Equilibrio degli Elementi Rigidi
Come i vincoli trasformano un sistema di forze in una struttura ferma: gradi di libertà, tipi di vincolo, e il calcolo delle reazioni vincolari.
Dai sistemi di forze all’equilibrio delle strutture
Nella tavola D2 abbiamo scritto le condizioni di equilibrio di un sistema di forze: ΣFx = 0, ΣFy = 0, ΣM = 0. Ma un corpo qualsiasi, lasciato libero, soddisfa queste equazioni solo per un caso particolare di forze applicate: in generale, un corpo libero non è in equilibrio, si muove.
Una struttura reale sta ferma perché è collegata al suolo (o ad altre parti della costruzione) tramite dei vincoli, che le impediscono di muoversi e che, per farlo, esercitano delle forze di reazione. Questa tavola affronta come si classificano i vincoli, quando un elemento vincolato è effettivamente in equilibrio, e come si calcolano le reazioni che i vincoli esercitano.
Elementi strutturali e gradi di libertà
Un corpo rigido libero, nel piano, può muoversi in tre modi indipendenti: si dice che ha tre gradi di libertà.
Per essere in equilibrio stabile, un elemento strutturale deve avere tutti e tre questi movimenti impediti — né più, né meno, come vedremo nella tavola 06. Il compito dei vincoli è esattamente questo: sopprimere gradi di libertà.
Vincoli esterni: tipologie e simboli
Nel calcolo strutturale piano si usano tre tipi fondamentali di vincolo esterno, ciascuno caratterizzato da quali movimenti impedisce e da quale reazione esplica.
Carrello (appoggio semplice)
Impedisce una sola traslazione (perpendicolare al piano di scorrimento). Lascia libere la traslazione parallela e la rotazione.
1 reazione — perpendicolare al piano di scorrimentoCerniera (appoggio fisso)
Impedisce entrambe le traslazioni (orizzontale e verticale). Lascia libera la rotazione attorno al perno.
2 reazioni — H e V (o modulo + direzione incogniti)Incastro
Impedisce entrambe le traslazioni e la rotazione: il tratto vincolato è rigidamente collegato al supporto.
3 reazioni — H, V e un momento MGrado di vincolo esterno
Si definisce grado di vincolo di un appoggio il numero di gradi di libertà che sopprime — che coincide con il numero di componenti di reazione incognite che il vincolo introduce nel calcolo.
| Vincolo | Grado di vincolo | Gradi di libertà residui |
|---|---|---|
| Carrello | 1 | 2 (una traslazione + la rotazione) |
| Cerniera | 2 | 1 (la rotazione) |
| Incastro | 3 | 0 |
Vincoli reali e vincoli perfetti
I simboli della tavola 03 rappresentano un’idealizzazione. Nella realtà costruttiva, un appoggio è un dispositivo fisico — un cuscinetto, un tampone in neoprene, una piastra imbullonata — con un comportamento più complesso di quello schematizzato.
Un vincolo reale presenta sempre, in una certa misura: attrito (che si oppone anche al movimento che il vincolo dovrebbe lasciare libero), deformabilità (il vincolo stesso si deforma sotto carico), e giochi meccanici di montaggio. Un vincolo perfetto è l’idealizzazione usata nel calcolo: privo di attrito, rigido e indeformabile, capace di esplicare la reazione esattamente nella direzione teorica.
Gradi di libertà e gradi di vincolo
Un elemento rigido nel piano ha 3 gradi di libertà (tavola 02). Confrontando questo numero con la somma dei gradi di vincolo v degli appoggi applicati, si classifica il comportamento della struttura.
| Condizione | Nome | Comportamento |
|---|---|---|
| v < 3 | Labile (ipostatica) | restano 3−v gradi di libertà: la struttura può muoversi, non è una struttura |
| v = 3 | Isostatica | staticamente determinata: le reazioni si calcolano con le sole equazioni di equilibrio |
| v > 3 | Iperstatica | staticamente indeterminata di grado v−3: servono equazioni aggiuntive (congruenza, elasticità) |
Efficacia dei vincoli
Il conteggio v = 3 è una condizione necessaria ma non sufficiente. Anche con il numero giusto di gradi di vincolo, una disposizione sbagliata degli appoggi può lasciare la struttura labile: si parla di vincoli non efficaci.
Reazioni tutte parallele
Tre carrelli con piani di scorrimento tutti paralleli danno tre reazioni parallele: non c’è nessuna reazione che si opponga a una traslazione nella direzione perpendicolare. La struttura è labile in quella direzione, nonostante v = 3.
Reazioni concorrenti
Se le rette d’azione delle tre reazioni si incontrano in uno stesso punto P, il loro momento rispetto a P è nullo per costruzione, qualunque sia la loro intensità (tavola D2-05): non possono equilibrare un momento esterno rispetto a P. La struttura può ruotare attorno a P.
La reazione dei vincoli
Ogni vincolo, impedendo un movimento, esplica una reazione vincolare: una forza (o un momento) nella stessa direzione del movimento impedito, di intensità tale da mantenere l’equilibrio.
È lo stesso principio di azione e reazione: la struttura preme sul vincolo con la forza che vorrebbe muoverla, e il vincolo restituisce una reazione uguale e contraria. Le reazioni sono incognite del problema — non sono note a priori come i carichi applicati (i cosiddetti carichi attivi) — e si determinano proprio imponendo le condizioni di equilibrio dell’intero elemento.
