverso quel punto.
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Andamento delle tensioni tangenziali da taglio

Poiché S è nullo ai lembi estremi della sezione (non c’è area “oltre” l’ultimo punto) e massimo in corrispondenza dell’asse neutro (dove la parte di sezione considerata è più estesa), la tensione τ da taglio è:

Nulla ai lembi estremi

Dove S = 0: coerente con il principio di reciprocità, essendo i lembi superfici libere.

Massima sull’asse neutro

A parità di b: è lì che il momento statico S della parte di sezione è massimo.

Dipendente dalla forma

La legge esatta (parabolica, a gradini…) dipende da come I, S e b variano lungo la sezione.

Questo andamento — nullo ai bordi, massimo al centro — è l’esatto complementare di quello della tensione normale σ da flessione (G2, tavola 06), che è massima ai lembi e nulla sull’asse neutro. Le due tensioni “si dividono” la sezione in modo opposto.
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Taglio in presenza di flessione

Nella maggior parte degli elementi reali, taglio V e momento flettente M non sono mai isolati: agiscono insieme in ogni sezione, come visto fin dalla tavola G1-06 (Vz = ΣpY e Mz = ΣpM sono calcolati nella stessa sezione, con lo stesso taglio idealmente sezionante).

Ogni punto della sezione è quindi sollecitato, in generale, sia da una tensione normale σ (dovuta a M, formula di Navier) sia da una tensione tangenziale τ (dovuta a V, formula di Jourawski) — due grandezze fisicamente diverse, calcolate con formule diverse, che agiscono nello stesso punto senza sostituirsi a vicenda.

Nella pratica corrente le due verifiche si conducono spesso separatamente: si verifica σmax ai lembi estremi (dove τ è nulla) e τmax sull’asse neutro (dove σ è nulla), perché nella maggior parte delle sezioni comuni i due massimi non cadono nello stesso punto. Una verifica combinata rigorosa dei punti intermedi, dove σ e τ coesistono entrambe, richiede criteri di resistenza più avanzati che esulano da questa trattazione introduttiva.
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Applicazioni: sezione rettangolare

Per una sezione rettangolare base b, altezza h, soggetta a taglio V, applicando la formula di Jourawski punto per punto si ottiene una distribuzione parabolica: nulla ai due lembi, massima sull’asse neutro.

τmax = 1,5 · V / A

dove A = b·h è l’area della sezione. Il fattore 1,5 (rispetto alla tensione media V/A) è il risultato diretto della forma parabolica del diagramma: il valore massimo di una parabola è 1,5 volte il suo valore medio.

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Applicazioni: sezione a T

Nella sezione a T la larghezza b non è costante: è grande nell’ala, stretta nell’anima. Poiché τ = V·S/(I·b), a parità di S la tensione è inversamente proporzionale a b: nel punto di passaggio tra ala e anima, dove b si riduce bruscamente, τ subisce un salto verso l’alto.

Il diagramma cresce quindi con discontinuità dall’ala (dove è basso, per la larghezza elevata) all’anima (dove sale rapidamente), raggiungendo il proprio massimo sull’asse neutro se questo cade nell’anima — come tipicamente accade in una sezione a T.

Questa discontinuità è la ragione pratica per cui, nelle sezioni a T o a I, è quasi sempre l’anima — stretta e alta — a dover assorbire quasi per intero il taglio, anche quando geometricamente rappresenta una piccola parte dell’area totale della sezione.
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Applicazioni: sezione a doppio T e rettangolare tubolare

Nel profilo a doppio T (IPE, HE) il ragionamento della tavola 16 si applica a entrambe le ali: la tensione τ è bassa nelle ali (larghe) e sale, con un salto, nell’anima (stretta), dove si concentra la quasi totalità del taglio.