Equilibrio delle forze esterne
Un elemento rigido, soggetto sia ai carichi attivi sia alle reazioni vincolari, è in equilibrio quando sono soddisfatte contemporaneamente le tre equazioni cardinali della statica già viste nella tavola D2 — questa volta scritte sull’insieme completo delle forze esterne, attive e reattive:
Reazioni vincolari: calcolo e controllo dei risultati
Il procedimento per calcolare le reazioni di un elemento isostatico segue sempre lo stesso schema.
- 1. Isolare l’elemento e sostituire ogni vincolo con le reazioni incognite che gli competono (tavola 04)
- 2. Fissare una convenzione di segno per forze e momenti (tavola D1-06, D1-07) e mantenerla coerente
- 3. Scrivere le tre equazioni cardinali (ΣFx=0, ΣFy=0, ΣM=0) includendo carichi attivi e reazioni
- 4. Risolvere il sistema per le incognite
Considerazioni sul calcolo delle reazioni
Alcuni accorgimenti pratici rendono il calcolo delle reazioni più rapido e meno soggetto a errori.
Impostazione del sistema di equilibrio
Conviene scegliere come polo per l’equazione dei momenti proprio il punto di applicazione di una reazione incognita (o il punto di concorrenza di due incognite): quella reazione ha braccio nullo rispetto al polo e sparisce dall’equazione (tavola D2-05), lasciando una sola incognita da calcolare direttamente.
Scelta del sistema di riferimento
Per elementi orizzontali conviene un riferimento con x lungo l’asse dell’elemento; per elementi inclinati, allineare gli assi x-y con la direzione dell’elemento (invece che con l’orizzontale-verticale assoluta) spesso scompone i carichi in modo più semplice, come già visto per la scomposizione delle forze (tavola D1-05).
Particolari disposizioni di carico
Una disposizione simmetrica di vincoli e carichi (stessa luce dai due appoggi, carico simmetrico rispetto alla mezzeria) implica reazioni uguali fra loro, individuabili per simmetria senza risolvere il sistema completo — la stessa scorciatoia già usata per il baricentro di sistemi simmetrici (tavola E1-06).
Principio di sovrapposizione degli effetti
Per più carichi applicati contemporaneamente, si possono calcolare le reazioni dovute a ciascun carico separatamente (con gli altri assenti) e poi sommare i risultati (tavola D2-13): spesso più semplice, dal punto di vista dei calcoli, che risolvere un’unica equazione con tutti i carichi insieme.
Ricerca grafica delle reazioni
Accanto al metodo analitico (le tre equazioni cardinali), esiste un metodo grafico per determinare le reazioni vincolari, utile soprattutto come controllo visivo immediato del risultato analitico.
Nel caso più semplice — un elemento appoggiato su una cerniera e un carrello, soggetto a un solo carico concentrato — le due reazioni incognite (in direzione nota quella del carrello, di direzione da determinare quella della cerniera) si trovano chiudendo il poligono delle forze: si dispone il carico noto, poi si tracciano dagli estremi le rette parallele alle direzioni delle due reazioni; il punto in cui si incontrano chiude il poligono e fornisce modulo e verso di entrambe le reazioni.
Riepilogo dei concetti chiave
- Un corpo rigido libero nel piano ha 3 gradi di libertà: due traslazioni e una rotazione
- I tre vincoli fondamentali: carrello (grado di vincolo 1), cerniera (grado di vincolo 2), incastro (grado di vincolo 3)
- I vincoli reali sono idealizzati come vincoli perfetti (senza attrito, rigidi) per il calcolo
- Confrontando il grado di vincolo totale v con 3: v<3 struttura labile, v=3 isostatica, v>3 iperstatica
- Il conteggio v=3 non basta: i vincoli devono anche essere efficaci — reazioni non tutte parallele, non tutte concorrenti in un punto
- Ogni vincolo esplica una reazione vincolare nella direzione del movimento impedito
- L’equilibrio si scrive con le tre equazioni cardinali ΣFx=0, ΣFy=0, ΣM=0 su carichi attivi e reazioni insieme
- Conviene scegliere il polo dei momenti nel punto di una reazione incognita per eliminarla dall’equazione, e verificare il risultato con una quarta equazione di controllo
- Simmetria di vincoli/carichi e sovrapposizione degli effetti semplificano spesso il calcolo
- Le reazioni si possono determinare anche con un metodo grafico, chiudendo il poligono delle forze
Esercizio guidato
Reazioni di una trave appoggiata
Una trave orizzontale, di luce L = 6,0 m, è appoggiata su una cerniera in A (estremo sinistro) e un carrello in B (estremo destro, piano di scorrimento verticale). Riceve un carico concentrato verticale F = 18 kN, applicato a 2,0 m da A. Calcolare le reazioni HA, VA e VB.
Suggerimento — poiché non ci sono carichi orizzontali, HA = 0 per la ΣFx=0. Per VA e VB, scrivi l’equazione dei momenti scegliendo come polo prima A (elimina VA, isola VB) e poi B (elimina VB, isola VA): VB·L = F·2,0 e VA·L = F·4,0. Verifica poi che VA + VB = F.