Per questo motivo, nella pratica corrente, si utilizza spesso una verifica approssimata e a favore di sicurezza, che trascura il contributo delle ali e assume che l’intero taglio sia assorbito uniformemente dall’anima:

τ ≈ V / Aanima

Nella sezione rettangolare tubolare (cava), con due anime verticali, lo stesso principio si applica dividendo il taglio tra le due anime:

τ ≈ V / (2 · Aanima)
Questa semplificazione è ampiamente usata nella pratica professionale perché il risultato rigoroso di Jourawski, per queste sezioni, differisce di poco dalla stima approssimata — un buon esempio di come, una volta compreso il modello esatto, sia legittimo adottarne una versione semplificata per le verifiche correnti.
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Applicazioni: profilati

Per i profilati commerciali (IPE, HE, UPN…), come già per il modulo di resistenza a flessione W (G2, tavola 08) e per Σ(aisi³) nella torsione (tavola 10), i dati geometrici necessari alla verifica a taglio — area dell’anima, momento statico S, spessori — si leggono direttamente dalle tabelle del produttore, senza doverli ricalcolare da zero.

Una verifica completa di un profilato commerciale procede quindi così: si leggono dalle tabelle A, I, W, l’area dell’anima e gli spessori; si calcolano σmax da M (G2), τmax da V (questa tavola) ed eventualmente da Mt (tavole 04-11); si confrontano i risultati con le tensioni ammissibili del materiale.
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Autovalutazione

Quattro problemi per mettere alla prova le formule di questa tavola, uno per ciascun caso principale trattato.

ProblemaDatiRisultato
1. Albero circolare pienoD = 60 mm, Mt = 1,2 kN·mτmax ≈ 28,3 N/mm² (formula tavola 04)
2. Sezione tubolare rettangolare sottileΩ = 10 × 20 cm (dimensioni medie), s = 8 mm, Mt = 15 kN·mτ ≈ 46,9 N/mm² (formula di Bredt, tavola 06)
3. Sezione rettangolare in taglio20 × 40 cm, V = 80 kNτmax ≈ 1,5 N/mm² (tavola 15)
4. Profilato IPE 200 in taglioAnima ≈ 183 × 5,6 mm, V = 60 kNτ ≈ 58,5 N/mm² (verifica approssimata, tavola 17)
Prova a risolverli prima di controllare il risultato: per il problema 1 e 2 serve rileggere le tavole 04 e 06; per il 3 e il 4, le tavole 15 e 17. In tutti i casi il procedimento è lo stesso: individuare la formula giusta per la forma di sezione e il tipo di sollecitazione, poi sostituire i dati con le unità coerenti (N e mm, per ottenere τ in N/mm²).
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Riepilogo dei concetti chiave

  • Il principio di reciprocità: τ su una faccia implica una τ uguale sulla faccia ortogonale; su un bordo libero τ è sempre nulla
  • Torsione, sezione circolare: τ(ρ) = Mt·ρ/Ip, lineare dal centro (nulla) al bordo (massima); τmax = Mt/Wt
  • Sezioni chiuse sottili: formula di Bredt, τ = Mt/(2Ωs) — molto più efficienti a torsione delle sezioni aperte equivalenti
  • Sezioni rettangolari: formula semi-empirica di Saint-Venant, τmax = α·Mt/(ab²), τ nulla negli spigoli per reciprocità
  • Sezioni aperte sottili e profilati: τ cresce enormemente rispetto alla stessa sezione chiusa (anche 20 volte) — le sezioni aperte sono poco adatte a resistere a torsione
  • Taglio, formula di Jourawski: τ = V·S/(I·b), dove S è il momento statico (E1) della parte di sezione oltre il punto considerato
  • Il taglio dà τ nulla ai lembi, massima sull’asse neutro — l’esatto opposto della σ da flessione
  • Taglio e flessione coesistono in quasi ogni sezione reale, ma si verificano di norma separatamente, nei rispettivi punti di massimo
  • Sezione rettangolare: τmax = 1,5V/A (parabola); sezioni a T, doppio T e tubolari: quasi tutto il taglio è assorbito dall’anima, τ ≈ V/Aanima